I timori sulla Cina e Bernanke fanno tremare le Borse mondiali

Il virus si è propagato come da manuale seguendo la rotazione terrestre. Ritorniamo a mercoledì 19 giugno, in Europa è già sera e le Borse sono chiuse: il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, afferma che il programma di politica monetaria Usa quantitative easing , sull’acquisto dei bond, sarà bloccato probabilmente nel corso del 2014. La Terra ruota e, complici i dati negativi sull’attività industriale cinese, i mercati asiatici iniziano ad arretrare e infine a crollare mentre in Italia è notte. Poi, ieri, dopo essere passate sopra il Pacifico e l’Asia, le parole di Bernanke arrivano anche qui a Milano, Parigi, Francoforte, Londra. E il risultato è un giovedì da profondo rosso. Il Dax di Francoforte ha perso il 3,28% a 7.928,48 punti, il Cac 40 di Parigi ha ceduto il 3,66% a 3.698,93 punti, il Ftse Mib di Milano ha lasciato sul terreno il 3,09% a 15.549,23 punti. Uguale il copione in tutta Europa: Ftse 100 di Londra a 6.159,51 punti (-2,98%), Ibex di Madrid a 7.822,1 punti (-3,41%). Bruciati 230 miliardi. Non si è salvato nessuno. A Tokyo l’indice Nikkei aveva chiuso in calo dell’1,74%. Oltre il 2% di rosso anche per Shanghai e Hong Kong. Per un giorno il mondo è stato piatto.

In Italia ha fatto registrare un sussulto lo spread, sinonimo finanziario di ansia collettiva che per un attimo ci aveva lasciati in pace. La differenza di rendimento tra i Btp a dieci anni e il corrispondente titolo tedesco, benchmark dei mercati, è risalito a 289 punti base (cioè 2,9%), vicino alla soglia dei 300 punti. E comunque con una differenza di 20 punti sul giorno precedente. Il picco non veniva toccato da aprile, da quando le Borse si erano riprese. Nessun dubbio sull’origine dello tsunami. L’ondata di vendite è scaturita dalle dichiarazioni rese da Bernanke che ha detto esattamente quello che gli investitori speravano di dover sentire il più tardi possibile: posto che l’economia Usa continui a migliorare come previsto, la Banca centrale americana inizierà a ridimensionare il programma di allentamento quantitativo «QE3» a fine anno per poi interromperlo del tutto a metà del 2014. Si tratta di un brusco risveglio per i mercati, che negli ultimi mesi avevano rialzato la testa grazie soprattutto al diluvio di liquidità con la quale la Fed li aveva inondati: 85 miliardi di dollari immessi nel sistema ogni mese tramite l’acquisto di titoli di Stato e obbligazioni garantite da mutui.

Alla fine, ironia dei mercati, il cerchio si è chiuso. E anche la Borsa Usa è stata abbattuta dall’onda lunga delle parole di Bernanke: il Dow Jones ieri sera, ora italiana, stava perdendo l’1,6%, il Nasdaq l’1,5% e l’indice Standard & Poor’s 500 l’1,38%.

Resta da segnalare che le Borse negli ultimi mesi erano cresciute molto. Le iniezioni di liquidità americane già facevano gridare alla bolla. E le parole di Bernanke, alle orecchie degli investitori professionali, devono essere sembrate un’ottima scusa per portare a casa i guadagni.

Massimo Sideri


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