La Spd prova a ripartire

BERLINO. Nel partito è già cominciato lo scaricabarile in previsione di una probabile sconfitta alle elezioni di settembre. Ma la manifestazione di Berlino è stata un successo, una prova di forza che fa ben sperare vertici e militanti «Nel momento del lancio del candidato cancelliere, la campagna elettorale deve essere pronta. È sempre stato così. Quest’anno, invece, non era pronto un bel niente». Parola di Franz Müntefering, ex segretario della Spd. Non certo una voce dal sen fuggita, ma dichiarazioni pesanti e non casuali, quelle rilasciate in un’intervista al settimanale die Zeit dal veterano dirigente socialdemocratico – già braccio destro dell’ex cancelliere Gerhard Schröder e per due anni vice della democristiana Angela Merkel nel governo di grosse Koalition .

L’obiettivo è chiaro: esonerare in anticipo dalla responsabilità di una probabile sconfitta alle elezioni del 22 settembre Peer Steinbrück, lo sfidante di Merkel. E attribuirla al duo che guida il partito: il leader Sigmar Gabriel e la segretaria organizzativa Andrea Nahles. Rei di non essere davvero impegnati nella ricerca della vittoria. Ma, soprattutto, rei di essere collocati più a sinistra negli equilibri interni del partito. È innegabile: la campagna della Spd è cominciata male. A differenza di quanto sostiene Müntefering, però, l’impressione è che il sessantaseienne Steinbrück ci abbia messo del suo. In particolare con alcune gaffe clamorose: la denuncia dello stipendio troppo basso che percepisce il capo del governo tedesco resta forse quella più memorabile. E la sua abitudine a ricevere lauti compensi per tenere discorsi sulla crisi economica di fronte a pubblici selezionati non ha giovato alla sua immagine di politico «vicino alla gente comune». Da ieri, tuttavia, qualcosa è cambiato. O almeno così spera l’intero gruppo dirigente della Spd, senza distinzioni di corrente. La grande manifestazione organizzata alle spalle della Porta di Brandeburgo, a Berlino, è stata un successo. Una prova di forza e di orgoglio di un partito ancora molto radicato nel Paese, malgrado il declino – anche da queste parti – della militanza classicamente intesa. In oltre duecentomila hanno affollato la lunga strada che attraversa il Tiergarten, l’enorme parco nel centro della capitale tedesca, visitando stand, partecipando a incontri, ascoltando concerti di gruppi indie o musicisti più mainstream (come Nena, quella dei 99 Luftballons , grande hit degli anni ’80). Una sorta di festa dell’Unità concentrata in due giorni (oggi la chiusura), con i bratwurst e la birra al posto dello gnocco fritto e del lambrusco. Il colore dominante è il rosso, nel quale orgogliosamente si identificano i militanti, fieri di una forza politica che celebra quest’anno i propri 150 anni. Nel 1863 Ferdinand Lassalle fondava il primo partito operaio (l’Associazione generale dei lavoratori tedeschi), che nel 1875 si unirà a quello di August Bebel e Wilhelm Liebknecht nella Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands (Sapd).

Il legame ancora forte con il mondo del lavoro è rappresentato dagli stand delle diverse organizzazioni sindacali riunite nella confederazione unitaria Dgb, nuovamente impegnata – dopo anni di raffreddamento nei rapporti – a dar man forte ai socialdemocratici. La Spd di oggi è certamente più a sinistra di quella di Schrö der. E il nuovo corso del partito piace a Enzo, un siciliano emigrato da bambino a Speyer, nella Renania-Palatinato, dove ha lavorato come operaio in una fabbrica chimica. Ora di anni ne ha sessantadue, è in pensione, ed è venuto a Berlino con un enorme cartello in cui si legge: «la Spd di Speyer saluta la Spd federale». Un disciplinato militante che, tuttavia, vorrebbe che i propri dirigenti abbandonassero le riserve nei confronti dei social-comunisti della Linke: «Se non ci sono numeri sufficienti per un governo solo con i Verdi, dobbiamo allearci anche con loro. Il peggiore degli scenari sarebbe la coalizione con la Cdu».

Di diverso parere è Annelie, che con il marito Rainer ha raggiunto Berlino da Paderborn, città del Nordreno-Vestfalia, regione-roccaforte dei socialdemocratici. Sessant’anni, anche lei appartiene alla base più popolare del partito, ma pensa che un’alleanza con i democristiani non sia da scartare: «Merkel è brava, peccato noi sia con noi nella Spd». Ciononostante, la politica europea seguita sin qui dalla cancelliera non la convince affatto: «Dobbiamo aiutare di più i Paesi in difficoltà, le cifre della disoccupazione giovanile in Spagna o Grecia sono davvero terribili.

Noi siamo un partito di lavoratori e dobbiamo pensare ai lavoratori dell’Europa meridionale, non alle banche. E non possiamo dimenticare che la storia impone a noi tedeschi precisi doveri di solidarietà». Il dibattito sulle possibili alleanze post-voto ritorna in molte conversazioni, perché a nessuno sfugge che molto difficilmente, stando agli attuali sondaggi, la Spd e i Verdi riusciranno ad ottenere la maggioranza assoluta. E per una nuova iscritta come Caro, insegnante quarantaduenne di Braunschweig (seconda città della Bassa Sassonia dopo il capoluogo Hannover), che rifiuta l’ipotesi di alleanza con la Linke «perché sono gli eredi della Sed, il partito-stato della Germania est», c’è qualcun altro che ritiene i tempi ormai maturi, o quasi. Come Patrick, venticinquenne membro degli Jusos (i giovani della Spd), che viene dal Meclemburg-Vorpommern, il Land orientale più povero del Paese, dove i due partiti hanno già governato insieme: «Se non è questa volta, sarà tra quattro anni». I militanti incontrati si dicono sicuri di un buon risultato della Spd, malgrado molti riconoscano la difficoltà di far arrivare il messaggio agli elettori. «Noi abbiamo certamente il programma migliore, ma chi davvero si interessa di quello che è scritto nei programmi è una minoranza», afferma sconsolata Anne, elegante impiegata pubblica di Baden Baden, nel ricco sudovest del Paese.

«Il sistema dei media ha una grande responsabilità: la politica viene banalizzata e i contenuti scompaiono quasi sempre. Certamente, se avessimo avuto come candidata Hannelore Kraft – la popolare governatrice del Nordreno-Vestfalia avremmo potuto scaldare di più i cuori della gente: la politica non è solo razionalità, ma anche emozioni». Ora è troppo tardi, il candidato c’è e si chiama Steinbrück: il turno di Hannelore Kraft, probabilmente, arriverà tra quattro anni.


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