RESISTERE DESISTERE

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Sta aspettando la decisione della Corte costituzionale che tra pochi giorni potrebbe inabissare il processo Mediaset e, alle brutte, ha davanti molti mesi prima che la Cassazione dica la parola definitiva. Il Cavaliere passerà  dagli strilli alla sfiducia a Letta solo nel momento in cui l’interdizione dai pubblici uffici dovesse diventare una prospettiva concreta, che nel caso è meglio affrontare con la garanzia di un seggio al senato. Perché il precedente Previti insegna: con i numeri giusti nella giunta e in aula anche un’automatismo come l’interdizione può essere rinviato e persino ignorato. Il Pd non si libererà  facilmente del suo alleato.
E nemmeno dei suoi corollari. Come Capezzone, che i democratici hanno appena contribuito ad eleggere presidente della commissione Finanze. Lui ha ringraziato inaugurando l’incarico con la difesa di ufficio di una frode fiscale. Come lui tutti i berlusconiani di governo e sottogoverno: nel silenzio attendista del capo si sono affannati a proclamarlo innocente, con la solita teoria che chi ha preso dieci milioni di voti non può essere colpevole. Anche se deve restituire dieci milioni di euro di tasse evase. Tutto già  visto e sentito, la novità  è il silenzio penitente del Pd, terrorizzato dal rischio di nuove elezioni. E allora, forse, anche i democratici hanno preso con favore la nomina a presidente della Cassazione – dove il processo Mediaset sta per approdare – di un magistrato culturalmente affine al centrodestra, ben oltre un invito a cena da Previti. Nello stesso giorno in cui il Pd ha dovuto alzare scheda bianca davanti a un altro vecchio Pm della procura romana «porto delle nebbie», Nitto Palma, da anni fidatissimo di Berlusconi. Quanto potranno resistere, resistere e ancora resistere i democratici con un alleato così? Giusto il tempo di essere pronti alla disfatta.


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