Dalla spinta ai pagamenti un miliardo di gettito per bloccare i rincari fiscali

La spinta sul pagamento dei debiti arretrati dello Stato non servirebbe solo a riattivare il circuito economico, in cui potrebbero essere immessi quest’anno altri 20 miliardi di euro con il saldo delle fatture alle imprese. Da quell’operazione, secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, potrebbe scaturire quasi un miliardo di maggior gettito Iva. Giusto quello che servirebbe per lasciare l’aliquota invariata fino alla fine dell’anno.

Anche per questo governo e maggioranza sono decisi a battere fino in fondo questa strada. Consentirebbe di scansare dal tavolo il nodo dell’Iva per qualche mese, e di destinare all’abbattimento dell’Imu 2013 tutte le nuove risorse che dovessero essere individuate, per le quali è già partita un’opera di ricognizione fin qui priva di risultati.

Nel bilancio pubblico, di fondi da tagliare alla leggera e in tempi rapidi, apparentemente, non ce ne sono più. Prova ne è che la copertura degli ultimi provvedimenti legislativi varati dal governo è stata trovata ricorrendo a un aumento delle imposte. E il problema è che vacilla pure quella.

L’aumento degli acconti Ires e Irap al 101% previsti dal decreto con il quale il governo ha rinviato l’aumento dell’Iva da luglio a settembre, ha fatto storcere il naso a molti in Parlamento. Se ne è discusso anche martedì scorso nella prima riunione della cabina di regia tra il governo e la maggioranza. Si attende un emendamento del governo con una copertura alternativa, ma finora non ce n’è traccia.

Non tengono neanche le coperture del decreto legge che ha prorogato per tutto quest’anno gli incentivi sulle ristrutturazioni edilizie. Parte dei soldi dovevano arrivare, secondo i piani dell’esecutivo, da un aumento dell’Iva sui prodotti abbinati alla stampa periodica (dal 4 al 21) e sulle bevande e gli alimenti distribuiti dalle macchinette (dal 4 al 10%). Giusto ieri, il presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone, ha concesso altre 24 ore al governo per proporre ipotesi alternative, visto che quelle originarie non piacciono a nessuno.

Ci sono problemi pure sul cosiddetto «Decreto del fare», che ieri è arrivato in Aula alla Camera ed è stato subito rinviato in commissione Bilancio, una volta verificato che una quindicina di emendamenti già approvati e che comportano maggior spesa non indicavano le risorse cui attingere per essere finanziati.

Si tratta, nel complesso, di poche decine di milioni di euro che ballano. Ma sui quali governo e maggioranza si stanno letteralmente scervellando già da quindici giorni alla ricerca di una soluzione.

In compenso l’accelerazione dei pagamenti alle imprese, e dunque la spinta sul gettito dell’Iva, sembra pienamente fattibile. Raddoppiare i pagamenti alle imprese previsti nel 2013, da 20 a 40 miliardi, non avrebbe impatto diretto sul deficit. Farebbe lievitare il debito pubblico dell’1% (20 miliardi su 2 mila), e crescere il fabbisogno di 20 miliardi. La maggior spesa per gli interessi, che la Ragioneria aveva stimato in 1,5 miliardi di euro sulla prima tranche dei pagamenti, sarebbe sostanzialmente compensata dagli interessi attivi incassati sui prestiti concessi agli enti locali per il pagamento della loro quota di debiti pregressi.

Mario Sensini


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