Sull’export di armi Enrico non è Gianni e può di nuovo dimostrarlo

Generalizzando si può affermare che, mentre Gianni Letta ha avvallato diverse modifiche che hanno sottratto preziose informazioni dalle Relazioni governative, Enrico Letta non solo si è fatto promotore di un innovativo rapporto predisposto dalla Presidenza del Consiglio sull’export di armi ma ha anche inaugurato un dialogo costruttivo con le associazioni della società  civile che da anni sono attente a questa materia. Un Rapporto e un dialogo che negli anni successivi – col ritorno del governo Berlusconi e con il governo Monti – sono andati alquanto deteriorandosi, non certo per disinteresse da parte delle associazioni. Nel giorno in cui il nuovo presidente del Consiglio si appresta a presentare alle Camere il programma del suo governo può essere utile ricostruire gli elementi portanti delle differenze tra i due Letta nel settore delle esportazioni militari. E’ necessario, innanzitutto, presentare brevemente la materia in questione.

 

La Relazione annuale sulle esportazioni militari

La fonte ufficiale sulle esportazioni di sistemi militari italiani è la Relazione che la Presidenza del Consiglio dei Ministri deve inviare ogni anno al Parlamento ai sensi dell’art. 5 della legge 185 del 1990. Tale Relazione prevede una serie di allegati predisposti dai vari ministeri e uffici che ai sensi della suddetta legge hanno competenza in materia (Esteri, Difesa, Dogane, Economia e Finanze, Sviluppo, ecc.). Tra gli allegati della Relazione soprattutto quello predisposto fin dagli anni novanta dal Ministero del Tesoro (oggi Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro) è stato al centro dell’attenzione di diverse associazioni della società  civile: da esso infatti è possibile evincere il tipo di coinvolgimento delle banche nazionali e internazionali nel commercio di armamenti italiani. Sulla base delle informazioni, autorevoli e ufficiali, di questo allegato del Ministero del Tesoro, è nata e si è sviluppata la Campagna di pressione alle “banche armate” che ha chiesto agli istituti di credito di regolamentare e rendere trasparente i finanziamenti e i servizi che essi offrono all’industria militare e al commercio di armi. La campagna, lanciata nell’anno del Grande Giubileo della chiesa cattolica da tre riviste del mondo missionario e pacifista (Missione Oggi dei saveriani, Nigrizia dei comboniani e Mosaico di pace del movimento Pax Christi), è stata decisiva nel portare diversi gruppi bancari nazionali a sospendere definitivamente le operazioni finanziarie a favore dell’esportazione di armamenti italiani e a indurli a limitare le operazioni. Ma, di riflesso, ha suscitato diversi malumori da parte delle industrie militari che attraverso la loro associazione di rappresentanza (l’AIAD, Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza) ha ripetutamente – e nelle più alte sfere – protestato per le conseguenze della decisione delle banche di autoregolamentare la propria attività  nel comparto militare. Insomma la campagna, smascherando una certa contiguità  tra settori del mondo industriale-militare e del mondo bancario, ha suscitato non pochi malumori. Che si sono manifestati anche presso la Presidenza del Consiglio.

 

Gianni Letta annuncia modifiche (peggiorative) alla Relazione

Nella Relazione inviata al Parlamento dal governo Berlusconi il 30 marzo 2005 (qui in .pdf) a firma di Gianni Letta si leggeva infatti. «Altra problematica di alta rilevanza trattata a livello interministeriale, è stata quella relativa all’atteggiamento assunto da buona parte degli istituti bancari nazionali nell’ambito della loro politica di “responsabilità  sociale d’impresa”. Tali istituti, infatti pur di non essere catalogati fra le cosiddette “banche armate”, hanno deciso di non effettuare più, o quantomeno, limitare significativamente le operazioni bancarie connesse con l’importazione o l’esportazione di materiali d’armamento». A detta del governo Berlusconi questo atteggiamento avrebbe «comportato per le industrie notevoli difficoltà  operative» e proprio per questo «il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha prospettato una possibile soluzione che sarà  quanto prima esaminata a livello interministeriale». Ho dimostrato in diverse occasioni l’ingiustificato – e per diversi aspetti pretestuoso – allarmismo dei suddetti rilievi. Ma quello che qui ci importa, è notare che l’annunciata “possibile soluzione” non verrà  subito attuata ma solo rimandata: la data della successiva Relazione (30 marzo) era infatti troppo vicina a quella delle elezioni (9-10 aprile 2006) e la coalizione dei partiti di centro-destra non intendeva alienarsi una parte di elettorato cattolico da sempre sensibile al tema degli armamenti. Insomma, il governo di cui Gianni Letta era sottosegretario una “soluzione” l’aveva prospettata, ma non poteva attuarla subito.

 

Enrico Letta migliora la Relazione e apre al dialogo

Nel successivo governo (Prodi II), l’incarico di sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio fu affidato a Enrico Letta. Ed è proprio a lui che le associazioni della Rete Italiana per il Disarmo si rivolgono per chiedere di aprire un dialogo e un confronto sulle destinazioni di materiali d’armamento, sulle “prospettate modifiche” alla legge e, più in generale, per chiedere maggior rigore e trasparenza. Dopo una serie di incontri informali, il 21 marzo 2007 in un incontro a Palazzo Chigi il Sottosegretario Letta faceva alle associazioni due importanti affermazioni: la prima riguardava l’intenzione di “mantenere inalterata la Relazione governativa” e la seconda era l’annuncio di una informazione più specifica e dettagliata attraverso il “Rapporto della Presidenza del Consiglio”.

Enrico Letta manteneva fede alla parola data non solo presentando per la prima volta un innovativo “Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di politica del controllo delle esportazioni, importazione e transito dei materiali d’armamento” che conteneva una serie di allegati riguardanti tra l’altro i Paesi sotto embargo, i paesi dove sono accertate “gravi violazioni dei diritti umani” e un sintetico, ma comprensivo, elenco dei sistemi d’arma esportati. Il Rapporto, inoltre, annunciava “l’avvio di incontri periodici con i rappresentanti delle Organizzazioni Non Governative, interessate al controllo dei trasferimenti dei materiali d’armamento” (si veda Rapporto 2006, p. 34 – qui in .pdf). Inoltre nel luglio del 2007, l’ufficio del sottosegretario Enrico Letta presentava, per la prima volta in 17 anni, la Relazione e il Rapporto sulle esportazioni di armamenti a tutte le amministrazioni competenti in un incontro formale a Palazzo Chigi al quale erano inviati e presenti anche i rappresentanti della Rete Italiana per il Disarmo. Infine, nell’inviare la Relazione al Parlamento, la Presidenza del Consiglio invitata le commissioni competenti ad esaminarla e ad esprimersi sulla materia confrontandosi anche con le associazioni pacifiste: le commissioni congiunte di Esteri e Difesa sia della Camera che del Senato nei mesi successivi svolgevano questo compito.

Nel marzo 2008, quando il governo Prodi II ormai sfiduciato era di fatto in carica solo per gli affari correnti, l’Ufficio del Consigliere militare della Presidenza del Consiglio, nel rendere pubblico il Rapporto sul proprio sito internet, lo presentava alle associazioni invitando il successivo governo a “continuare a rafforzare il dialogo con i rappresentanti delle Organizzazioni Non Governative interessate al controllo delle esportazioni e dei trasferimenti dei materiali d’armamento con la finalità  di favorire una più puntuale e trasparente informazione nei temi d’interesse”. In definitiva, il Sottosegretario Enrico Letta ha svolto nei due anni di incarico un ruolo fondamentale sia nel migliorare l’informazione sia nell’aprire al dialogo con le associazioni della società  civile.

 

Torna Gianni Letta e dalla Relazione spariscono preziose informazioni

Le elezioni politiche dell’aprile 2008 riportano al governo la coalizione di centrodestra e Gianni Letta ritorna a riscoprire l’incarico di Sottosegretario della Presidenza del Consiglio. Il Rapporto sull’export di armamenti era già  pubblico da marzo, ma non ancora l’intera Relazione (le Camere erano sciolte) che verrà  inviata al Parlamento il 6 maggio 2008. Nel passaggio di governo avviene però una sostanziale modifica: sparisce dall’allegato redatto dal Dipartimento del Tesoro, il “Riepilogo in dettaglio suddiviso per Istituti di Credito”. Appare, invece, un Riepilogo in dettaglio suddiviso per Aziende” che non riporta però l’elenco delle singole operazioni autorizzate alle banche. L’operazione, mai giustificata al Parlamento, non va affatto nella direzione della trasparenza: il nuovo elenco di riepilogo non permette infatti di conoscere, a differenza del precedente, il paese destinatario delle singole operazioni autorizzate alle banche dal Ministero. Si tratta dell’elenco più importante per le associazioni della società  civile, ma come si è visto quanto mai scomodo per l’industria militare. La “riforma” (ma meglio sarebbe definirla “contro-riforma”) annunciata dal precedente governo Berluscuni viene quindi subito attuata. Ed è quanto mai improbabile che il sottosegretario Gianni Letta ne fosse all’oscuro. I direttori delle tre riviste promotrici laCampagna di pressione alle “banche armate” chiesero con una lettera formale indirizzata al sottosegretario Gianni Letta di ripristinare quell’allegato che però negli anni successivi – e anche col governo Monti – risulterà  mancante. Un elenco di fondamentale importanza proprio per poter verificare l’attendibilità  delle direttive emanate da diverse banche italiane e estere in materia di servizi e finanziamenti all’industria militare. Anche i governi Berlusconi e Monti hanno predisposto – sulla scia del governo Prodi – il Rapporto del Presidente del Consiglio: ma negli anni successivihanno fatto mancare una serie di allegati che fornivano informazioni preziose per il controllo delle politiche di esportazione militare. Va infine segnalato che, durante la legislatura appena conclusa, le Commissioni di Camera e Senato non hanno mai analizzato dettagliatamente le Relazioni a loro inviate che riportano, tra l’altro, una serie di errori e incongruenze rispetto ad altre relazioni predisposte dal governo italiano per l’Unione Europea. In definitiva, l’importante impegno per la trasparenza e per il confronto parlamentare messo in atto dal governo Prodi grazie soprattutto all’attenzione del sottosegretario Enrico Letta è stato in gran parte annullato dall’operato dei successivi governi.

 

E’ tempo di ripristinare dialogo e trasparenza

Con il giuramento di ieri Enrico Letta ha assunto l’incarico di Presidente del Consiglio. Oggi presenterà  il programma del suo governo alle Camere. Il paese chiede da tempo di ripristinare la buona prassi del dialogo con le parti sociali e una maggior trasparenza nell’operato dell’esecutivo e di tutto il mondo politico. Nel suo precedente incarico istituzionale Enrico Letta, sulle questioni che riguardano le esportazioni di armamenti,ha dato sicuramente prova di innovazione e apertura: soprattutto ha dimostrato di saper operare non solo nel rispetto formale delle leggi, ma anche nell’attenzione alle istanze della società  civile. Ad oggi, il governo Monti non ha reso pubblico né il Rapporto sulle esportazioni di armamenti né, da quanto ci è dato di sapere, ha inviato la Relazione al Parlamento. Ci auguriamo che il governo Letta lo faccia presto ripristinando tutte quelle informazioni che gli ultimi governi hanno fatto mancare. E che riapra il confronto con le associazioni della società  civile “con la finalità  di favorire una più puntuale e trasparente informazione nei temi d’interesse”. Anche da questo si capirà  in che direzione e con quali attenzioni il governo intenderà  operare.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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