Folli, solitari e imprevedibili quei jihadisti di casa nostra che spaventano l’Occidente

Per quanto si frughi nel loro passato, non si trova nulla che avrebbe potuto prepararli a quel genere di omicidi. In compenso, se si ascoltano attentamente le prediche di altri individui che si dichiarano “imam”, mentre nell’Islam non ci sono né gerarchie né sacerdozio, si scopre che i loro discorsi incitano alla “jihad”, nel senso di guerra per Dio. Le televisioni satellitari dei Paesi del Golfo riversano continuamente sul mondo arabo e musulmano incitazioni alla jihad e alla vendetta. Fanno discorsi razzisti e antisemiti. Confondono tutto e a guadagnare terreno è l’ignoranza.
Mohamed Merah guardava video che mostravano una violenza terrificante. Mentre era in carcere gli hanno fatto il lavaggio del cervello e all’uscita era più musulmano di prima.
MA SICCOME ha avuto contatti con la polizia francese e con certe organizzazioni che sembra lo abbiano manipolato mandandolo in Pakistan, in Afghanistan e in Israele, la sua vita è presto scivolata nella vendetta. Nel caso di atti isolati, si osserva che le vittime non sono scelte, ma prese a caso. Nel marzo del 2012 Merah aveva preso di mira una scuola ebraica di Tolosa e ha ucciso a freddo dei bambini solo perché erano ebrei. Nella sua testa doveva credere di star vendicando i palestinesi. Ma non era abbastanza maturo per capire che l’ultima cosa di cui hanno bisogno i palestinesi, per portare avanti la loro causa, sono le stragi.
A Boston, dietro le azioni dei due fratelli americani di origine cecena, c’è l’ombra della Cecenia. Anche in questo caso si fatica a trovare un filo conduttore per spiegare la strage. Tre morti e 176 feriti: crimini gratuiti, barbari e senza spiegazione. È questo che la polizia trova più inquietante.
Il caso di Londra è forse quello che rappresenta meglio un terrorismo dall’interno, impossibile da prevenire, impossibile da combattere perché non c’è nulla — non un’organizzazione, né un gruppo o un movimento, anche se chi ha colpito si ispirava ad alcuni gruppi terroristici — in cui l’assassino abbia trovato ragioni ideologiche o politiche per il suo gesto. Sono dei pazzi che agiscono da soli e si dicono guidati da Allah! Ha scelto un soldato che
aveva prestato servizio in Afghanistan, lo ha ucciso in modo selvaggio e dopo non è fuggito. È rimasto lì per parlare davanti alle telecamere, con le mani piene di sangue. Ha dichiarato: «Dobbiamo combatterli come loro combattono noi: occhio per occhio, dente per dente», e ancora: «Giuriamo su Allah che non smetteremo mai di combatterli».
Quello che sta succedendo è terrificante perché nessuna polizia al mondo è capace di scovare quello che succede nella testa di un individuo. Nei paesi democratici la lotta contro questo terrorismo è ancora più difficile. In Arabia Saudita l’assassino sarebbe già  stato decapitato sulla pubblica piazza. In Europa i terroristi approfittano dei vantaggi della democrazia per agire e rivendicare pubblicamente le proprie azioni.
Questi gesti portano un gravissimo pregiudizio alle comunità  musulmane di quei paesi. Secondo un sondaggio, il 74% dei francesi ritiene l’Islam «incompatibile con le leggi francesi ». L’islamofobia cresce. La gente ha paura. Tutti hanno paura, tanto gli occidentali quanto i musulmani. Quanti crimini si commettono nel nome di Allah!
(traduzione di Elda Volterrani)


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