Grillo all’attacco: «Urne subito, con il Porcellum»

ROMA — Alle elezioni, subito. Lo sostengono i falchi del Pdl, a partire da Daniela Santanché. E lo sostiene il Movimento 5 Stelle, a cominciare ovviamente da Beppe Grillo. Due posizioni politiche diametralmente opposte, due storie politiche che non possono essere più distanti, che però convergono nella soluzione: mandare a casa il governo, far saltare il governo e la legislatura e ricominciare dalle urne.
Qualcuno dei suoi lo aveva incautamente sussurrato, fatto intuire. Ma la mannaia di Grillo, e del blog di Casaleggio, non perdona. E cala implacabile su chi osa ventilare la possibilità che il Movimento 5 Stelle, o una parte di esso, sia pronto a sostenere un governo alternativo a quello delle larghe intese. «Il treno passa solo una volta» dice Grillo in un post intitolato «Un voto, un calcio in culo». Il leader dei 5 Stelle vede un’opportunità insperata nella situazione. Lo sfascio del sistema dei partiti è un’occasione giusta e la condanna di Berlusconi, «forse imprevista, ha fatto saltare il banco». È il momento di affondare il colpo. E di farlo con questa legge elettorale, a dispetto di tutti i lazzi e frizzi lanciati da tutti, 5 Stelle comprese, contro il vituperato «Porcellum». Qualche giorno fa il capogruppo al Senato Nicola Morra aveva annunciato che era pronto il progetto di legge elettorale dei 5 Stelle, che doveva essere depositato a settembre. Per combattere contro «la legge porcata, l’unico sistema per avere cooptati in Parlamento. E noi siamo contro i nominati».
Un colpo di spugna, un clic sul mouse e Grillo ribalta il tavolo: «C’è la possibilità di nuove elezioni, di voltare pagina dopo vent’anni di buio e di decadenza del Paese. Loro lo sanno e, improvvisamente, dopo quasi otto anni di letargo sul Porcellum hanno fretta, molta fretta di cambiarlo. Sanno che con il Porcellum il rischio che il M5S vinca le elezioni e vada al governo è altissimo. Se succedesse, il presidente del Consiglio del M5S, che dovrà essere una persona interna al Movimento, ricoprirebbe anche il ruolo di presidente Ue nel 2014. Uno scenario da evitare con ogni mezzo». È pur vero, dice Grillo, che il M5S vuole cambiare la legge elettorale, inserendo tra l’altro il voto di preferenza, il vincolo di mandato e abolendo il voto segreto, ma non ora: «Il M5S vuole fare una sola cosa, una sola, mandarli a casa. Bisogna tornare alle urne il più presto possibile. Ogni voto un calcio in culo ai parassiti e incapaci che hanno distrutto il Paese. La legge elettorale la cambierà il M5S quando sarà al governo».
Ha fretta anche la Santanchè, la più decisa nel chiedere elezioni, insieme a Grillo e ad Antonio Di Pietro: «Letta e Napolitano devono assumersi le loro responsabilità. È evidente che non possiamo stare con i carnefici di Berlusconi. Devono smetterla con l’opportunismo, vogliono il nostro leader in galera ma vogliono che il governo vada avanti». Lei non vuole, nonostante il parere contrario di molti altri nel Pdl. E in caso di nuove elezioni, il candidato premier del centrodestra sarebbe ancora lui, Berlusconi: «Non ci sono dubbi. Dobbiamo fare la battaglia per la libertà e per la democrazia. Non vogliamo la dittatura dei magistrati. Questo deve finire. Se si vota il candidato premier è uno solo: Berlusconi».
Alessandro Trocino


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Il passaggio del testimone

GRILLO/DI PIETRO
Hanno camminato lungo la stessa strada. Per molto tempo Antonio Di Pietro ha guardato Beppe Grillo dall’alto in basso, trattandolo con guardinga presunzione. Dei due capipopolo lui era il primo arrivato su piazza. Non lo ha mai sfidato. E Grillo ha trovato sempre il modo di ripagare la cortesia, salvando solo Di Pietro dal suo generale crucifige. Quando ancora l’ex comico faceva eccezioni, queste erano tutte per le feste dell’Idv, i candidati dell’Idv, i referendum dell’Idv. Poi, molto presto, Di Pietro ha dovuto trattarlo da pari a pari. «Lo sento tutti i giorni», confessò.

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