I servizi inglesi fermano il marito del giornalista del caso Snowden

Non basta l’assedio di Julian Assange, che non può lasciare l’ambasciata ecuadoriana di Londra per non rischiare l’estradizione verso gli Stati Uniti. E neppure la caccia all’uomo internazionale (con tanto di sequestro dell’aereo del presidente boliviano Evo Morales) scatenata sempre dagli Usa per catturare l’altro gran whistleblower Edward Snowden, che ha fatto conoscere al mondo lo spionaggio massiccio a cui il servizio segreto statunitense, la Nsa, sottopone le comunicazione di tutto il pianeta.
Ora arriva direttamente la minaccia per chi «tiene famiglia». Il marito del giornalista del Guardian Glenn Greenwald, che aveva intervistato Snowden e reso pubblici i documenti che gli aveva passato, è stato trattenuto nove ore «per accertamenti» nell’aeroporto londinese di Heathrow. Secondo la legge britannica sul terrorismo del 2000, può essere fermato e interrogato per al massimo nove ore qualsiasi sospetto per «determinare se quella persona è o è stata coinvolta nel commettere, preparare o istigare atti di terrorismo». Dopodiché va o liberato o arrestato, nel caso in cui emergano elementi probatori sufficienti.
Secondo le informazioni ufficiali del governo inglese, solo il 3% dei fermati viene interrogato per più di un’ora, e solo uno su 2000 per più di sei. David Miranda, 28 anni, brasiliano, anche lui giornalista, era in transito su Londra proveniente da Berlino e diretto a Rio de Janeiro, dove convive con Greewald, ed è stato fermato alle 8 del mattino di domenica. Il brasiliano è stato rilasciato dalle autorità senza imputazioni, ma gli sono stati sequestrati tutti i dispositivi elettronici: computer, ipad, telefono, memorie usb, macchina fotografica, dvd e persino le consolle dei videogiochi. A Berlino Miranda, spiega il giornalista inglese in un adirato articolo online, aveva incontrato Laura Poitras, la regista statunitense con cui Greenwald ha collaborato nella famosa intervista a Snowden e con la quale sta preparando un documentario sulla vicenda. Greenwald parla di «intimidazione» e paragona il governo inglese alla mafia: «Persino la mafia aveva regole etiche per intimidire la famiglia di quelli da cui si sentiva minacciata», scrive, definendo «fantoccio» degli Usa il suo governo.
Avvertito dal giornalista, il Guardian ha mandato subito a Heathrow i propri avvocati e avvertito l’ambasciatore brasiliano a Londra, senza riuscire ad accelerare la liberazione del marito. Brasilia ha diffuso una nota di protesta parlando di detenzione «ingiustificata» e il ministro degli esteri Antonio Patriota ha promesso di chiamare il suo omologo inglese William Hague. Anche Amnesty International ha deplorato la vicenda, parlando di un arresto «contro la legge» e «imperdonabile». È «altamente improbabile» che Miranda «sia stato fermato per caso», dice Widney Brown, direttore della politica e del diritto internazionale dell’associazione.
Greenwald, che sarebbe in possesso di circa 20mila documenti che non sono stati ancora resi pubblici, ha promesso che la minaccia non funzionerà e che sarà «ancora più aggressivo» con la sua inchiesta.
Intanto proprio ieri il tabloid tedesco Bild ha reso noto che Al-Qaeda starebbe preparando una serie di attentati sulla rete dei treni ad Alta velocità di tutta Europa. La fonte, manco a dirlo, «intercettazioni» della Nsa.
Sempre ieri, il «G29», un gruppo di lavoro che comprende i rappresentanti delle autorità di protezione dei dati europee, ha fatto formale richiesta alla vicepresidente europea Vivianne Reading di «spiegazioni» sul programma Prism – proprio il dispositivo di spionaggio massiccio denunciato da Snowden – per valutare se la legislazione statunitense sia conforme al diritto internazionale. Assieme alla Francia, il paese più sensibile al tema spionaggio è la Germania, in campagna elettorale, dove il passato della Stasi brucia ancora nella memoria di molti.


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