L’ira dei grillini sotto accusa: le forze dell’ordine ci votano

ROMA — Tra i primi a intervenire con una «ferma condanna» dell’attentato di Palazzo Chigi ci sono i due capogruppo del Movimento a 5 Stelle, Roberta Lombardi e Vito Crimi. «Excusatio non petita accusatio manifesta», commenta un lettore del blog di Beppe Grillo. «Avete la coda di paglia», dice un altro. Ma l’accusatio c’è, proviene da più parti politiche (soprattutto dalla destra, ma anche dal Pd Enrico Gasbarra) e accusa il Movimento di avere armato simbolicamente la mano dell’attentatore, fomentando la rabbia con la violenza verbale e i toni alti di questi mesi. I parlamentari a 5 Stelle rifiutano con sdegno le accuse e nessuno giustifica la violenza.
Ma in quella sentina d’odio e di risentimento nella quale si trasforma spesso la rete, si scatena anche una ridda di reazioni di sostenitori (o presunti tali) del Movimento, che non si limitano a rifiutare l’accusa ma la ribaltano, accusando la «casta» di avere ridotto il popolo a compiere atti di disperazione. E addirittura di lavorare a una nuova «strategia della tensione». Niente filtro nei commenti, che toccano le solite vette di violenza, ma non sono per forza attribuibili a lettori a 5 Stelle. Scrive Dario Lumiella: «Peccato che al posto dei caramba (che poveri, non centrano) non abbia sparato a uno di quei bastardi del Pdl-Pdmenoelle». Un altro: «Ci vorranno le bombe e le forche per smuovere questi politici, altro che due colpi di pistola». E ancora: «Il tempismo di questo “attentato” è troppo comodo per non giustificare i peggiori sospetti. Cui prodest?».
La stessa domanda che si pone sul blog di Grillo Paolo Becchi, il giurista vicino a M5s: «Il Paese dev’essere pacificato e questi attentati spingono a dare il sostegno a un governo che non ha un programma adeguato e ricompattano con il vecchio cliché: uniti contro la violenza».
Il primo a collegare l’attentato alla «violenza verbale» dei 5 Stelle è il sindaco di Roma Gianni Alemanno. A lui risponde Crimi: «Non si possono accettare certe parole, soprattutto se arrivano da chi nella sua vita ne ha fatte di cotte e di crude, cose che hanno a che vedere con la violenza. E poi Gasparri: come può parlare uno che ha fatto il dito medio ai lavoratori, quando noi siamo andati fuori a placare la gente?». Crimi non ci sta a trovare altri colpevoli: «Non voglio dare la colpa a nessuno, neanche agli altri politici, altrimenti ricadiamo nella strumentalizzazione».
La deputata Laura Castelli era al lavoro nel palazzo dei Gruppi, ed è scesa a vedere quello che stava succedendo. Anche lei respinge le accuse: «Ci fanno schifo queste strumentalizzazioni. Soprattutto se arrivano da politici che da giovani erano in piazza con bastoni e spranghe contro la polizia. Noi siamo solo cittadini che fanno informazione e hanno la fedina penale pulita». Detto questo, la Castelli esprime una solidarietà  ampia: «Noi siamo vicini ai due carabinieri feriti e alla persona che ha commesso l’atto. C’è una responsabilità  anche della politica, che è stata sorda per 20 anni e ha allontanato i cittadini dalla cosa pubblica. È ora di ascoltarli». Per quello che è successo, aggiunge Manlio Di Stefano, «la colpa è di tutti: dei politici che hanno contribuito allo sfascio sociale, ma anche dei cittadini che non sono riusciti a stargli accanto. Serve coesione sociale, solidarietà  e senso di appartenenza».
I parlamentari a 5 Stelle reagiscono con rabbia alle accuse. C’è chi accusa i media, come Paola Nugnes: «Tv e giornali hanno creato un mondo parallelo». Durissimo Gianluca Vacca: «Un gesto come quello di oggi è una ghiotta occasione per lavarsi la coscienza, per fare una grande operazione catartica della politica, gettando la responsabilità  su chi cerca di dare voce alla disperazione, anche in maniera forte ma adeguata alla tragicità  del quotidiano che ci circonda. I padri dell’inciucio e del disastro nel quale ci ritroviamo perdono l’ennesima occasione per tacere». Cristian Iannuzzi: «Chi ci accusa non offende solo noi portavoce, ma tutte le persone per bene, tra le quali molte forze dell’ordine, che hanno votato e simpatizzato per il M5S». Giulia Grillo: «Io sono pacifista, ghandiana: fermate chi vende le armi».
Anche Walter Rizzetto non ci sta: «Abbiamo fatto centinaia di manifestazioni senza il minimo incidente. Che poi Grillo ogni tanto alzi la voce è normale, ha fatto 30 anni l’attore e qualche battuta ci sta. Ma ora dovremmo tutti metterci a lavorare: aiutare le piccole e medie imprese, fare il reddito minimo di cittadinanza, la legge anticorruzione. Ad agosto ricorre un anno da quando un padre di famiglia si diede fuoco a Montecitorio. Nessuno lo ricorda più».
Nel coro di sdegno, suonano ambigue le parole di Vittorio Bertola, consigliere comunale di Torino dei 5 Stelle, che su Facebook scrive: «Il vero problema non è che qualcuno vada davanti a Palazzo Chigi e spari durante il giuramento del governo. Il vero problema è che in questo momento, ne sono assolutamente certo, ci sono alcuni milioni di italiani che pensano “peccato che non abbia fatto secco almeno un ministro”». Bertola, poi, chiarisce: «Ovviamente non auspico che questo accada, ma sono convinto che siano tanti quelli che lo pensano».
Alessandro Trocino


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