Il lungo confronto tra Nord e Sud che non si risolve con il bilancino

E poi ad essere considerata «intollerabile» è la concentrazione al Sud dell’esborso finanziario (500 milioni) contro la disoccupazione giovanile. «I fondi vanno solo al Sud mentre il Nord che continua a mantenere tutto il Paese viene abbandonato al suo destino» ha dichiarato il responsabile lavoro del Carroccio, Massimo Fedriga. I bene informati assicurano che dietro le rimostranze della Lega c’è anche la scelta di rinviare la decisione sugli F35, un’opzione che rischia di mettere in difficoltà i siti dell’industria aerospaziale del Nord come Varese e Cameri. In più gli uomini di Roberto Maroni sarebbero preoccupati per le voci sulla composizione del nuovo consiglio della Finmeccanica, giudicato poco nordista e quindi poco sensibile agli interessi delle aziende dislocate in alta Lombardia. Le accuse della Lega vengono rigettate dai partiti che compongono la maggioranza. Persino un deputato nordista doc come il varesino Daniele Marantelli del Pd non crede che il governo stia privilegiando programmaticamente il Sud, anche se ci tiene ad aggiungere: «Ha ragione il presidente della Confindustria Squinzi nel sostenere che se non funziona la locomotiva del Nord non ci può essere uscita dalla crisi». A difesa dell’impegno settentrionalista di Pdl e Pd si cita poi l’impegno di due ministri come Maurizio Lupi e Flavio Zanonato. Il primo si è battuto, tra le altre cose, per allargare l’ecobonus all’industria del mobile, quasi tutta al Nord, e il secondo ripete sempre che l’Imu andrà rimodulata anche per i capannoni. Infine la difesa d’ufficio del governo sottolinea come il ministro più importante, Fabrizio Saccomanni, abbia un’impostazione macro-economica e di conseguenza sia lontanissimo persino dal tematizzare nella definizione dei provvedimenti un doppio pedale che aiuti il Sud. Se dalle dichiarazioni e dalle autodifese di parte passiamo a prendere in rassegna i maggiori provvedimenti adottati finora dal governo Letta bisogna dar ragione alla Lega per quanto riguarda l’aumento delle tasse sulle imprese deciso dal più recente Consiglio dei ministri ma non si deve dimenticare che il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga è una misura nordista. E la misura sblocca-cantieri — inserita nel «decreto del fare» — è stata sì finanziata con le risorse prese in prestito dalla Tav Torino-Lione e dal Terzo Valico ligure ma si tratta di un indirizzo che non discrimina i territori. Dovrebbe infatti favorire accanto alla linea metro 1 di Napoli, alla terza linea di Roma, a opere stradali come la Ragusa-Catania e il collegamento con la Agrigento-Caltanissetta, anche infrastrutture del Nord come la Tem di Milano, la Pedemontana Veneta e la Metropolitana4 di Milano. In definitiva però se adottiamo il bilancino del farmacista non andiamo molto lontano nello sciogliere la querelle tra la Lega e il premier Letta. La verità (macroscopica) è che le risorse che si possono mettere in campo per dare ossigeno alle filiere produttive settentrionali o alla lotta contro la disoccupazione sono assai limitate e sull’altro versante invece la pressione fiscale resta terrificante e non può che svantaggiare la cosiddetta «locomotiva del Nord». Il confronto comunque è destinato ad andare avanti. Ha sorpreso nei giorni scorsi un durissimo attacco della Cisl lombarda al governatore Roberto Maroni accusato di aver sprecato in maniera «fallimentare» i primi 100 giorni del suo mandato. E in materia di politiche nordiste sarà interessante vedere come il ministro Lupi dipanerà alla fine la matassa dei troppi aeroporti delle regioni settentrionali (Letta ne ha contati ben 19). Avrà la meglio la Lega che ribadisce la centralità della Malpensa o gli interessi di campanile che hanno portato a costruire nuove piste a poche decine di chilometri l’una dall’altra?


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