Governo, mercoledì Napolitano dà  l’incarico

ROMA — Un nuovo governo entro la settimana. È questo l’obiettivo di Giorgio Napolitano che potrebbe conferire l’incarico già  mercoledì, dopo un giro di consultazioni di un giorno, un giorno e mezzo. Tempi stretti, dunque, per il capo dello Stato che in queste ore sta componendo la lista dei ministri.
La casella del premier resta, salvo sorprese dell’ultima ora, ancora appannaggio di due candidati: Giuliano Amato ed Enrico Letta. L’opzione tecnica non sembra convincere Napolitano malgrado le candidature eccellenti non manchino: dal presidente della Corte costituzionale Franco Gallo, al direttore generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, a quello dell’Istat Enrico Giovannini.
Al capo dello Stato non sfugge che il Pd preferirebbe una formulazione del governo di tipo più tecnico per la difficoltà  di trovare al proprio interno, in questo momento drammatico, una convergenza su qualsiasi candidatura, a partire da quella del premier. Ieri le parole di Rosy Bindi, contraria all’investitura di Letta, malgrado i due siano stati fino a ieri parte dello stesso gruppo dirigente, quali presidente e vicesegretario, hanno dato la misura di quanto sia difficile trovare la quadra. Così fino a ieri il pendolo di un Pd in piena ebollizione sembrava oscillare più verso Amato, in linea con la crescente insofferenza verso la gestione Bersani. Quanto al Pdl, il governo tecnico sembra fuori discussione e al candidato Amato si preferirebbe Enrico Letta perché, dice qualcuno, «dopo la rielezione di Napolitano dobbiamo dare l’idea di un salto generazionale per non essere accusati dai grillini di restaurazione». Tuttavia se Napolitano si impuntasse su Amato, difficilmente il Pdl si opporrebbe, malgrado conosca la forte avversità  della Lega al dottor Sottile. Resta più sullo sfondo Scelta civica, cui interesserebbe solo che il programma di governo fosse palesemente in continuità  con l’Agenda Monti, indipendentemente da chi sarà  a guidarlo.
Comunque vada, le caselle dei vice sono destinate a essere politiche: il Pdl schiera Angelino Alfano e Gianni Letta, Scelta civica Mario Mauro. Quanto al Pd, fino a ieri c’era sempre Enrico Letta.
A scendere, ci sono i ministeri più importanti: dall’Economia agli Esteri, dallo Sviluppo economico agli Interni, fino alla Giustizia. Sul primo il Pdl ha le idee chiare: mai Mario Monti, individuato dall’elettorato di destra con l’odiata Imu. Lo stesso partito di Berlusconi ambirebbe a poter condizionare il dicastero economico per impostare una serie di provvedimenti che Berlusconi ha promesso in campagna elettorale, a partire dall’abolizione dell’Imu.
Monti, da parte sua, esclude di poter ricoprire un tale incarico mentre non sembra rifiutare l’ipotesi degli Esteri. Senonché Scelta civica vorrebbe anche la conferma di Annamaria Cancellieri agli Interni e le due investiture sarebbero davvero troppo per il più piccolo dei partiti della coalizione.
Una partita importante si gioca poi sulla Giustizia: tra i candidati più accreditati c’è Luciano Violante, che avrebbe anche il gradimento del Pdl. Come alternativa si parla di Paola Severino o di un altro nome di Scelta civica che assicuri equilibrio in un ministero così delicato.
Nella riserva di competenze che Napolitano apprezza ci sono anche due ministri: Enzo Moavero Milanesi e Corrado Passera. Mentre dal Pd salgono gli outsider Sergio Chiamparino e Graziano Delrio. Indisponibile Pietro Grasso che vorrebbe restare alla presidenza del Senato. Napolitano potrebbe decidere di ricorrere a personaggi di esperienza internazionale come Emma Bonino, sempre in testa a tutti i sondaggi popolari per il Quirinale. Ma anche alla riserva dei saggi-tecnici: da Salvatore Rossi (Banca d’Italia) a Giovanni Pitruzzella (Antitrust) a Giovannini. Di certo il programma del nuovo governo attingerà  a piene mani al risultato del loro lavoro.
Antonella Baccaro


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“Poteva telefonare a me o a Maroni. Se il governo cade la Lega se la cava”.  Uè Emma, quando ci sono problemi è inutile che tu aggiunga difficoltà . La crisi? Il Nord muoverebbe masse enormi contro il centralismo, non si può stare in uno Stato così 

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