Letta al Pdl: non accetto ultimatum

VIENNA — «Non accetto ricatti, né sono ammissibili ultimatum». Sono quasi le dieci di sera quando Enrico Letta riassume in questo modo l’esito dell’incontro con Angelino Alfano. Fra premier e vice il faccia a faccia è andato male, non c’è stata intesa sul metodo né sul merito della vicenda, l’argomento della decadenza del Cavaliere dalla carica di parlamentare è stato ampiamente sviscerato, in oltre due ore di colloquio a Palazzo Chigi, ma è stato quasi un dialogo fra sordi. Due posizioni pressapoco antitetiche.
È andato male a giudizio di entrambi. Ma per il presidente del Consiglio secondo un argomento diverso da quello del segretario del Pdl: «È sbagliato sovrapporre due livelli che sono differenti e tali devono restare», ha detto il premier ad Alfano. Sbagliato perché «una cosa è l’agenda del Paese, le misure che dobbiamo approvare, il piano politico dell’azione dell’esecutivo, un’altra sono gli atti interni del Senato, la giunta si dovrà esprimere in base ad un’analisi giuridica, non politica, dunque i due piani sono distinti».
Una posizione netta, priva di spiragli, che non incontra in alcun modo le valutazioni del segretario del Pdl. In sostanza Letta ha allargato le braccia: non è l’interlocutore giusto delle valutazioni del Pdl, non è quello politico il piano della vicenda, mischiare un procedimento parlamentare fondato su aspetti di diritto con la stabilità dell’esecutivo è un tentativo tanto pericoloso quanto sbagliato.
È curioso ma almeno una parte dell’incontro è andata bene, quella sui provvedimenti in arrivo: si sono fatti dei passi sia su Imu che su Iva, ci tengono a precisare a Palazzo Chigi. Questo significa che già nel consiglio dei ministri del 28 agosto, dopo mesi di dibattito, potrebbe arrivare l’ultima parola su entrambi i temi.
Una precisazione che ovviamente nello staff di Letta tengono a rimarcare, come a blindare ulteriormente l’azione dell’esecutivo, più che mai cruciale nelle prossime settimane. Che ne sarebbe delle misure che sono in arrivo, fondamentali per la ripresa, se davvero Berlusconi aprisse una crisi di governo al buio?
Il baricentro della posizione del capo del governo non si è dunque spostato. Rispetto alle parole pronunciate in Austria, nella stessa sala della Cancelleria che ospitò il Congresso di Vienna, non c’è alcuna apertura. «Penso che il nostro Paese abbia davanti grandissime opportunità, confido nella responsabilità e lungimiranza di tutti», aveva detto di mattina Letta in conferenza stampa, al termine di una visita nel corso della quale per ben cinque volte ha citato il semestre italiano di guida della Ue, nella seconda parte del 2014, come se fosse a portata di mano («un appuntamento storico e decisivo per l’Italia»).
Concetti che sono certamente riecheggiati anche in serata. Nel ribadire che non può nulla, Letta ad Alfano ha ripetuto quanto affermato a Vienna: «La mia responsabilità e lungimiranza c’è, credo che altri ce la metteranno. Sarebbe paradossale se l’Italia, che ha tenuto duro nei momenti più duri della crisi, ora che si può cogliere la ripresa e che si avvicina la terra promessa dell’uscita dalla crisi, si avvitasse in questioni di politica interna. Sarebbe sbagliato, credo che ognuno farà la sua parte, le difficoltà sono superabili».
In serata interviene anche il segretario del Pd, Guglielmo Epifani. Due giorni fa ha avuto un incontro senza divergenze con Letta. Le due posizioni appaiono collimare: «Speriamo che nessuno voglia assumersi la responsabilità del tanto peggio tanto meglio. Sarebbe davvero paradossale che dopo aver visto perdere il lavoro, le aziende chiudere, i giovani che non trovano lavoro, si aprisse una crisi al buio in queste condizioni. Le sentenze vanno fatte eseguire, nessuno ci farà cambiare idea e nessuno può tirarci per la giacchetta. Per noi la bussola sono gli interessi del Paese, che vengono prima degli interessi dei democratici e ancor prima di quelli di un’unica persona».
Marco Galluzzo


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