Boldrini: Kyenge vincerà, ora legge sulla cittadinanza
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MILANO — «Sono fiera di essere italiana». Tre mesi di contestazioni sembrano non avere scalfito il ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge. «Non provo sconforto», afferma decisa al suo arrivo (calorosamente applaudito) alla festa di Sel a Sesto San Giovanni, nel Milanese. Nemmeno per l’ultimo attacco di venerdì, alla festa del Pd di Cervia. Con quelle banane lanciate verso il palco dove stava parlando. E, poche ore prima, con quei manichini «insanguinati» lasciati da militanti di Forza nuova. «Il problema non sono io — spiega —. Io ho detto solo una cosa: ius soli . Una cosa che ha spaventato tutto il Paese. C’è poi qualcuno che manifesta disagio per la crisi e il mio compito è ascoltarlo e trovare risposte». È per questo che ripete: «Non mi vergogno di essere italiana. Soprattutto dopo la solidarietà che ho ricevuto».
Alla serata, nell’afa milanese, con lei c’è la presidente della Camera, Laura Boldrini. Si salutano, si abbracciano. Due donne, accomunate dall’impegno per i diritti. E dalle critiche, spesso feroci, degli avversari. «Le sue battaglie per i diritti, che sono anche le mie, non hanno colore politico, sono universali», premette la presidente della Camera, che rilancia: «La legge sulla cittadina si impone. La politica deve mettersi al passo con la società che è già avanti». E poi, tra gli applausi, ringrazia il ministro perché «nonostante stia diventando catalizzatore di molta rabbia che c’è nel Paese, di insulti anche da chi — purtroppo — ricopre ruoli istituzionali, non si piega all’imbarbarimento». Le ultime parole le scandisce. Quasi le urla. «Il suo modo di rispondere agli insulti — prosegue — sobrio, pacato e al tempo stesso ironico, è un segnale di speranza. La prova che c’è sempre un’alternativa all’odio e alla violenza. Cécile non perderà la sua battaglia culturale».
Una battaglia arrivata all’apice, dopo tre mesi di attacchi. Tra i più pesanti, quello di due settimane fa: il leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, che in un comizio l’aveva paragonata a un orango. Ma ieri il segretario del Carroccio, Roberto Maroni, ha bollato il lancio di banane come «un’idiozia». E nell’arco della giornata è montato un coro di solidarietà. Da ogni lato. Sui siti e i social network, dove in passato non le erano stati risparmiati gli epiteti più vari. Dai colleghi di governo («Brava — le ha detto ad esempio Graziano Delrio — le italiane e gli italiani sono con te») fino agli stessi militanti leghisti, pronti ad ospitarla, sempre a Cervia, alla loro festa locale.
A conquistare è stato anche lo «stile», l’«eleganza» con cui la Kyenge ha risposto all’ultimo attacco. Quella frase fulminea, via Twitter, con cui ha disinnescato l’insulto: «Con la gente che muore di fame e la crisi, sprecare cibo così è triste». Sono stati in molti ieri a riconoscerlo, anche nel centrodestra. Così l’ex ministro Mara Carfagna, portavoce del Pdl: «L’ironia è il grimaldello per scardinare il senso del ridicolo al quale si espongono gli stolti. Mai frase fu più azzeccata». D’accordo Nunzia Di Girolamo, ministro dell’Agricoltura, sempre via Twitter: «Ha dimostrato che di fronte ad alcuni gesti idioti e violenti a volte l’arma migliore è l’ironia». «Basta con i vergognosi insulti alla Calderoli», ha aggiunto l’ex governatore lombardo Roberto Formigoni.
Dal Pd, Khalid Chaouki, responsabile Nuovi italiani del partito, rivolge un appello a magistratura e forze dell’ordine per «una ferma risposta in tempi rapidi ai protagonisti di queste ennesime provocazioni razziste e xenofobe». Solidarietà arriva ancora dal governatore dell’Emilia Romagna, Vasco Errani, così come dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, «sbalordito» dall’accaduto, dal candidato alla segreteria pd Gianni Cuperlo e da Nichi Vendola, che aggiunge «lei e la Boldrini sono il simbolo di una nuova Italia». L’Osservatore Romano invece lancia l’allarme: «Ancora un grave episodio di intolleranza macchia la scena politica».
La Digos nel frattempo prosegue nel tentativo di identificare l’autore del lancio — che avrebbe beffato però le telecamere nascondendosi tra gli alberi —, mentre Forza nuova minaccia querele e smentisce «in maniera più assoluta» la paternità del gesto.
Pierpaolo Lio
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