In fila verso Caracas da Ahmadinejad all’erede di Spagna

ROMA — La morte, che lo ha sottratto martedì scorso all’esistenza e alla sua lotta contro la malattia, sta portando a Hugo Chà¡vez Frà­as un alone di rispetto forse superiore a quello avuto in vita dal presidente venezuelano autore di due tentati golpe seguiti da varie vittorie elettorali. Nella mattina di Caracas, oggi pomeriggio in Italia, l’ex paracadutista che teorizzava un populista «Socialismo del XXI secolo» sarà  salutato in occasione dei funerali da altri capi di Stato e dalla folla.
Il corpo di Chà¡vez rimarrà  esposto per «almeno sette giorni» e poi, ha annunciato il presidente ad interim Nicolas Maduro, sarà  imbalsamato affinché possa essere visto «in una teca di cristallo eternamente, così come avviene con Lenin, Mao, Ho Chi Minh». Dalla cerchia dei venezuelani che gli erano più vicini, ieri sono stati messi in circolazione particolari adatti ad alimentare la partecipazione popolare. Nei giorni scorsi era stata evocata la mano occulta di una potenza straniera. Il capo della guardia presidenziale, generale José Ornella, ha dichiarato che Chà¡vez ha smesso di vivere a causa di un infarto e che prima gli avrebbe sussurrato: «Non voglio morire, per favore non fatemi morire». Ornella ha aggiunto: «Non poteva parlare, lo ha detto con le labbra».
A far parlare saranno alcuni dei giudizi sul presidente del Venezuela che era rimasto in carica dalla prima delle vittorie elettorali, nel 1999. «Chà¡vez ritornerà  sulla Terra con Gesù», ha affermato il presidente della Repubblica islamica dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad, partito da Teheran in direzione di Caracas per non mancare ai funerali. Secondo la profezia di Ahmadinejad, con El Presidente e Gesù sulla Terra ritornerà  anche l’imam Mahdi, venerato dagli sciiti, e la resurrezione di Chà¡vez aiuterà  gli altri a «stabilire pace, giustizia e bontà ». Per quanto l’idea di un trio così sia singolare, altri segnali danno la dimensione dell’attenzione verso il vuoto politico aperto dalla scomparsa dell’ex parà  salito al potere in uno dei Paesi, se non il Paese, con le più grandi riserve di petrolio al mondo.
Dei 28 milioni di venezuelani il 96% viene ritenuto cattolico. In assenza di un Papa nell’esercizio delle sue funzioni, è stato l’intero Collegio cardinalizio a inviare in Venezuela un telegramma di condoglianze, letto ai porporati dal decano Angelo Sodano. Stasera a Roma sarà  l’arcivescovo di Caracas Jorge Urosa Savino, in Italia in vista del Conclave, a celebrare una messa per Chà¡vez a Santa Maria dei Monti, preceduta da una organizzata dall’ambasciata del suo Paese a San Lorenzo in Damaso e, alle 16.30 a Milano, dalla visione dei funerali via tv nel consolato.
Il governo italiano non manda suoi componenti a salutare la bara. Poco il tempo per modificare le agende di ministri o sottosegretari, manca un governo nei pieni poteri. Il Paese sarà  rappresentato dall’ambasciatore a Caracas, Paolo Serpi. Massimo D’Alema ha mandato condoglianze personali. Crisi politiche e finanziarie hanno impedito viaggi in Venezuela di alcuni ammiratori italiani di Chà¡vez. Fausto Bertinotti ieri era in Cambogia, il partitino di Oliviero Diliberto non ha soldi per i voli, Marco Rizzo sarà  a un congresso, il filosofo Gianni Vattimo resta a casa. Andranno ai funerali Felipe di Spagna e, secondo gli annunci, 22 capi di Stato. Dall’illiberale bielorusso Alexander Lukashenko, che dava cibo al Venezuela importando petrolio, al cubano Raàºl Castro e al boliviano Evo Morales. Per gli Usa, l’incaricato d’affari a Caracas, un deputato, un ex deputato. Improbabile che alle assenze dei fan italiani venga fatto caso.


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