Il Pil cala da sette trimestri, un record

by Sergio Segio | 16 Maggio 2013 7:27

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ROMA — Sette trimestri con il Prodotto interno lordo in calo, quasi due anni di recessione. Un periodo negativo per l’economia così lungo per l’Italia l’Istat non l’ha mai registrato nelle sue statistiche. Nei primi tre mesi del 2013 il Pil, dice l’Istat è calato dello 0,5% che su base annua significa una contrazione del 2,3%. La diminuzione era attesa ma è stata superiore al previsto e poco importa se nonostante tutto il ritmo della recessione stia rallentando, la sfilza di risultati negativi, trimestre dopo trimestre, risalta e preoccupa. Anche perché l’economia è in affanno un po’ in tutta Europa, dove, secondo i dati preliminari il Pil è diminuito dello 0,2% contro il -0,1% atteso. Anche in Francia è stata registrata una contrazione dello 0,2% più ampia del previsto, la seconda consecutiva, che certifica l’ingresso in recessione del Paese mentre in Germania la variazione del Pil è tornata ad essere positiva dello 0,1% seppure, anche qui, più debole delle aspettative. Il risultato di questi dati deludenti è stato l’immediato indebolimento dell’euro che ha chiuso a 1,2858 dollari e a 131,50 yen.
I dati diffusi oggi «sono particolarmente gravi» ha commentato il ministro del Lavoro ed ex presidente dell’Istat, Enrico Giovannini mentre a Palazzo Chigi sono proseguiti gli approfondimenti — ieri il premier Enrico Letta ha incontrato Giuliano Amato — sulle riforme istituzionali e sulle misure a favore del lavoro da portare alla discussione di Bruxelles. Del resto ciò che va sempre più emergendo a livello internazionale è che si guarda al sostegno della crescita solo in relazione ai posti di lavoro che è in grado di creare.
Alla fine di quest’anno il Pil in termini reali risulterà  di 7 punti inferiori al livello precrisi, hanno osservato a loro volta i banchieri dell’Abi che ieri, con un «Documento per la Crescita» in 29 punti, hanno avanzato una serie di proposte per sostenere lo sviluppo a breve e a medio termine. Si parte dalle riforme istituzionali (legge elettorale, costi della politica, corruzione, giustizia civile) per passare alle misure a sostegno della domanda (Imu, occupazione giovanile, pagamenti alla P.A, ammortizzatori sociali, edilizia) e del credito con la richiesta dell’eliminazione delle penalizzazioni fiscali a carico delle banche.

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