Pdl, il giorno più difficile. Tutti in visita dal leader

ROMA — «Hanno condannato il Cav e 10 milioni di italiani», è il titolo listato a lutto che compare sul sito del Giornale, il quotidiano della famiglia Berlusconi. «Sentenza vile e cazzona», scrive Giuliano Ferrara su Twitter, e le stesse espressioni aprono l’edizione online del Foglio, da lui diretto.
Queste reazioni denotano lo sbigottimento che si respira nel campo del centrodestra dopo la lettura del dispositivo con il quale la Cassazione ha confermato il verdetto di secondo grado e rimandato alla corte di appello di Milano la determinazione dell’interdizione dai pubblici uffici. E così, subito dopo la lettura del dispositivo, ministri e dirigenti del Popolo della libertà si recano a Palazzo Grazioli, residenza privata del Cavaliere, per decidere che cosa fare ed esprimere affetto e solidarietà all’ex premier. Ma ci sono anche parole molto aspre nei confronti della magistratura. Le scaglia con inusitata violenza Luca D’Alessandro. «Questo Paese era famoso per essere la culla del diritto — sostiene — oggi è diventato la tomba, gestita da una corporazione di becchini in toga che hanno consumato il delitto perfetto di eliminare dal panorama politico per via giudiziaria il leader di un intero popolo eletto democraticamente. Onore e solidarietà a Berlusconi, di certo più innocente e pulito di chi l’ha condannato ingiustamente».
Arrivano alla spicciolata. Lo sconcerto è palpabile. «È una giornata di grande dolore, per chi conosce Berlusconi è una giornata di non verità», dice l’ex ministro Gianfranco Rotondi. I capigruppo di Camera e Senato Renato Brunetta e Renato Schifani criticano il segretario del Pd Guglielmo Epifani per avere intimato al Pdl di non compiere forzature. «Epifani — dicono entrambi — porti rispetto della storia politica del Pdl, dei milioni di italiani che ci hanno votato e del suo leader Berlusconi, condannato ingiustamente a 4 anni». Aggiunge Fabrizio Cicchitto: «È un fatto di singolare ipocrisia. Se il Pd vuole arrivare ad una crisi di governo se ne assuma tutte le responsabilità». L’«amazzone azzurra» Michaela Biancofiore è pronta a lasciare lo scranno parlamentare. «Come annunciato — dice — sto andando a rimettere il mio mandato di sottosegretario nelle mani del presidente Berlusconi che per quella carica mi ha indicato all’interno del governo Letta da lui fortemente voluto». Anche Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla Pubblica amministrazione, annuncia l’intenzione di compiere lo stesso gesto: «L’amarezza è grande, proprio perché la democrazia ha subito l’ennesimo colpo. Rimetterò nelle mani di Berlusconi il mio mandato».
Per Osvaldo Napoli «la sentenza della Cassazione vorrebbe essere salomonica invece si manifesta in tutta la sua vile durezza. Nelle contorsioni della Suprema Corte appare con ancora più evidenza che nel processo d’Appello l’intento tutto politico di eliminare Silvio Berlusconi dalla scena politica e civile e non, per esempio, dal mondo degli affari e della finanza». L’ex ministro Giancarlo Galan è senza parole: «Allibito, stordito, incredulo. Ci avevo sperato. Il fatto non costituiva reato e questa sentenza non costituisce giustizia». Aggiunge Licia Ronzulli: «Il verdetto è un vile compromesso a favore di quella parte politica che ha rovinato l’Italia, perché è codardo tentare di demolire l’onore di un uomo che ha contribuito a realizzare imprese e buona politica attraverso una giustizia mendace». E Francesco Saverio Romano fa notare che «non si può immaginare che un elettorato ampio come quello moderato possa essere messo fuori gioco da una sentenza». Parole che denotano uno stato d’animo preoccupato. Ecco perché uno dei coordinatori, Sandro Bondi, commentando il fatto, si proietta oltre, cercando di prevedere (e di impedire) gli effetti politici che deriveranno: «La sentenza non dà serenità al nostro Paese che avrebbe bisogno assoluto di stabilità di governo e di riconciliazione nazionale». Bondi rivolge poi un appello alle «forze politiche più responsabili e alle istituzioni più coscienti della gravità della situazione» affinché agiscano «per non fare precipitare l’Italia in un pericoloso vicolo cieco e mantengano aperta una prospettiva di tenuta dello Stato e della democrazia». Insomma, nonostante lo sconcerto non sembra che il Pdl voglia compiere gesti eclatanti. Dice Francesco Nitto Palma, preannunciando una dichiarazione dello stesso tenore del Cavaliere: «C’è amarezza, aspettavamo un risultato diverso, ma continueremo a sostenere il governo nell’interesse del Paese».
Lorenzo Fuccaro


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