Saccomanni: “Non ci sono risorse per bloccare sia l’Iva che l’Imu gettito fiscale poco incoraggiante”

ROMA — Colpo di freno di Saccomanni sull’Iva. Il ministro del Tesoro ieri, ha rotto gli indugi e, di fronte alle pressanti richieste della maggioranza, ha declinato tutte le sue perplessità sull’intervento mirato a disinnescare l’«ingorgo fiscale». L’eliminazione completa dell’Imu sulla prima casa e il blocco dell’aumento del-l’Iva costano 8 miliardi all’anno cifre, ha detto rispondendo ad una raffica di interrogazioni al Senato, e «fanno ipotizzare interventi compensativi di estrema severità che al momento non sono rinvenibili». E’ vero che l’aumento dell’Iva può provocare «effetti negativi» in questo momento ma il reperimento di coperture alternative, ha ammonito il ministro, potrebbe essere «non meno gravoso». La coperta è corta, la situazione è difficile e dunque bisogna moderare le aspettative e il ministro per lo Sviluppo Zanonato, oggetto mercoledì delle contestazioni dei commercianti, ieri è tornato sull’argomento con tono definitivo: «E’ impossibile evitare l’aumento dell’Iva». Bellicosa la replica del Pdl Brunetta: «Il rincaro sarebbe benzina sul fuoco».
Tutto ciò non significa che l’esecutivo guidato da Enrico Letta abbia rinunciato del tutto alla possibilità di un intervento parziale sull’imposta sui consumi: «Il governo ha allo studio tutte le soluzioni», ha aggiunto il ministro ed ha elencato: dallo stop all’aumento che costa subito 2 miliardi e 4 miliardi per ciascuno degli anni successivi, al rinvio di tre mesi o «per un periodo di tempo più lungo» in attesa di un «miglioramento » dei conti pubblici. Discorso appena più fiducioso sul versante Imu: per ora è stata fatta una «anestesia» mentre si prepara l’operazione», ha assicurato Saccomanni. Una «revisione », secondo il ministro, arriverà «ben prima della fine di agosto » (comprenderà anche la Tares- rifiuti) e comprenderà anche la riduzione del peso della tassa sui capannoni con la possibilità di «dedurla dal reddito d’impresa ».
La strada dunque non sembrerebbe chiusa ad interventi intermedi e del resto Saccomanni ha sottolineato che «è in corso una quantificazione delle esigenze globali» per valutare costi e compatibilità di un intervento su Iva e Imu. Tuttavia la situazione non può essere definita «incoraggiante » e il titolare dell’Economia ha speso una serie di argomenti piuttosto pesanti per descriverla. In primo luogo c’è l’esigenza del «rispetto assoluto» del target del 3 per cento (una replica anche ai rilievi della Bce), inoltre la procedura di disavanzo eccessivo sull’Italia «non è ancora conclusa» e dunque bisogna agire, ha detto Saccomanni, «con estrema cautela». Tanto più che il gettito assicurato dall’Iva (che è in calo) è stato fondamentale per la formulazione del parere dell’Europa sull’eliminazione del «cartellino rosso» all’Italia. Per rendere ancora più esplicito il quadro l’inquilino di Via Venti Settembre ha ricordato che il quadro, rispetto a qualche settimana fa, «sta peggiorando», e tornano a profilarsi nuove «tensioni sui mercati» dovute a Stati Uniti e Giappone.
L’unica strada per trovare risorse per rilanciare l’economia, ha detto Saccomanni (che ieri ha incontrato il premier Letta) passa per «la riduzione della spesa pubblica e per il disboscamento delle agevolazioni e dei sussidi», in pratica la terza fase della spending review. Anche perché per un recupero del Pil bisognerà attendere il terzo trimestre dell’anno, come effetto del decreto sblocca-pagamenti della pubblica amministrazione e ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Legnini ha annunciato per luglio si prevede una «immissione di liquidità» per 30 miliardi. Tuttavia il percorso non è finito
perché, come ha ricordato il ministro del Tesoro, oltre ai 40 miliardi stanziati, «ci sono ulteriori 20-30 miliardi» di crediti verso lo Stato da parte delle imprese.
Intanto il governo guarda, oltre che alla questione lavoro, alla riunione di domani dove dovrebbe esserci sul tavolo il decreto semplificazioni: dalle scadenze fiscali, alla sicurezza sul lavoro, agli appalti al fondo di garanzia per il credito.


Related Articles

Quel filo sottile che lega la crisi nel Corno d’Africa e il welfare italiano

  Un bombadiere in azione – Foto da PaxChristi

Le immagini della carestia che ci giungono dal Corno d’Africa, devono interrogare la nostra coscienza e costringerci a riflettere sulle cause che l’hanno prodotta. Non si tratta di una “catastrofe naturale” di un “castigo divino”, ma della responsabilità  degli uomini e delle logiche che continuano a governare le scelte dei singoli Stati e della comunità  internazionale.

La ex fa causa a Soros “Quell’attico è mio”

Adriana Ferreyr, 28 anni, ha citato il magnate ottantenne     

Eternit, sugli indennizzi Casale frena

Dopo le proteste degli abitanti e dei familiari delle vittime il Comune potrebbe rifiutare i 18 milioni proposti

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment