La Fiom si costituirà  parte civile

ROMA. La Fiom esce con un comunicato di poche righe, a commento dell’avviso di garanzia recapitato ai vertici della Fiat . Il segretario generale Maurizio Landini – tradizionale antagonista di Sergio Marchionne, ideatore della campagna di martellamento «giudiziario» contro gli abusi della multinazionale – per il momento vuole tenere un profilo basso, e attendere – è probabile – l’effettivo rinvio a giudizio. Per ora si tratta solo della notifica delle conclusioni delle indagini preliminari, che seppure sia un provvedimento molto grave in sè – e fortemente simbolico – non è certamente un passaggio su cui imbastire subito un tourbillon di dichiarazioni. O perlomeno così si è deciso ai piani alti del sindacato metalmeccanico.
«Prendo atto che la Procura, di fronte a un nostro esposto, ha fatto le sue indagini e prendo atto di quanto ha deciso – dice dunque Maurizio Landini alle agenzie – Da tempo denunciamo la violazione dei diritti sindacali e la discriminazione contro i nostri iscritti. Se arriveremo al rinvio a giudizio faremo tutto quello che possiamo, compresa la costituzione di parte civile». «Ho fiducia nel lavoro delle Procure e nella giustizia – ha quindi concluso il segretario generale della Fiom Cgil – La Fiat sta discriminando i lavoratori iscritti alla Fiom e ha fatto di tutto per impedire che abbiano le libertà  sindacali riconosciute nel Paese».
Un braccio di ferro, uno scontro che è ormai epico, molto mediatizzato, quello tra la Fiom e la Fiat (basti solo pensare alle imitazioni di Maurizio Crozza), ma che certo ha solidissime basi su effettive discriminazioni operate dall’azienda torinese (o meglio, americano-torinese) nei confronti degli iscritti al sindacato guidato da Landini. Discriminazioni che sono già  state sanzionate da diverse sentenze di tribunali, un po’ in tutta Italia, e che adesso dal piano civile passano però – ed è già  questa, di per sè, una «notizia» – a quello penale.
Ieri la Fiat, che ha voluto dare la notizia con un lungo comunicato ad agenzie, tv e giornali – evitando che magari trapelasse dalla Procura di Nola – si è detta «sconcertata», e non a caso ha elencato dettagliatamente i numeri dell’azione giudiziaria intrapresa dalla Fiom, quasi a denunciare una sorta di “stalking” da parte del sindacato. L’iniziativa della Procura viene definita «l’ennesima espressione dell’inusitata offensiva giudiziaria avviata dalla Fiom nei confronti della Fiat da più di due anni». «Con la promozione sulla sola questione del riconoscimento dei diritti sindacali – snocciola il Lingotto – di 62 ricorsi, 45 dei quali decisi da 22 giudici in favore dell’azienda, 7 in favore della Fiom, 7 con rinvio alla Corte Costituzionale per la questione di legittimità  costituzionale delle norme da applicare e 3 non ancora definiti».
E se gli altri sindacati si allineano all’azienda -in serata sono arrivate le dichiarazioni di Uilm e Ugl, contro la decisione dei giudici campani – dall’altro lato il Pd chiede una nuova legge sulla rappresentanza, unico modo – è il parere dell’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano – per dare riconoscimento in azienda a tutti i soggetti e insieme per regolare i rapporti tra le stesse organizzazioni dei lavoratori, eternamente (almeno in Fiat) divise.
Per Rocco Palombella (Uilm), l’avviso di garanzia ai vertici Fiat è «l’ennesima mazzata al Sud». Mentre l’Ugl si spinge a parlare addirittura di «errore dei magistrati». «La via giudiziaria – argomenta invece Cesare Damiano – interviene di fronte a carenze legislative, ma non è la soluzione del problema. Sarebbe preferibile una legge: ad esempio, a correzione dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, compromesso dall’esito del referendum del 1995, al fine di ripristinare la formula originaria che consentiva a tutti i sindacati nazionalmente rappresentativi di avere la piena agibilità  nei luoghi di lavoro. Ma, ancor meglio, sarebbe definire un nuovo accordo stipulato unitariamente dai sindacati».


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