La Consulta dà torto a Berlusconi «Non fu legittimo impedimento»

Processo Mediaset, ricorso respinto. Ora tocca alla Cassazione

Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera Sergio Segio • 20/6/2013 • Politica & Istituzioni • 537 Viste

ROMA — Silvio Berlusconi ha truccato le carte nel processo per i diritti tv di Mediaset: quel Consiglio dei ministri del 1° marzo 2010 non giustificava la sua assenza in aula perché non era un impedimento legittimo. La Corte Costituzionale boccia dunque il ricorso del Cavaliere. E fa propria la decisione dei giudici del tribunale di Milano di non sospendere il dibattimento, condividendo in pieno la loro linea. Ma soprattutto aprendo la strada al giudizio definitivo di fronte alla Cassazione, previsto entro il prossimo novembre, sulla condanna a quattro anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici, inflitta un mese e mezzo fa per frode fiscale. Cade dunque la speranza della difesa di potersi appigliare a un cavillo nella motivazione e così arrivare alla data di prescrizione prevista tra un anno, nel luglio 2014. Altri dovranno essere i motivi da presentare per ottenere l’annullamento della sentenza.
È durissima la motivazione, riassunta in un comunicato, con cui è stata respinta l’istanza di Berlusconi. Con il relatore Sabino Cassese si è schierata la maggioranza dei giudici, mentre è ipotizzabile la contrarietà di almeno quattro componenti della Consulta indicati come vicini al centrodestra. La Corte sostiene che «la riunione del Consiglio dei ministri, già prevista in una precedente data non coincidente con un giorno di udienza dibattimentale, è stata fissata dall’imputato presidente del Consiglio in altra data coincidente con un giorno di udienza, senza fornire alcuna indicazione (diversamente da quanto fatto nello stesso processo in casi precedenti), né circa la necessaria concomitanza e la “non rinviabilità” dell’impegno, né circa una data alternativa per definire un nuovo calendario. E questo dopo che più volte il Tribunale aveva rideterminato il calendario delle udienze a seguito di richieste di rinvio per legittimo impedimento».
La Consulta si esprime in linea con quanto stabilì nel gennaio 2011 quando bisognava valutare la costituzionalità della cosidetta «legge Vietti» sul legittimo impedimento. E ribadisce come «in base al principio di leale collaborazione — e fermo rimanendo che il giudice, nel rispetto del principio della separazione dei poteri, non può invadere la sfera di competenza riservata al governo — spettava all’autorità giudiziaria stabilire che non costituisce impedimento assoluto alla partecipazione all’udienza penale del 1° marzo 2010 l’impegno dell’imputato presidente del Consiglio» e questo perché «la riunione dei ministri è stata da lui stesso convocata per il giorno che proprio lui aveva in precedenza indicato come utile per la sua partecipazione all’udienza».
Un presumibile sotterfugio quindi, secondo la Consulta, che lo svela senza lasciare alcuno spazio alla posizione dei difensori di Berlusconi Niccolò Ghedini e Pietro Longo. Loro protestano, parlano di una «decisione basata su logiche che non possono non provocare grave preoccupazione perché fuori da ogni logica giuridica, visto che i precedenti in tema di legittimo impedimento sono inequivocabili e non avrebbero mai consentito soluzione diversa dall’accoglimento del conflitto proposto dalla presidenza del Consiglio dei ministri». E allora toccherà al professor Franco Coppi, che proprio ieri mattina ha presentato il ricorso in Cassazione, provare ad evitare la condanna definitiva. «La Consulta — anticipa — ha risolto il conflitto di attribuzione, ma non i problemi legati al legittimo impedimento di un capo di governo e dunque la questione sarà certamente riproposta come motivo di nullità della sentenza. Come si può consentire a un giudice di sindacare rispetto allo spostamento di un consiglio dei ministri? E se ci fosse una ragione di Stato che non può essere resa nota, che necessita un anticipo o un rinvio? Lo ripeto, la questione rimane aperta. Noi la faremo valere».
Fiorenza Sarzanini

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