Gli abitanti di Damasco aspettano i raid «umanitari»

Mentre le nubi nere di un attacco americano si addensano sulla Siria dopo il discorso di ieri sera del Segretario di Stato John Kerry, sul terreno proseguono sempre più violenti i combattimenti tra governativi e ribelli. Ieri gli scontri più duri sono avvenuti alle porte di Damasco, a Maadamiyet al Shams, il sobborgo perlustrato qualche giorno fa dagli esperti dell’Onu perchè sarebbe stato uno dei centri bersaglio del presunto attacco con armi chimiche dello scorso 21 agosto, attribuito alle forze lealiste nella zona di Ghouta Est e che, secondo l’intelligence americana avrebbe fatto 1.429 morti , tra cui 426 bambini. Da mesi l’Esercito siriano tenta, con risultati limitati, di riprendere il controllo di Maadamiyet al Shams e di altri sobborghi della capitale. Così i bombardamenti si sono intensificati e con essi i combattimenti ma i ribelli, forti delle armi che stanno ricevendo, riescono a opporre una forte resistenza.
Gli ispettori dell’Onu ieri hanno concluso le loro indagini, hanno fatto le valigie e oggi saranno all’Aja. Un loro portavoce ha comunicato che hanno finito di raccogliere i campioni e che li trasferiranno ai laboratori competenti in Europa. I risultati non saranno noti prima di alcuni giorni. Nel frattempo, l’attacco americano e di altri Paesi alla Siria potrebbe già essere scattato come ha lasciato capire John Kerry ieri sera. Nuove immagini filmate potrebbero fornire il pretesto per accelerare l’intervento armato. Ha fatto il giro della rete un video pubblicato sul sito della Bbc che mostra gli effetti di un presuto bombardamento con ordigni incendiari su una scuola nel nord della Siria. Le immagini, girate all’interno del cortile dell’edificio, mostrano alcuni bambini con ustioni su tutto il corpo che sembrano provocate da napalm. Un bombardiere, secondo testimoni, avrebbe sganciato una bomba incendiaria contro la scuola provocando un’esplosione a bassa intensità, poi si sono alzate spesse colonne di fumo bianco. Le immagini mostrano i tentativi di soccorrere alcuni feriti che urlano per il dolore e hanno provocato lo sdegno di diverse organizzazioni umanitarie e a protezione dell’infanzia.
Gli abitanti di Damasco perciò si preparano al primo bombardamento della capitale dai tempi della Guerra del Kippur (1973). Chi può cerca di trasferirsi da parenti e amici che vivono lontano da basi militari ed edifici governativi possibili obiettivi dei raid aerei e missilistici. Gran parte delle famiglie però resta a casa. I più militanti tra coloro che sostengono il governo si offrono per presidiare gli obiettivi a rischio. Chi sta con l’opposizione, dice Omar Kaddour, uno scrittore, appoggia l’attacco americano sperando che indebolisca il regime di Assad fino a farlo cadere.
Non tutti gli oppositori però accettano i piani americani e respingono la «R2P», ossia il concetto della responsabilità di protezione dei civili che si attribuiscono gli Stati Uniti. La Commissione di Coordinamento Nazionale, ad esempio, è apertamente contro l’attacco americano che ritiene un «assalto alla Siria e la sua gente, alla sua storia e al suo futuro». Ammar Dayoub, un dissidente che vive a Damasco, ha scritto su Facebook che «L’attacco è un mero interesse americano. Sono contro le interferenze russe e iraniane e ora sono contro le interferenze americane». Per Darin Ahmad, una poetessa, «Stare con la rivoluzione significa essere contro l’America». La Coalizione Nazionale dell’opposizione al contrario preme su Washington e, da alcune fonti, avrebbe discusso con i Paesi che appoggiano la rivolta armata in Siria degli obiettivi da colpire per indebolire le forze armate governative e aiutare i ribelli armati.


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