Sistema al capolinea

Suscita preoccupazione in particolare l’inedita decisione, che deve ora essere ratificata dal Parlamento locale, di applicare un prelievo forzoso su tutti i conti correnti. Una decisione che potrebbe alimentare il panico tra clienti e investitori delle banche europee, e provocare quindi un effetto contagio.
Tanto è vero che alcuni governi, Spagna in testa, hanno immediatamente voluto chiarire che nulla di simile avverrà  in futuro in altri Paesi. CONTINUA|PAGINA2 Il prelievo non riguarda unicamente la popolazione locale, ma prima ancora i moltissimi stranieri, soprattutto russi, che negli ultimi anni hanno pensato di depositare nella «discretissima» Cipro una parte significati delle loro ricchezze (si calcola oltre 20 miliardi di euro).
Fatte salve queste considerazioni, il problema è ben più ampio. E’ davvero pensabile che la minuscola economia cipriota possa mandare in tilt finanza e mercati in tutta Europa, se non in tutto il pianeta? Forse, come recita un vecchio proverbio, quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Proviamo allora a capire se il problema sia Cipro o se non sia piuttosto l’ennesima dimostrazione dell’assurdità  dell’intero sistema finanziario.
Un sistema illogico. E’ stata la finanza a causare la crisi, ora sono i cittadini a rimanere con il cerino in mano e a dovere pagare il conto. Ed è un conto estremamente salato in termini di disoccupazione, precarietà , perdita di diritti acquisiti, aumento delle povertà . Profitti privati finché le cose andavano bene, socializzazione delle perdite quando il giocattolo si rompe. Una follia secondo qualsiasi teoria economica.
Un sistema ingiusto. Migliaia di miliardi versati dai governi europei per salvare le loro banche. A cui si sommano gli oltre 1.000 miliardi di euro prestati dalla Banca Centrale Europea alle banche private all’1%, un tasso negativo se si tiene conto dell’inflazione. Un gigantesco assegno in bianco, senza nessuna condizione, mentre Cipro, uno stato sovrano, deve accettare misure pesantissime per riceverne 10. Oltre alla sproporzione della cifra, perché alle banche non è stato imposto nessun vincolo per riceverne centinaia di volte tanti?
Un sistema instabile. Una notizia negativa in un Paese ha pesanti ripercussioni sull’insieme delle nazioni europee e persino sui mercati internazionali. La finanza è quindi incapace di assorbire il seppur minimo shock.
Un sistema incontrollabile. I 10 miliardi da versare a Cipro rappresentano appena lo 0,07% del Pil europeo. Avete letto bene. Meno dello 0,1% della ricchezza prodotta in Europa in un anno è sufficiente per mandare nel panico l’insieme dei mercati finanziari. Un sistema che risponde cosi male a una sollecitazione esterna non è solo instabile, è anche fuori controllo. Il minimo evento rischia di causare una catastrofe.
Un sistema inefficiente. L’efficienza misura la quantità  di risorse necessarie per portare a termine un dato compito. La finanza ha oggi una dimensione di decine se non di centinaia di volte superiore a quella dell’economia reale. Se vogliamo continuare a sostenere che la finanza sia uno strumento al servizio dell’economia e della società  e non un fine in se stesso per fare soldi dai soldi, parliamo con ogni probabilità  di una delle strutture più inefficienti mai create nella storia dell’umanità .
Un sistema inefficace. Quasi un terzo della popolazione mondiale è completamente esclusa dai servizi bancari e finanziari. Questo vale sempre di più anche per la “ricca” Europa, e in Italia in particolare. Oggi è praticamente impossibile ottenere un mutuo sulla casa, artigiani e piccole imprese sono strozzati dal credit crunch, ovvero dalla mancanza di credito bancario. Non solo in gran parte si è trasformata in un casinò per ricchi, ma la finanza non riesce nemmeno ad assolvere il compito che dovrebbe avere, ovvero l’allocazione dei capitali nell’interesse della società .
Ricapitolando. Illogica, ingiusta, instabile, incontrollabile, inefficiente e inefficace. Questa è la finanza che ci troviamo davanti. Una finanza fuori dal mondo. Sulla luna. Mentre analisti e burocrati europei continuano ossessivamente a guardare il dito. Se non cambiamo approccio, c’è poco da meravigliarsi e da dare la colpa a singoli Paesi, grandi o piccoli che siano.
Ieri la Grecia, oggi Cipro. Domani?


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