Homeless, don Colmegna: “Milano fa la sua parte? Più che altro i volontari”

MILANO – I dati del censimento sui senza dimora dell’Università  Bocconi presentano alcune differenze tra italiani e stranieri. Se i problemi della casa pesano nello stesso modo tra italiani e stranieri, le dipendenze da droga e gioco d’azzardo incidono di più per gli italiani. Diverso anche il tempo trascorso in strada: la situazione dura di più per gli italiani, in media 5 anni, mentre nei dormitori è di 2 anni e mezzo. Solo una persona su dieci ha avuto un lavoro nel mese precedente e tra loro il 70 per cento è in nero. Chi non ha avuto un impiego l’ha cercato però: il 76 per cento ha provato chiedendo ad amici. Le entrate monetarie mensili in media sono 146 euro, ma il 39 per cento dice di non aver nemmeno chiesto elemosina. Il 66 per cento ha chiesto aiuto ai servizi del Comune, soprattutto chi è entrato in un dormitorio. L’11,9 per cento tra gli ospiti dei centri d’accoglienza ha una forma di disabilità  e più della metà , sei su dieci, sono stati malati. Nonostante questo il 30 per cento di chi sta in strada dice di essere felice e soddisfatto della propria vita.

Per don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità , l’accoglienza in dormitorio è solo una minima parte del lavoro con i senza dimora. “Il Comune ha fatto la sua attivando nuovi posti, ma bisogna verificare quanti ritornano, la domanda che si cronicizza”. Il presidente della Casa della Carità  osserva fenomeni preoccupanti: l’aumento della tensione nei luoghi della marginalità , come i campi nomadi, o il passaggio di 40 delle 200 persone accolte dalla struttura ai servizi psichiatrici. Segno che l’offerta di un posto letto non basta più. Il Comune di Milano sta facendo la sua parte? “Più che altro i volontari, che se ne occupano ogni giorno”, commenta don Colmegna. Anche perchè la spesa italiana per la lotta alla povertà  è molto al di sotto di quanto non accade nel resto d’Europa: sono 16 euro per ogni cittadino, contro i 210 della Francia, segnala l’economista Tito Boeri, tra i coordinatori del censimento per la Bocconi. L’assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino sottolinea che l’amministrazione punta a far diventare un appuntamento annuale il censimento dei senza dimora. Perchè riconosce che la strada da fare è ancora molta: “Siamo efficaci sul terreno dell’accoglienza ma non lo siamo nella promozione della persona”, ammette. Tra novembre e marzo 3.700 e il centro della Stazione centrale ha avuto 13mila contatti. (lb) 

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