Via libera dei leader Da Montecitorio 453 «sì» all’esecutivo

ROMA — «Ho condiviso il discorso di Enrico Letta dalla prima all’ultima parola: è musica per le nostre orecchie». È il commento al discorso del premier Enrico Letta di Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell’Interno, che rappresenta al massimo livello una delle componenti su cui si regge l’esecutivo di grande coalizione che ieri alla Camera ha ottenuto la fiducia. L’esito del voto, scontato data l’ampiezza della base parlamentare (centrosinistra, Pdl, e Scelta civica) è stato il seguente: 453 sì, 153 no e 17 astenuti.
Alfano aggiunge che nel suo intervento «erano contenuti tanti dei nostri valori, tante idee per le quali ci siamo battuti, dalla rivoluzione delle tasse all’azzeramento delle imposte per chi assume, la sburocratizzazione, l’idea di un fisco amico che ridisegna Equitalia non nella sua funzione ma nelle modalità  di agire». L’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, del quale lo stesso Letta ha pubblicamente riconosciuto «lealtà  e generosità », esorta: «Basta chiacchiere, cerchiamo tutti di dare una mano sul serio e ci sono le condizioni per farlo». La squadra di Letta, fa notare Bersani, «è adatta perché ha la freschezza, la competenza e la forza per crederci». Il terzo pilastro, quello centrista, per bocca di Pier Ferdinando Casini dà  un giudizio positivo: «La partenza è ottima. Adesso il compito del Parlamento è quello di sostenere il governo e di non creargli mille difficoltà ».
Il governo che chiude la Seconda Repubblica per aprirne un’altra (secondo la definizione dello stesso presidente del Consiglio) incassa così la fiducia del centrosinistra (Pd, Psi, Centro democratico, Svp), di Scelta civica e del Pdl, la Lega si astiene mentre Sel, M5S e Fratelli d’Italia votano contro. Renato Brunetta, durante le dichiarazioni di voto a nome del Pdl, sostiene che le ragioni per le quali forze politiche che hanno fatto proposte alternative agli italiani fanno un patto di governo e di maggioranza, lo hanno fatto «non perché è prevalso l’orgoglio di partito ma perché è prevalso il principio di realtà , assieme all’amore per questo Paese». Insomma, riassume Brunetta, «questa scelta non è l’esito di fatalismo rassegnato ma consapevolezza e adesione al bene preziosissimo della concordia nazionale e del valore impagabile della pacificazione».
Del resto che il clima stia cambiando lo si percepisce dalle parole del montiano Lorenzo Dellai. «Si chiude una fase e un’altra non è ancora cominciata — afferma — il Paese va ora ricostruito e la strada del dialogo è quella giusta». Dellai si augura, inoltre, che «il governo abbia una vita oltre i 18 mesi previsti per la durata della Convenzione delle riforme».
La Lega Nord offre un giudizio nel quale si alternano aperture di credito a chiusure. Umberto Bossi valuta l’intervento di Letta «come un libro dei sogni, tuttavia non gli faremo la guerra». Roberto Maroni fa notare che sulle riforme costituzionali, in particolare sul Senato delle Regioni, «la Lega sarà  protagonista». Annuncia però battaglia su «macroregione e tasse da lasciare nelle Regioni». Sintetizza Giancarlo Giorgetti, capogruppo dei padani a Montecitorio: «Per noi sarebbe più comodo stare all’opposizione. Ma vorrei dire chiaramente che alla Lega non interessano le poltrone del Copasir e della Vigilanza Rai. Le prenda pure qualcuno. Per questo abbiamo deciso di astenerci. Non è una fuga dalla responsabilità  o dalla realtà , non voteremo a favore ma non remeremo neanche contro».
Staranno all’opposizione sia il Movimento 5 Stelle sia Sel. «Il nostro no è motivato, — spiega Riccardo Nuti del M5S — voteremo favorevolmente i provvedimenti di reale cambiamento. Saremo un’opposizione seria, costruttiva e propositiva. Il nostro no alla fiducia non è un no a priori ma un no di chi non vuole accontentarsi del meno peggio o chiudere gli occhi davanti a questo inciucio». Anche Sel boccia il governo Letta. Nichi Vendola rileva che il «discorso intelligente ed ecumenico del premier è fondato sulla rimozione della natura della destra. Tuttavia, l’abbraccio con Berlusconi è il peccato originale di un esecutivo che danzerà  sul fantasma del conflitto d’interessi». E oggi si replica con la fiducia al Senato
Lorenzo Fuccaro


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