«Condannati a perdere il posto» La lista nera degli impiegati greci

BRUXELLES — Il suo nome è ancora lì, al numero 1.210 della lista pubblicata dal ministero dell’Educazione, quasi un menù della mensa o un inventario di magazzino. Solo che Kleopatra Kapsahati, Claire per chi le voleva bene, insegnante di un istituto tecnico superiore a Larissa in Grecia, è morta da 6 giorni, stroncata da un infarto. Morta, dicono tutti, proprio per aver visto l’altro giorno quell’annuncio di cacciata, il suo nome inchiodato a metà dei 2.122 nomi di altri colleghi destinati a perdere in pochi mesi lo stipendio. E morta, anche, per aver ricevuto la sera dopo quella telefonata dal ministero: «Signora, ci dispiace, la deroga non le è stata concessa». Appena letta la lista, Claire aveva infatti chiesto al ministero l’esenzione dal provvedimento di «sospensione»: un anno fa era stata operata al cuore, e sapeva che altri avevano goduto di simili deroghe per ragioni sanitarie. Aveva anche un ottimo curriculum professionale. Ma le regole, le hanno spiegato, si rispettano. Portata all’ospedale, se n’è andata in poche ore.
Sono ancora qui, però, gli altri dipendenti pubblici ai quali è stata annunciata la «mobilità»: 12.500 entro settembre, 25.000 entro Capodanno, ieri protestavano ad Atene anche nel ricordo di Claire. Dopo i 2.122 insegnanti, toccherà a 3.000 vigili urbani, poi a 1.500 infermieri, a 1.500 impiegati delle università, e così via. E le «liste della spesa» che cominciano a circolare con i loro nomi, con timbri ufficiali, affisse nelle bacheche o lette gelidamente da qualche radio locale, sembrano confermare queste persone in una nuova condizione di fantasmi, di larve. Se trovi il tuo nome nella lista, vuole dire che vieni trasferito in una sorta di limbo (definito pudicamente «sospensione»), e che hai davanti 8 mesi di precarietà: poi, se non avrai trovato un buon posto fisso, allora il tuo datore di lavoro — lo Stato — ti consegnerà alla mobilità permanente, che è come dire all’immobilità esistenziale. Ma le liste pubblicate o pubblicande, con i nomi, sono come rintocchi che anticipano l’arrivo della carrozza con i cavalli neri: e tutti intorno sanno, capiscono.
La cacciata dei 25.000 entro Capodanno non è naturalmente un capriccio del governo greco. Ma una condizione imposta dalla Ue, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca centrale europea, prima di sborsare gli ultimi miliardi di aiuti internazionali. A un Paese esausto, e che però comincia a intravedere un po’ di luce, viene comprensibilmente chiesto di stringere ancora i denti. La pubblicazione dei nomi è però un’altra cosa ancora: qualcosa in più, o addirittura «un delitto di Stato», secondo i cori scanditi nelle proteste di ieri.
Chi sembra aver trovato la chiave per spiegare tutto, è il ministro delle Riforme Constantine Mitsotakis: intervistato l’altro giorno dall’agenzia di stampa Reuters , ha spiegato che nella nuova era dei precari «la logica della mobilità e dell’uscita dal lavoro si riferirà a gente che è entrata nel settore pubblico dalla porta di dietro, non da quella di fronte».
Però Claire-Kleopatra, dicono i suoi colleghi, era entrata dalla porta di fronte, ed è uscita prima ancora che la cacciassero. Anche se il suo nome, numero 1.210, è rimasto nella lista dei «condannati», pubblicata e firmata dal ministro dell’Educazione in persona. Era ancora là ieri sera, perché nessuno si è ricordato di cancellarlo.
Luigi Offeddu


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