«Ribelli», Grillo si difende «Non sono un epuratore»

ROMA — «Ora la faranno finita con le purghe». Più che una speranza, quella del deputato dissidente, è un ragionamento. Perché l’espulsione di Adele Gambaro è un successo solo apparente per gli ortodossi del Movimento. Scarsa la partecipazione al voto e bassa la maggioranza dei sì. Un segnale. Per questo Beppe Grillo ha sotterrato l’ascia di guerra, telefonando a due «dissidenti», Tommaso Currò e Paola Pinna. E per questo ora i critici rialzano la testa. Chiedono la riammissione della Gambaro. E chiedono le scuse dei «pasdaran».
Il Movimento, intanto, scopre il «filibustering», ostruzionismo (legale), attuato con la Lega. E provoca la prima fiducia del governo Letta, quella sul decreto per le emergenze ambientali. Grillo, da Ragusa, parla della dissidenza: «È fisiologica, è scilipotismo dell’anima». Ma si chiama fuori: «Io epuratore? Loro sono ancora in Parlamento, il fatto non mi riguarda. Dicono che sono come Ceausescu: ma io sono contro il leaderismo». Grillo, che parla di «terza guerra mondiale senza carri armati», ammette «un piccolo calo»: «Prevedibile, abbiamo avuto troppo successo in breve tempo».
Aris Prodani è soddisfatto di quello che chiama «new deal». Adriano Zaccagnini vorrebbe di più: «Bene, il passo indietro. Ma servono le scuse di chi ha gettato fango». Il deputato ripete le parole della Pinna: «Si è ingenerato un clima da psicopolizia». E «la marcia indietro di Grillo», spiega, «è stata fatta per evitare la distruzione totale» del Movimento. Di più, aggiunge la Fucksia per paradosso, «l’espulsione è stata una vittoria». Perché, dice, ora ci si comincia a rendere conto che alzare il livello dello scontro non paga: «Io, e non solo io, ho chiesto l’immediata riammissione della Gambaro. E non mi è stato detto di no». In effetti, il capogruppo Nicola Morra, a domanda esplicita, non reagisce con chiusura: «Facciamo decantare la cosa». Un senatore realista come Campanella la vede difficile: «Farlo ora sarebbe un po’ ridicolo. Ma spero che ci si arrivi presto».
Contro la Fucksia si scaglia Patrizia Terzoni, nella messaggistica interna «WhatsApp». Francesco D’Uva aveva chiesto, scherzando, l’espulsione della Fucksia, rea di avere definito «ragazzetti» i deputati a 5 Stelle. La Terzoni lo prende sul serio e chiede al suo meet-up (sono entrambe di Fabriano) di metterla fuori. Ma chiede anche che si introduca la sanzione pecuniaria: «Diamo una multa da 500 euro alla Fucksia». «E perché non 600?», rilancia ironicamente Maurizio Romani.
Insomma, il clima resta teso. I «dissidenti» dialogano a Montecitorio. Zaccagnini ieri era atteso all’incontro di Left, ma ha disertato e si è scusato con gli organizzatori: «Mi stanno massacrando, meglio soprassedere. Non è piaciuto ad alcuni il sottotitolo “un altro governo è possibile”». Si segnala anche l’attivismo di Sonia Alfano, che avrebbe incontrato altri dissidenti. Sullo sfondo, la questione diaria. È slittato il tempo per la restituzione (che comincia oggi) ma i malumori sono molti. C’è chi, come la Fucksia, cerca una mediazione: «Facciamo un restitution day, rendendo pubblica solo la cifra complessiva. Se poi qualcuno avrà dato di meno, non è un problema».


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