«Minacce» per la stabilità, lo scoop sul rapporto del Partito comunista

PECHINO. La democrazia costituzionale occidentale, i valori universali dei diritti umani, i concetti di indipendenza dei media e di società civile, il liberalismo a favore di un’eccessiva libertà di mercato, l’indipendenza del sistema giudiziario e la critica nichilista al traumatico passato del Partito: sono i pericoli che secondo il Partito Comunista rischiano di minacciare la stabilità della società cinese. L’anatema contro i valori occidentali sarebbe presente all’interno del Documento Numero 9 redatto dai vertici del Partito e avallato dal Presidente in persona, Xi Jinping. Il documento è stato rivelato al mondo e verificato dal New York Times.
Trattandosi di documenti che vengono dal Partito comunista, ovvero una delle entità più misteriose del pianeta, le motivazioni per le quali questi rapporti hanno trovato una loro diffusione sui media occidentali potrebbero essere varie. Di sicuro questa lettura cinese dei valori occidentali rispecchia un atteggiamento che il Partito comunista ha sempre tenuto e secondo molti analisti rappresenterebbe anche il vero volto di Xi Jinping, un presidente e segretario del Partito che – dato come riformatore – si porrebbe invece sulla scia dei propri predecessori per quanto riguarda i diritti umani e il controllo ideologico del Partito.
Del resto, lo stesso Xi Jinping negli ultimi tempi aveva corteggiato i nazionalisti più incalliti del Partito, i nostalgici maoisti – da non confondere con quella galassia di intellettuali socialisti che siamo stati abituati a chiamare «nuova sinistra» – attraverso l’esaltazione della leadership maoista. Xi Jinping, in questo modo, dopo la batosta arrivata ai nazionalisti cinesi con l’epurazione di Bo Xilai, sembrava aver ricompattato il Partito, riavvicinando al vertice del potere, almeno ideologicamente, chi si sentiva escluso dopo l’exploit dei liberali.
L’attenzione e la speranza che la Cina potesse virare verso riforme politiche, tuttavia, è bene ricordarlo, è stato fin da subito, o forse da sempre, un miraggio tutto occidentale: in Cina in ben pochi pensavano che l’era di Xi Jinping avrebbe potuto portare a vere e proprie riforme di tipo politico. Le speranze erano riposte in specifiche richieste: la riforma della politica del figlio unico, la revisione del sistema dei campi di lavoro, un tentativo per fare sì che la giustizia possa essere meno arbitraria. Anche perché sull’effetto negativo di alcuni valori occidentali sulla società, c’è da giurare siano d’accordo anche quei funzionari che passano per essere i liberali all’interno del Partito. In questo caso dunque il Documento Numero 9, che verrà sicuramente salutato come ennesima prova del «regime cinese», rappresenta una sorta di forzatura all’interno di note dinamiche.
La Cina è cresciuta a ritmi vertiginosi negli ultimi 30 anni, toccando vette di crescita al 14 percento e oggi è diventata la seconda potenza del mondo. Ha stracciato ogni record: dall’altezza dei grattacieli alle missioni spaziali; è il paese i cui turisti spendono di più all’estero, è un immenso mercato per i nostri prodotti. Tutto questo percorso ha visto compartecipi anche le aziende occidentali che subito dopo le riforme hanno utilizzato la Cina come un’immensa fabbrica con costi bassissimi e che ora vedono il Dragone come un mercato su cui basare la propria sopravvivenza economica.
Quando ci fu da aprire fabbriche, acquisire quote di aziende statali smembrate, con milioni di persone lasciate a casa o per strada, o sfruttare la manodopera cinese, nessuno si preoccupò di come il Partito avesse deciso di gestire la società cinese. Eppure non c’era grande differenza rispetto a oggi. La fabbrica del mondo nasce dai segni del sangue lasciato per terra dall’esercito che – armato da Deng Xiaoping – si rivolse, sterminandolo, contro il proprio popolo. E si è sviluppata grazie a un ferreo controllo ideologico e sociale da parte del Partito comunista cinese, uscito dal 1989 ancora più forte e centrale rispetto all’immediato passato.
Adesso che la Cina, inserita nell’ambito economico mondiale, deve provvedere a ristrutturare la propria economia, perché dovrebbe modificare un sistema politico che fino ad ora, dal punto di vista cinese, ha funzionato?


Related Articles

Da Katrina a Irene quando l’apocalisse colpisce l’America

L’uragano che porta beffardamente il nome della pace, Irene, fa rivivere a New York il film di una nuova eppure sempre attesa apocalisse.
È l’estate a portare puntualmente su questa città  che vive un eterno duello con il mondo e con la Terra la minaccia della catastrofe finale.

La notte di protesta a Istanbul

istanbul-scontri-

Centinaia di persone hanno manifestato contro il primo ministro turco Erdogan, che ha annunciato un rimpasto di governo e di non volersi dimettere nonostante una grande inchiesta per corruzione

Fermare chi vuol truccare i conti o l’Europa rischia di perdere i pezzi

Seppure con aspetti di farsa, la vicenda politica italiana partecipa pienamente alla tragedia europea. L’Europa sta davvero rischiando, come forse mai prima, di andare in pezzi. E la folla verde di Pontida poteva benissimo essere un raduno di greci indignados: in fin dei conti anche i leghisti si ribellavano all’austerità  imposta dall’Unione per salvare l’euro, e chiedevano meno tasse, meno tagli, meno multe.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment