Perché il destino del Pianeta dipende anche dal nostro menu

Il mondo, scrive Javier Marías in Domani nella battaglia pensa a me, dipende dai suoi relatori. A volte, le tematiche ambientali ci si presentano, giustamente, con un tale livello di complessità da lasciarci sgomenti al punto da farci sembrare che tutta la preoccupazione che qualcuno esterna in merito sia francamente al di fuori della nostra portata. Ma spesso — anzi, quasi sempre — sistemi complessi nascono da piccoli elementi molto semplici, che poi diventano significativi per via della loro ridondanza, cioè per il fatto che vengono replicati da molti soggetti simili.
Una quindicina di anni fa, quello che allora era il presidente dei risicoltori italiani, giovane discendente degli Asburgo la cui prevalente occupazione agricola non aveva modificato né i modi né l’accento ereditati dai suoi aristocratici avi, a proposito di agricoltori ed ecologia ebbe a dire, in una riunione: «Noi agricoltori non abbiamo necessariamente una coscienza ecologica, ma se comprendiamo che con il riso biologico possiamo fare più reddito, la coscienza ecologica, mi creda, ci viene». Non sono convinto della scarsa sensibilità ecologica degli agricoltori, specialmente di quella delle giovani generazioni e dei piccoli produttori. Comunque, si può dire che se i mari sono più puliti è anche grazie al miglior prezzo che il riso biologico spunta sui mercati.
Uno dei padri del vino biodinamico racconta che nella sua vita precedente trattava i vigneti come tutti gli altri. Poi ebbe un figlio, e questo bambino iniziò a sentirsi male ogni volta che lui faceva i trattamenti in vigna. A nulla valeva tenere il bambino in casa con porte e finestre sprangate durante quei giorni: l’allergia continuava a colpirlo duramente. Iniziò così la conversione del produttore al biologico e poi al biodinamico: suo figlio non riusciva a respirare, e lui è diventato un benefattore del pianeta.
In generale, chi come me si occupa di cultura della gastronomia, e dunque dell’ambiente, tende a pensare che i comcompletamente portamenti perfettamente consapevoli abbiano più valore. Ma tanti anni in un’associazione come Slow Food, diffusa in tanti territori diversi, e dunque
il bisogno di adattatasi a tante situazioni differenti, mi hanno fatto molto riflettere.
Alcuni dei nostri dirigenti territoriali, per esempio, hanno scelto di comunicare le questioni ambientali partendo dal tema della salute. Fa sorridere, perché Slow Food iniziò il suo percorso prendendo le distanze dalle prescrizioni mediche nelle quali il cibo diventava un elenco di componenti chimiche e di calorie rispetto al quale il paziente deresponsabilizzato doveva limitarsi a pesare e contare, invece di indagare e capire. Ma da allora sono passati quasi trent’anni e sono cambiate tante cose, e la salute ha trovato il suo posto anche e soprattutto alle tavole dei nuovi gastronomi. Consumare meno carne fa bene alla salute; se poi quella poca che si consuma si sceglie tra quella allevata nel rispetto del benessere animale e localmente — così non viaggia (inquinando) per essere distribuita — è meglio. Inoltre, se consumiamo meno carne, gli agricoltori produrranno meno mais e potranno fare la rotazione delle colture evitando i pesticidi di concia delle sementi, che tanto danno fanno alle api.
Mangiare meno carne fa bene alla salute di tutti. Ma se qualcuno intraprendesse questo virtuoso percorso pensando solo alla propria, non cambierebbe molto. E, dunque, ben venga anche un po’ di egoismo, che certo non apre la mente, ma intanto migliora la situazione di aria, acque e salute pubblica.
Il tonno rosso va evitato perché ne è rimasto poco. Ma c’è di più: è un pesce longevo, che può stare nel suo habitat per qualche decina d’anni, assorbendo parecchie sostanze nocive. Per questo si raccomanda di preferire pesci a ciclo di vita breve, che entrano nella stagione riproduttiva nel giro di qualche mese dalla nascita e concludono la loro esistenza nel giro di un anno o due, che noi li peschiamo o no. Se mangiamo questi ultimi (le acciughe, un esempio tra tutti), facciamo un favore al pianeta. Ma se fare un piacere al pianeta non è nella top ten delle nostre priorità, va bene lo stesso. Pensiamo che le acciughe, o il salmerino, non hanno il tempo di assorbire schifezze dall’acqua in cui nuotano, e mangiamoceli in serenità. Sarà la salute, allora, l’argomento che può farci scartare il tonno rosso e salvarlo dall’estinzione.
Insomma, se tenere a mente in modo costante le questioni ambientali vi sembra al di fuori della vostra portata, rilassatevi, non è un problema. E, come dicono a Napoli… pensate alla salute!


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