La terra dei senza lavoro

La crisi non si ferma. A luglio la disoccupazione arriva al 12%. Sono più di 3 milioni le persone senza salario. Sempre di più sono giovani Drammatici i dati che riguardano le donne del Sud. Gli occupati diminuiti di 585 mila unità Ci scoppia sempre la testa, e ogni tre mesi ci rimisuriamo la febbre. Sempre peggio. Non resta che sbatterla contro il muro. Il termometro è l’Istat e il colonnino di mercurio non schizza oltre l’allarme rosso solo perché la statistica non è una scienza esatta e i criteri di valutazione del tasso di disoccupazione sono rigidamente fissati su standard europei che non permettono di mettere a fuoco la realtà per quello che è: ancora più drammatica di come la dipingono. Ciononostante i dati dicono che continuano a crescere i disoccupati (siamo al 12%), un tasso sicuramente sottostimato che per quanto riguarda la popolazione più giovane supera mediamente il 39%, con punte vertiginose nelle regioni del sud. Su dieci “giovani” (in media) quattro non fanno niente, e sugli altri sei ci sarebbe da discutere su cosa significa avere un lavoro degno di questo nome.
Sono cifre che stordiscono, ma le statistiche non rendono l’idea del rancore di una generazione avvilita che si sta esaurendo tirando a campare; statisticamente li chiamano «scoraggiati». C’è chi (in rete) fa la somma dei soldi che «ci costano» i nuovi senatori nominati da Napolitano per dire che si potrebbero assumere 500 persone a 1000 euro al mese (molti di coloro che risultano occupati se li sognano), e c’è chi, come Bettina2, figura come la più votata tra i commentatori della notizia Istat scrivendo sul Corriere della Sera: «Vergogna! E ancora vergogna! Sogni bruciati, speranze avvilite, illusioni e delusioni… vergogna! Una classe politica incapace e colpevole, non c’è giustizia in terra, ma la ruota gira prima o poi». Nell’attesa – e sarà senz’altro del “poi” – non restano che i numeri.
Mese di luglio. La disoccupazione si ferma al 12%, con un aumento su base annua di 1,3 punti (più di tre milioni di persone). Significa che in un anno ci sono 370 mila disoccupati in più, una città di medie dimensioni. Ancora peggio il tasso di disoccupazione giovanile: 39,5% (4,3 punti in più rispetto al 2012). Nel secondo trimestre sale al 37,3% tra i 15-24enni, con un picco del 51% tra le ragazze del sud Italia. Qui i numeri fanno impressione, con un tasso di disoccupazione che sfiora il 20% (in tre regioni è sopra al 21: Campania, Sicilia e Calabria). In Calabria, nella fascia tra i 15 e i 64 anni, lavorano meno di 4 persone su 10 (in Italia il tasso di occupazione è al 55,9%, lavorano 22 milioni 509 mila persone).
Crolla di conseguenza anche il numero complessivo degli occupati, soprattutto nel sud: nel secondo trimestre del 2013 in Italia sono diminuiti di 585 mila unità, tra cui 335 mila nel mezzogiorno. La riduzione riguarda soprattutto gli uomini (401 mila posti di lavoro in meno), un po’ meno le donne (184 mila posti di lavoro in meno). L’Istat offre anche un dato in controtendenza, è la conferma che l’Italia è un paese per vecchi: cresce il numero degli occupati con almeno 50 anni (più 214 mila). La crisi penalizza anche la manodopera straniera (4000 lavoratori in meno rispetto allo stesso periodo del 2012). Il calo di lavoro interessa tutti i settori. Industria: meno 2,4% (111 mila operai). Edilizia: meno 12,7% (230 mila edili). Terziario: meno 1% (154 mila impiegati).
Interessante anche lo sguardo alle tipologie contrattuali. Crolla in numero degli occupati a tempo pieno (meno 3,4%, pari a 644 mila persone), e tra questi la metà avevano un contratto a tempo indeterminato. Sono sempre in aumento gli occupati a tempo parziale, anche se meno che in passato (più 59 mila), ma c’è poco da rallegrarsene: si tratta infatti di persone cui è stato imposto il part time «involontario», cioè la riduzione dello stipendio. Infine, tanto per scoraggiarsi un po’, il 55,7% dei disoccupati sta cercando lavoro da almeno un anno. Quindi molti hanno già lasciato perdere.


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