Il pugno di Putin sugli eredi di Sakharov

Dallo scorso 20 novembre è in vigore in Russia la legge cosiddetta degli “agenti stranieri”: notevole, se non fosse tragica, per la sua comicità . Tragica, se solo ci si ricorda delle centinaia di migliaia di vittime russe dello stalinismo, tacciate d’essere al soldo straniero; e dell’impiego dello stesso epiteto ai danni dei dissidenti fino alla fine dell’Urss. Comica, se ci si ricorda della carriera di Vladimir Putin, a meno che la fratellanza internazionalista non esimesse un agente del Kgb nella Ddr dalla reputazione di agente straniero. (A quanto pare, in Russia su 1200 funzionari del più alto grado, dal presidente in giù, 800 provengono dal Kgb/Fsb).
La nuova legge (ne scrisse qui Nicola Lombardozzi in aprile a proposito del Putin contestato in Germania e Olanda) obbliga le Ong russe “che formano l’opinione pubblica” – cioè tutte – a iscriversi, quando ricevano contributi dal resto del mondo, in un registro che le qualifica come “agenti dello straniero”. “Spie”, alle orecchie allenate di generazioni di russi, e del resto anche alle nostre.
In ogni attività  pubblica, le Ong sono obbligate a presentarsi come “agenti dello straniero”.
Per la gran parte delle Ong, a partire dalla principale, “Memorial”, o le sezioni di Greenpeace o Amnesty, i contributi dall’estero sono ovvii, dal momento che si tratta di associazioni internazionali (Memorial ha una attiva sezione italiana). Ma il carattere pretestuoso e brutale della legge si è mostrato provocatoriamente nel processo a un’altra Ong, Golos’, la Voce, che aveva ricevuto il Premio Sacharov dal comitato Helsinki norvegese – 7.600 euro – e l’aveva restituito, proprio per sottrarsi al ricatto della legge. Golos’ è stata condannata a una multa di 7.500 euro, e di un’altra multa personale di 2.500 euro alla sua direttrice, Lilja Chibanova, su cui incombe, se non si piegasse, la minaccia della persecuzione penale e del carcere fino a due anni. (Quanto durino due anni in Russia è stato appena mostrato da un altro tribunale, che ha negato la liberazione condizionale alla ventitreenne militante Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova, che pure ha già  scontato oltre metà  della pena, perché “non si è pentita”).
La legge dunque non nasconde, e anzi ostenta, il proposito di liquidare l’attività  civica e benefica delle Ong non asservite. E, intanto, di screditarle con le stesse parole d’infamia usate al tempo di Stalin e dei Gulag. Così ha commentato Oleg Orlov, di Memorial, che se ne ricorda: “I processi, prima che a condannare, servivano a eccitare il discredito e l’odio contro gli oppositori”. Orlov taglia corto: “La legge è semplicemente immorale e illegale”. Intanto, all’ingresso della sede di Memorial e poi sul tetto sono state collocate – da “sconosciuti” – scritte e striscioni: “Qui stanno gli agenti stranieri”.
Nessuna organizzazione ha finora accettato di registrarsi. L’obbligo non riguarda solo le associazioni per i diritti civili, ma anche quelle ecologiste, religiose, e perfino sanitarie. È stata multata una Ong specializzata nella cura della fibrosi cistica, che aveva ricevuto un contributo straniero.
Minacce private e persecuzioni pubbliche hanno già  l’effetto di indebolire l’attività  coraggiosa delle organizzazioni, costrette a impegnare tempo e risorse nella difesa della propria sopravvivenza. Memorial – il cui primo presidente fu Andrej Sacharov, e conta vent’anni di vita, e un ruolo di primo piano nel martoriato Caucaso – ha dichiarato che non si piegherà  mai alla registrazione. La sua sede è stata invasa da una perquisizione spettacolare, ripresa dalla Ntv, la prima macchina del fango: bisognava mostrare ai russi la caccia al soldo degli americani. Il segretario di Stato, John Kerry, in visita a Mosca per discutere della Siria, ha riservato uno scampolo del suo tempo a un incontro con nove rappresentanti delle Ong maggiori. C’erano Alexander Cerkassov per Memorial, Ljudmila Alexeeva, 86 anni, prestigiosa dissidente dagli anni ’60, poi del Comitato Helsinki di Mosca, Ivan Blokov di Greenpeace, Tania Lokshina di Human Rights Watch, Lev Ponomarev del gruppo Per i diritti umani. “Belle parole”, ha concluso, “e per il resto occhi chiusi”. Alexeeva si è limitata a un commento sull’etichetta: “Al tempo dell’Urss – ha detto – gli ospiti americani incontravano prima i dissidenti, poi le autorità ”.
Il 30 aprile Memorial ha ricevuto dalla procura di Mosca una “raccomandazione scritta” che le dà  un mese di tempo per eliminare le “violazioni della legge federale e registrarsi come “agente straniero”. La “raccomandazione” cita soprattutto fra le violazioni il progetto “OVD-info”, creato nel dicembre 2011 da un gruppo di giornalisti, per monitorare gli arresti politici durante le manifestazioni pubbliche. Restano 15 giorni. Bisognerebbe che ciascuno facesse sentire la propria voce. Singoli cittadini, e istituzioni: per una volta, per esempio, un Parlamento dalle larghissime intese.


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