Afragola, africani picchiati “Ci trattano come animali”


Afragola (Napoli). Afragola cambia pelle, passo dopo passo, mentre dalle luminarie accese di corso Garibaldi ti avvicini alla piazza del Municipio: si fa sempre più nera, a ogni isolato, in ogni corte che s’apre e in ogni basso abitato. “Uagliò, epassstapall! ”, dice un ragazzino nero al suo amichetto bianco. La versione afragolese dello spot sui biscotti Ringo, purtroppo, non rispecchia la realtà. Anzi. Sabato notte un ragazzo del Burkina Faso è stato aggredito a legnate da due coetanei: mentre scriviamo è ricoverato nel reparto di chirurgia maxillo facciale dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Suo cugino ci racconta l’aggressione: “L’hanno fermato mentre era in bici, l’hanno stretto con le spalle al muro, poi l’hanno colpito con un asse di legno, sulla testa, ma lui ha schivato il colpo e la legnata l’ha colpito in faccia”. A quanto pare – anche se non risultano altre denunce – non si tratta di un caso isolato. Fratture al volto, denti rotti, trauma fisico e psichico, per questo bracciante, che dall’Africa ha tentato la fortuna nella provincia di Napoli, la degenza in ospedale si profila lunga e dolorosa. Ieri è morto Samuel, ghanese che gestiva un internet point vicino piazza del Municipio, ma a quanto pare non s’è trattato di razzismo. Le indagini sono in corso, ma un fatto è certo: è volato giù da un terzo piano. Gli inquirenti stanno abbandonando l’ipotesi del suicidio: a lanciarlo dal balcone sarebbero stati degli italiani, tre giorni fa, ferendolo in modo mortale. Forse aveva infastidito qualcuno. E quel qualcuno s’è fatto giustizia da sé. Afragola sembra tranquilla, mentre il sole tramonta, e i bordi della fontana di piazza del Municipio ospitano italiani e immigrati, gli uni accanto agli altri, senza alcuna apparente tensione. Ma basta fare qualche domanda per capire che qui siamo arrivati al-l’umiliazione del tiro a segno: “C’è chi ci colpisce con le patate mentre torniamo a casa”, dice un uomo in un italiano stentato. “Abbiamo visto ragazzi in auto con mazze di legno. Ti fermano, e se gli rispondi, ti menano”.
STORIE di ordinaria umiliazione. E di scarse denunce: in tre anni, a parte il caso di Ibrahim, non ricordo alcuna denuncia, dice un investigatore. Va detto che se sei clandestino, però, denunciare è l’ultimo dei pensieri che può venirti in mente. E lo sfogo di Barah e del suo amico è duro: “Lavoriamo in campagna e nei cantieri, ci pagano poco e paghiamo i contributi, facciamo una vita di merda e adesso non possiamo neanche uscire la sera. Gli animali non pagano le tasse: quindi non possiamo essere degli animali. Però qui da animali ci trattano. E ora ci siamo stancati”. Due giorni fa, dopo il pestaggio del giovane Ibrahim, è stata indetta una manifestazione, qui di fronte al municipio, a cui hanno partecipato immigrati e italiani venuti anche da Napoli. Ma una manifestazione non basta. È necessaria un’inversione di rotta, in questa città, che a detta del suo stesso sindaco, Domenico Tuccillo, sta vivendo un razzismo strisciante. “Andrò a trovare Ibrahim in ospedale, per dare un segnale alla comunità degli immigrati e a quella degli afragolesi. È stato senza dubbio un episodio di razzismo: è un problema che sta crescendo di pari passo con la crisi economica che, in realtà come le nostre, già in sofferenza per la scarsa occupazione, creano disgregazione e conflittualità sociale”. Qui gli immigrati sono migliaia, da decenni, eppure “non c’è un’anagrafe che li censisca – dice il sindaco, che s’è insediato da pochi giorni – manca la conoscenza adeguata della loro condizione. Eppure, le assicuro, questo paese ha una grande tradizione di accoglienza”. C’è un forte sentimento religioso. E anche un forte attaccamento, però, alle ricchezze materiali. “Siamo in gran parte un popolo di edili e carpentieri: la crisi ci ha messo in ginocchio. C’è una gran fame di lavoro. Non credo sia un fenomeno che riguarda solo Afragola: in scala nazionale, a mio avviso, il razzismo e il conflitto stanno deflagrando per colpa della crisi”, spiega il sindaco. Sarà, ma qui gli immigrati denunciano di non voler più uscire la sera per strada, perché oramai si sentono il bersaglio di ragazzi armati di mazze. E con l’umiliazione – basti ricordare i giorni nefasti di Rosarno – il conflitto può trasformarsi in sommossa e guerriglia. Su corso Garibaldi le luminarie azzurre e rosse risplendono, tra bancarelle e negozi che chiudono, mentre gli afragolesi scendono per strada, pronti a salutare Sant’Antonio da Padova che, intorno alle dieci, sfilerà per tutta la città. Pochi giorni fa, a Napoli, è stato ucciso un ragazzo del Bangladesh. Dice Jammil Qaddora, responsabile immigrazione per Cgil Campania: “ Ad Afragola c’è stato un ferito e un morto. Se si tratta di semplice delinquenza o peggio, di camorra, bisogna alzare la guardia. Non vorrei invece che si trattasse di razzismo e, in questo caso, siamo pronti a grandi manifestazioni”.


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