Lavoro, piano franco-tedesco per i giovani

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ROMA — Mentre Francia e Germania lanciano il piano per i giovani, in Italia si discute del “tesoretto” che non c’è, ma che tutti vogliono già  spendere. E l’assalto fin qui solo virtuale preoccupa il governo Letta. Troppa enfasi sull’uscita dalla procedura per deficit eccessivo che oggi l’Europa ufficializzerà . Troppi appetiti attorno alle risorse che questa uscita libererà . «Concentriamoci sugli investimenti», ha sentenziato non a caso ieri il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni a chi gli chiedeva se ora si può impedire l’aggravio dell’Iva dal primo luglio.
La risposta è no, almeno non con quei denari. Perché tutti ancora da quantificare, disponibili solo dal 2014 e soprattutto vincolati a piccole e grandi opere. Il punto è che le urgenze sono molte, i margini di manovra assai scarsi. Sul tavolo del Consiglio dei ministri di venerdì tornano i bonus per l’edilizia. Ma anche qui la possibilità  di finanziare la proroga di entrambi gli sgravi (quello verde e l’altro per le ristrutturazioni, 50 e 55%) è ridotta al lumicino. E uno dei due potrebbe essere sacrificato. A poco varrà  il pur importante taglio del finanziamento pubblico ai partiti. Sullo sfondo, pure i due miliardi da trovare per evitare il rincaro dei ticket sanitari dal prossimo anno. «Ci stiamo lavorando con il ministro della Salute », ha confermato Saccomanni.
La strategia è quella dei piccoli passi. Meglio concentrarsi su un obiettivo alla volta, dicono da Palazzo Chigi. Quello di oggi è incassare da Bruxelles la promozione in serie A, con tanto di “raccomandazioni” tutte da esaminare, senza tornare a fare le cicale un minuto dopo. Il successivo è il grande piano per il lavoro dei giovani. Francia e Germania ne hanno elaborato già  uno da presentare ai partner nel Consiglio europeo di giugno, quello della svolta per la crescita, i cui ingredienti sono formazione, alternanza scuola-lavoro, accesso al credito per le Pmi, mobilità  nei paesi e in Europa. E soprattutto evitare che i giovani restino più di sei mesi senza occupazione o stage o corso professionale.
Ne ha parlato ieri Hollande a un convegno parigino con i ministri dell’Economia e del Lavoro dei due paesi, a cui ha partecipato anche il ministro del Lavoro italiano. «Dobbiamo agire con urgenza, sei milioni di giovani in Europa sono disoccupati», ha tuonato il presidente francese. Giovannini ha assicurato che a fine giugno arriverà  «un menù di proposte» anche dall’Italia (presto sottoposto alle parti sociali), con misure su apprendistato,
incentivi fiscali alle assunzioni e facilitazione dei contratti a tempo determinato. Per questo occorrono al più presto risorse fresche. I 6 miliardi mobilitati dall’Europa per il piano Youth guarantee saranno forse anticipati a quest’anno e alla Bei sarà  chiesto di «accelerare i finanziamenti supplementari» per le Pmi, ha detto ancora Hollande.
Pessime notizie intanto per gli statali italiani. Il blocco dei contratti che dura ormai dal 2010 proseguirà  anche nel 2014. «Mi auguro che ci possa essere uno sblocco dal 2015, ma dipenderà  da come andrà  l’economia del Paese», ha riferito ieri Gianpiero D’Alia, ministro della Funzione pubblica, confermando così lo stop anche per il prossimo anno.


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