La barriera del Forte che vieta l’ombra ai venditori immigrati

by Sergio Segio | 24 Luglio 2013 7:10

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FORTE DEI MARMI (Lucca) — Che una ventina di metri di rete metallica, «da pollaio», scherzano in Versilia, sarebbe diventata il muro della discordia (e una pugnalata politica), Umberto Buratti, sindaco democratico e votatissimo di Forte dei Marmi, non lo avrebbe mai immaginato. E dopo l’ennesima protesta per i bivacchi, soprattutto nei mezzogiorni di fuoco di fine luglio, ha dato ordine di usarla quella recinzione e chiudere un tratto delle fondamenta del Pontile, monumento della cittadina più mondana della Versilia, amato da Giacomo Puccini, Thomas Mann, Aldous Huxley, la famiglia Agnelli, Henry Moore, Luchino Visconti e tanti altri personaggi.
Un metodo, un po’ spartano ma efficace, per evitare intrusioni sotto i piloni in quella «zona d’ombra» dove ogni giorno si rifugiavano schiere di venditori ambulanti, spesso abusivi, per riposarsi dopo chilometri e chilometri sotto il sole resi insopportabili dal cilicio dei borsoni carichi di mercanzia. Poche ore di lavoro di una squadra di operai comunali, ed ecco risolto il problema: niente ombra per i «vu’ cumprà», più decoro sulla passeggiata a mare, nessun bivacco. E invece, come uno tsunami, ecco l’ondata delle polemiche, insidiosa e trasversale e in un attimo il «pontile pollaio» si trasforma in un caso nazionale. Con Diop Mbaye, presidente della Federazione africana della Toscana, coordinatore della comunità senegalese e membro della direzione livornese del Pd, indignatissimo con il sindaco Buratti, suo compagno di partito. «Il suo gesto è disumano, un’offesa alla dignità delle persone — accusa —. Ed è pura demagogia. L’ombra i venditori ambulanti la cercheranno altrove e nulla cambierà. Protesteremo per questo gesto».
E a poco serve il chiarimento del sindaco che giura di non aver firmato quell’ordinanza per togliere l’ombra ai venditori ma «solo per evitare atti di illegalità come bivacchi», prevenire «situazioni di pericolo in caso di mare mosso», e dare decoro alla spiaggia «visto che purtroppo a livello nazionale nulla è stato fatto per arginare il fenomeno dell’abusivismo commerciale». No, il pontile-proibito piace a pochi, anche tra coloro che Buratti sostengono da sempre apertamente. «Capisco che il sindaco abbia cercato di risolvere un problema che indubbiamente affligge le nostre spiagge — commenta Roberto Santini, patron del blasonato Bagno Piero — ma una rete non serve. La situazione va risolta con la legalità e interventi nazionali».
Stesso il pensiero di Adriano Panatta, l’ex campione di tennis che al Forte trascorre le estati. «È un atto che mi dispiace profondamente — commenta — perché di fatto priva persone di un rifugio all’ombra, quel piccolo sollievo di una giornata faticosissima. Anche se il problema esiste, gli accampamenti sotto il pontile ci sono, e qualcosa doveva essere fatto, ma in modo diverso».
Tutti contrari? No, Buratti può contare anche su importanti estimatori. Come Franco Giannotti, presidente della potente associazione dei proprietari dei bagni: «La rete è un elemento di sicurezza e Buratti ha fatto bene, il resto è solo demagogia». E Paolo Corchia, presidente degli albergatori: «È un’assurdità accusare il sindaco di razzismo. Quella recinzione serve a evitare bivacchi. Le regole vanno rispettate, sempre».
Resisterà la rete del Pontile alla corrosiva bufera delle polemiche? Buratti ci scommette: «Nessuno di noi vuole lasciare al sole cocente gli extracomunitari — spiega il sindaco — ma solo eliminare pericoli, situazione indecorose, far rispettare le regole e assicurare la sicurezza ai cittadini. Che vale per tutti, extracomunitari, residenti e turisti».

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