Trovato un arsenale di esplosivi «I due preparavano altri attacchi»

WASHINGTON — Due cerchi. Il primo su Boston e dintorni. Il secondo più lontano, il Caucaso. È su questo asse che lavora l’Fbi. Indagine accompagnata dai dubbi sulla sottovalutazione degli allarmi arrivati dalla Russia e dalla domanda se il terrorista potesse essere fermato.
Gli investigatori sono certi che i fratelli, Tamerlan e Dzhokhar, volessero colpire ancora. Avevano bombe, armi da fuoco, determinazione. Inebriati dal loro successo letale alla maratona potevano seminare ordigni già  pronti. Un piano che per la polizia hanno attuato «da soli», anche se in realtà  i complici li cerca comunque. Notizie dalla Gran Bretagna sostengono che vi sarebbe una cellula di 12 persone collegata all’attentato di Boston. Per ora è una voce che non elimina sorprese future. Ci sono stati dei fermi — tre amici di Tamerlan — ma per motivi diversi dal terrorismo.
Altra attenzione è dedicata a chi ha aiutato Tamerlan nella sua conversione radicale, processo iniziato nel 2008. Lo zio ha parlato, in modo vago, di un convertito americano che avrebbe condizionato le scelte del giovane. Tamerlan pregava alla moschea dell’Islamic Society of Boston e aveva attirato l’attenzione per le sue intemperanze. Tanto che in un’occasione l’imam lo aveva cacciato. Se i russi, nel 2011, lo avevano segnalato in modo preciso all’Fbi significa che era stato notato dagli informatori di Mosca. Particolare interessante. Le autorità  americane avevano bloccato la richiesta di cittadinanza da parte del giovane dopo che era emersa la vicenda del suo interrogatorio da parte dell’Fbi. Dunque era stato ritenuto non pericoloso, però non era il caso di farlo diventare americano.
Gli esperti, poi, setacciano computer e traffico Internet. Sempre Tamerlan, nel 2012, aveva postato su YouTube materiale di ispirazione jihadista firmandosi «la spada di Allah». Era solo un modo di mostrare la sua solidarietà  alla causa cecena o era anche in contatto con un ispiratore? È, invece, emerso ancora poco su Dzhokhar. Le sue condizioni restano gravissime, forse non potranno mai interrogarlo. La polizia ipotizza che il giovane, quando si è accorto di essere circondato, abbia tentato il suicidio sparandosi alla bocca. Si guarda anche a una misteriosa esplosione di piccoli ordigni avvenuta il 27 marzo in un parco di Boston: era un test?
Dagli Usa al Caucaso. I viaggi in Daghestan e Cecenia dei fratelli sono per forza tema di interesse. Tamerlan, arrivato già  «carico», può aver agganciato un gruppo estremista che lo ha «istruito». Su questo punto si sono fatti sentire ieri i ribelli ceceni. Con un comunicato dell’Emirato del Caucaso hanno negato qualsiasi coinvolgimento: la nostra guerra è solo contro la Russia. Il movimento di Dokku Umarov ha invitato gli Usa a considerare la teoria che gli attentati siano stati una provocazione dei servizi russi.
La smentita conta, anche se lascia aperte altre ipotesi. Il contatto di Tamerlan può essere stato un ceceno qaedista svincolato dalla resistenza, simile ai militanti arrestati in Europa negli ultimi 2 anni. O un veterano di un conflitto jihadista. Spunti interessanti sui quali interrogare il ceceno, quando, dopo aver passato metà  dell’anno nel Caucaso, è tornato negli Usa. Ma l’Fbi non lo ha fatto. E non avrebbe neppure dato seguito a una segnalazione russa più recente sugli incontri tra Tamerlan e un estremista daghestano. Circostanza confusa, da definire meglio perché ieri è trapelato che Mosca non avrebbe risposto a una richiesta di collaborazione da parte dell’Fbi. Dettagli che alimenteranno le polemiche.
Guido Olimpio


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