PACIFICAZIONE E IMPUNITà€

Insomma nessun’altra soluzione pratica era possibile anche perché andare a elezioni con questo sistema elettorale non prometteva di risolvere il problema. Quindi necessità . Questo dovrebbe in teoria bastare a giustificare questo arduo parto, un connubio tra due forze che, nella nostra mente almeno, sono e restano inconciliabili, salvo appunto dover ammettere un accordo di fronte all’alternativa estrema, che è quella della necessità , della mancanza di una via d’uscita.
Se il Pd si fosse mosso all’interno di questa logica, la brutta creatura che ha contribuito a far nascere verrebbe nobilitata con ciò che basta a giustificarla: l’uscita da un cul-de-sac che paralizza la politica facendo un pessimo servizio anzi un grande disservizio al paese. Avrebbe anche molto chiaro lo scopo dell’alleanza, che è quello di rimuovere la ragione che l’ha resa necessaria: un sistema elettorale ideato e voluto proprio per generare permanentemente una condizione che blocca l’alternanza cosa che, come vedremo tra poco, non conviene per nulla a uno dei partner. Rifare la legge elettorale e risolvere le urgenze sul fronte dell’emergenza lavoro e quindi prepararsi per una nuova tornata elettorale. Questo piano sarebbe non solo comprensibile ma ragionevole e razionale. Perché non darebbe adito a nessun retropensiero sulle vere e non dette ragioni di questo smodato amore per la concordia che muove un leader, Silvio Berlusconi, che conosce e pratica bene la lotta strategica, che lotta rimane anche quando veste i panni dell’alleanza e si tinge dei colori della concordia.
Ma la pacificazione è qualcosa di gran lunga diverso.
Nelle repubbliche antiche la pacificazione veniva dopo guerre civili a seguito di rivolte contro tiranni o lo strapotere della classe aristocratica. L’esempio più eloquente di pacificazione ci viene dal ritorno alla democrazia nell’Atene del 303 a.C., dopo i pochi mesi di governo fantoccio filo-spartano dei Trenta tiranni. Quel sanguinoso colpo di stato il cui obiettivo era
di umiliare la democrazia togliendo i diritti politici ai cittadini e restituendo il potere dirigente ai membri delle famiglie più potenti, si consumò con una caccia all’uomo, una repressione dei democratici al fine di decapitare il partito popolare e rendere la città  domata e soggiogata. Il piano non riuscì. Il ritorno della democrazia dopo pochi mesi di tirannia fu contrassegnato dal bisogno di ristabilire le condizioni di pace civile. Pacificazione, concordia, fine della contrapposizione. Un obiettivo, come si intuisce, molto più che strategico o di calcolo delle forze in campo. Un obiettivo etico se si vuole: mettere una pietra tombale sulle ragioni di recriminazione, di risentimento, di vendetta. E come domare queste passioni radicali se non operando sul loro motore, ovvero la memoria? La pacificazione fu conquistata ad Atene con l’amnistia, ovvero l’amnesia per legge. Amnesia come condizione di pacificazione.
È a questo che il Pdl aspira quando tinge questa alleanza per ragioni di necessità  con i colori della concordia animi
che sradichi le ragioni di risentimento o di recriminazione. Lo diceva molto bene la Senatrice Daniela Santanchè. Ovviamente non è necessaria la pacificazione per siglare un accordo di governo tra forze politiche che competono liberamente sul terreno del voto, e per fare il bene del paese. La pacificazione ha un senso in situazioni di guerra civile come abbiamo visto. È un dopo-guerra nel senso più pieno. Se dunque la pacificazione entra ora in scena è perché uno dei partner dell’accordo si sente in guerra e ha sempre interpretato la sua condizione nei confronti della giustizia come una guerra. Il cui esito non può che essere la pacificazione. Non per il bene del paese: ma per chiudere la “guerra” che il Cavaliere dice di avere con la magistratura. Pacificazione dei suoi contenziosi con la giustizia italiana. La più completa pacificazione sarebbe quella che il Cavaliere otterrebbe se non soltanto i suoi processi fossero congelati ma se la sua persona fosse messa al riparo per sempre da ogni possibilità  di riaprirli: la nomina a senatore a vita sarebbe il suggello della pacificazione.
Se non si ha chiara questa diversità  di ragioni strategiche che stanno dietro a questo nascente governo delle larghe intese, questa alleanza farà  solo il beneficio di un partner, regalandogli quello che nessun comune cittadino può aspirare ad avere: l’impunità .


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