Europa, un gay su quattro è bersaglio di violenze

BRUXELLES — Se uno Stato vuole entrare nell’Unione europea, deve dimostrare di saper rispettare i diritti degli omosessuali. Lo affermano nero su bianco il Trattato Ue e la Commissione Europea: «I diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali formano parte integrale dei criteri per l’accessione all’Unione».
Queste parole sono risuonate anche ieri, giornata internazionale dedicata alla protesta contro l’omofobia. Ma altre parole, e soprattutto altre cifre, dicono che la strada è ancora lunga, da una parte all’altra del continente. Per esempio: due terzi dei gay europei intervistati in un sondaggio anonimo online dichiarano di aver paura di passeggiare come una qualsiasi coppia, cioè tenendosi per mano; l’80% afferma di aver subito atti di bullismo a scuola; il 26% afferma di aver subito aggressioni verbali o fisiche durante gli ultimi 5 anni, in vari luoghi. In Italia, poi, negli ultimi 12 mesi la percentuale sale addirittura al 54% del totale, cui si affianca anche un 34% di intervistati che lamentano atti di discriminazione sul lavoro, in ufficio o in fabbrica. E ancora: mentre la Gran Bretagna si conferma il Paese più tollerante verso le minoranze sessuali («conquista» 77 punti, cioè il 77% delle sue leggi contiene elementi contro la violenza e la discriminazione sessuale) e mentre la Francia di Franà§ois Hollande promulga proprio oggi la sua legge sulle nozze gay appena approvata dalla Corte costituzionale, Bulgaria e Italia si dimostrano i Paesi più duri, o più inattivi sul piano giuridico: fanalini di coda della classifica, rispettivamente con il 18% e il 19% delle leggi giudicate a prova di pregiudizio anti-gay.
Sono soltanto alcuni dei dati diffusi ieri per la ricorrenza. Il primo (percentuale delle aggressioni denunciate) proviene da un sondaggio fra 93.079 gay dei 27 Stati, effettuato dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra), un organismo che collabora con la Ue. Il secondo dato («pagella» degli Stati) proviene dal cosiddetto «Arcobaleno Europa», una ricerca effettuata ogni anno dall’organizzazione non governativa Ilga-Europa, che rappresenta oltre 400 gruppi gay. Il suo giudizio severo sull’Italia si impernia su un argomento base: «Nonostante l’Italia abbia un livello relativamente alto» di violenza omofoba o transofoba non si muove sul piano dei codici, non si preoccupa di preparare nuove leggi. Per questo, per la mancanza di specifiche leggi contro l’incitamento all’odio o contro l’omofobia (proprio ieri il ministro delle Pari opportunità  Josefa Idem si è impegnata a intervenire sul tema), l’Italia arranca non solo dietro il Regno Unito, ma anche dietro il Belgio (67 punti), il Portogallo (65), la Spagna, la Francia, e così via. Mentre, a sorpresa, l’Ungheria di Viktor Orbà n tanto spesso criticata su questo fronte, con le sue ultime leggi si attesta su quota 55. Come tutti i sondaggi anonimi che interpellano persone direttamente coinvolte nel tema, e dunque si prestano a interpretazioni controverse, anche questi rinfocoleranno probabilmente discussioni che si perpetuano da molti anni. Perché anche fra le organizzazioni gay, per esempio, vi sono quelle che definiscono l’Europa il luogo più civilizzato in tema di diritti civili, e il meno ossessionato da certe discriminazioni. Ma voci importanti continuano a levarsi, lanciando l’allarme discriminazione. Ieri, il presidente Giorgio Napolitano ha detto che la denuncia e il contrasto all’omofobia devono essere un impegno fermo e costante non solo per le istituzioni ma per la società  tutta. E ha condannato gli atti di bullismo. Secondo il presidente del Senato, Pietro Grasso, la tutela delle minoranze sessuali «rappresenta l’ultima frontiera del lungo percorso storico che ha accompagnato l’affermazione e la protezione dei diritti umani». E intanto, anni dopo le prime iniziative in materia, 14 Stati Ue hanno appena firmato una petizione chiedendo alla Commissione di «fare di più».
Luigi Offeddu


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