La giornata «normale» del candidato Rodotà 

ROMA — A ottant’anni, il professore Stefano Rodotà  trotta come un cinquantenne. In un solo giorno, riceve in casa i capigruppo grillini che lo convincono a tenere duro sulla candidatura al Quirinale e rimangono estasiati dai suoi ragionamenti, dribbla con passo atletico i cronisti appostati sotto casa sua, prende un taxi al volo, diretto alla stazione e lì salta su un Frecciarossa che lo porta a Bologna. Poi, sul treno, intercettato da una troupe di TgSky24 che pare cercasse Renzi, risponde secco: «No, non ho parlato con Prodi».
Così alle 17.30, per nulla turbato dalle notizie che gli arrivano da Roma, Rodotà  si infila in un’aula dell’Università  di Reggio Emilia, dove tiene una lezione su «Il diritto di avere diritti» alle Giornate della Laicità , e poi solo in serata riaccende il telefonino e risponde per commentare in modo telegrafico una delle giornate più calde della storia repubblicana: «Come mi sento? Guardi, sono solo un vecchio signore che sta seguendo tutta questa vicenda da lontano, per ora». Ma i voti in più che ha ottenuto al quarto scrutinio, circa 40 schede oltre i numeri espressi dai gruppi del Movimento 5 Stelle? «Guardate, l’esperienza accumulata sulle elezioni dei presidenti della Repubblica mi insegna che questi voti sono soggetti alle interpretazioni più diverse. Ci vuole pazienza e prudenza, dunque. Aspettiamo e vediamo». Infine, quando è già  ora di cena, il candidato Rodotà  chiede una tregua a chi lo chiama: «Ho avuto una giornata impegnativa, un po’ stancante, anche se a casa dicono che mi muovo come un ragazzino. Lasciatemi andare in albergo a riposare, domani mattina riparto per Bari dove ho un’altra conferenza. E mi devo preparare».
Understatement a parte, Rodotà  per tutta la giornata non risponde alle domande fondamentali che tutti vorrebbero porgli. È vero che, dopo aver appreso della scesa in campo di Romano Prodi, era stato tentato di cedere il passo? Alle 11, quando è ancora nella sua casa di Roma, l’ex garante per la Privacy risponde in effetti in modo interlocutorio: «Risentiamoci dopo», dice all’ennesima telefonata che interrompe i suoi pensieri. Lo fa prima di ricevere i capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi che si precipitano nella sua abitazione nelle ore in cui Grillo dichiara pubblicamente: «Ho parlato poco fa con Rodotà : è infastidito che si sia sparsa la voce sulla sua presunta volontà  di abdicare a favore di Prodi. Ma lui resta il nostro candidato. Sono anche un po’ sorpreso perché so che è amico di Prodi…».
Il lavoro di convincimento condotto da Crimi e Lombardi a voce e da Grillo al telefono dà  un risultato in tarda mattinata quando Rodotà  detta un comunicato alle agenzie che gli serve a confermare la sua candidatura ma senza impuntature. Come dire, io ci sto ma se si fanno avanti altri sono pronto a farmi da parte. Scrive infatti il professore, nato a Cosenza nel 1923: «Torno a ringraziare i grandi elettori in particolare quelli del Movimento 5 Stelle e di Sel e i moltissimi cittadini che in questi giorni mi hanno espresso una grande inattesa fiducia. Ringrazio il M5S che ha confermato l’intenzione di continuare a sostenere la mia candidatura. Per parte mia, non intendo creare ostacoli a scelte del Movimento che vogliano prendere in considerazioni altre soluzioni».
Rodotà  lo scrive quando Grillo sta per lanciare il suo anatema contro la candidatura di Romano Prodi. Poi, quando anche il fondatore dell’Ulivo esce di scena, il professore non vuole fare altri commenti. E rimanda, semmai, ogni considerazione alla lezione che ha appena tenuto all’università  di Reggio Emilia. Un intervento che racconta chi è Rodotà : «Poteri privati forti e prepotenti sfuggono agli storici controlli degli Stati e ridisegnano il mondo e le vite. Ma sempre più donne e uomini li combattono, denunciano le diseguaglianze, si organizzano su Internet…». Oggi, anche questo peserà  sulla quinta votazione per eleggere il presidente della Repubblica. E i 213 espressi per il professore di Cosenza potrebbero anche aumentare.


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