Mail, fotografie e video per l’eredità  digitale ecco il Google testamento

New York. L’annuncio è stato dato in settimana, con lo stesso tono grave con cui un gruppo di ricercatori rivelerebbe al mondo la propria scoperta. «Siamo vicini all’abbattimento della soglia dei due secondi», firmato Red Bull. O meglio, i meccanici Red Bull che, riguardando a mente fredda i dati della gara di Malesia, si sono resi conto di essere riusciti in un piccolo miracolo.
Basta accedere a una nuova funzione, pudicamente battezzata “Inactive Account Manager”. Ovvero: un accesso che ci consente di gestire e controllare il futuro del nostro indirizzo email e tutti i contenuti ad esso collegati, quando l’indirizzo stesso sarà  diventato “inattivo”… per decesso del titolare. Il nuovo servizio viene offerto a tutti gli utenti della posta elettronica di Google, cioè Gmail, ed anche agli abbonati a Google+, a YouTube, nonché al servizio di custodia dei dati nella “nuvola” informatica Drive. Le opzioni sono flessibili. Possiamo decidere che tutte le informazioni contenute lì dentro vadano distrutte alla nostra morte. Oppure al contrario possiamo da vivi dare istruzioni affinché quei contenuti vengano aperti all’accesso di un familiare, un erede, un amico. Se si sceglie l’opzione della cancellazione, si può predeterminare che la nostra “morte presunta” avviene se non usiamo più quel servizio per tre mesi, sei mesi, o un anno.
La gestione dell’eredità  digitale sta diventando sempre più importante. Tutti noi ormai depositiamo una massa sterminata di informazioni nella “nuvola” informatica. A volte anche inconsapevolmente. Via via che i server delle aziende digitali hanno potenziato a dismisura la loro capacità  d’immagazzinare dati, noi ci affidiamo alla posta elettronica come a un archivio onnicomprensivo. In paesi come l’America dove anche il fisco, l’Fbi, le banche, accettano di trattare informazioni e documenti in versione esclusivamente digitale, non c’è più bisogno di avere armadi pieni di vecchie scartoffie, atti notarili, dichiarazioni dei redditi, rendiconti bancari, fatture, contratti. Tutto resta custodito, senza rischio di deperire, nella memoria della nostra posta elettronica. La “nuvola” digitale ha capacità  pressoché illimitate, a differenza delle nostre scrivanie o delle cassette di sicurezza in banca. Il formato pdf si conserva meglio della carta. Il problema però è l’accesso. Se io muoio all’improvviso, posso avere lasciato dentro le mie email informazioni utili a mia moglie e ai miei figli: e loro non possono recuperarle. O viceversa, forse ci sono notizie che vorrei distruggere per sempre, delle quali auspico la scomparsa quando io non ci sarò più? «Noi speriamo – annuncia il product manager di Google, Andreas Tuerk – che questo nuovo servizio vi consenta di progettare la vostra vita digitale nell’aldilà , e rendere la vita più facile ai vostri cari quando ve ne sarete andati». La legislazione sulla privacy varia da paese a paese, ma neanche in America è stata aggiornata per gestire in modo adeguato questo problema della nostra “afterlife”, ovvero la “vita dopo”. Anche il diritto delle successioni è palesemente indietro di un’epoca, non ha previsto come trattare il lascito digitale.
Negli Stati Uniti, per esempio, le regole adottate dalla maggior parte dei servizi di posta elettronica non consentono di trasferire integralmente un indirizzo a qualcun altro, neppure se l’intestatario originale lo ha richiesto nel suo testamento. La legislazione sulla proprietà  digitale è in fieri, e la parte relativa ai lasciti è piena di lacune. In molti Stati i dati informatici non vengono considerati alla stregua di proprietà  fisiche – come una casa – e non possono essere trasferiti con la stessa facilità . Un servizio di posta elettronica che lasci ai familiari del defunto il libero accesso al suo indirizzo email, potrebbe violare diverse leggi ed essere perseguibile. All’estremo opposto rispetto a Google, Facebook ha adottato una linea di condotta molto restrittiva: alla morte del titolare, la sua pagina Facebook può essere solo chiusa, o trasformata in una sorta di “memoriale” dove nessun esterno può aggiungere commenti.


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