Letta fiducioso sulla tenuta del governo: alla fine non staccheranno la spina

ROMA — Enrico Letta si è concesso ieri un altro giorno di vacanza, tornerà al lavoro oggi, a Palazzo Chigi (è anche il suo compleanno), si ritufferà nella definizione dei prossimi provvedimenti, l’affinamento della riforma dell’Imu, i dettagli del nuovo decreto a favore delle imprese e, come nei giorni scorsi, cercherà di stare lontano dalle polemiche sulla decadenza di Berlusconi dalla carica di parlamentare.
Un’apparente tranquillità dovuta a una convinzione che il presidente del Consiglio ha esternato nelle ultime ore ad alcuni deputati del suo partito: il Cavaliere, secondo il capo del governo, non ha mai deciso sull’onda dell’emozione, la sua carriera politica è sempre stata segnata da decisioni prese in modo razionale e motivato; per questi motivi il premier ritiene che Berlusconi alla fine non staccherà la spina al governo e deciderà che l’interesse del Paese è in primo luogo la stabilità e il ripristino delle condizioni di un ritrovato sviluppo economico.
Del resto anche ieri l’ex premier ha ribadito che qualsiasi cosa farà in futuro sarà «nell’interesse del Paese». A questo proposito Letta resta convinto che al di là della ragioni personali e politiche di Berlusconi esiste un interesse generale che alla fine lo stesso Cavaliere non potrà non soppesare a fondo.
Non sono pochi gli esponenti del Pdl, del resto, anche fuori dal governo, che rimarcano come una crisi di governo non verrebbe compresa in primo luogo da una larga fetta di elettorato del centrodestra, a cominciare da quel mondo imprenditoriale che tutto ha voglia di vedere tranne che una nuova stagione elettorale e di crisi politica.
Insomma una crisi avrebbe conseguenze nefaste per l’Italia. Letta ritiene che Berlusconi per primo abbia chiaro questo dato e che non sarà indifferente nella valutazione delle scelte che d’ora innanzi farà, lui come il suo partito, al di là di quei «professionisti del conflitto», come li ha definiti a Rimini due giorni fa, che albergano anche nel Pd, oltre che nel Pdl, e che tutto sembrano fare fuorché cercare condizioni minime di stabilità politica.
La fiducia che Letta ripone sul Cavaliere si fonda in sintesi su questi argomenti. Per il resto, ha aggiunto agli esponenti del partito con cui ha scambiato delle impressioni nelle ultime ore, c’è poco da fare: non ritiene, il capo del governo, di avere spazi di manovra sulla vicenda della condanna, nè di doverli cercare; spazi che ritiene preclusi anche per il Pd, per la storia del partito innanzitutto.
Ieri l’unica nota politica veicolata da Palazzo Chigi non ha riguardato però Berlusconi, bensì il congresso del Pd. L’ipotesi di una mozione che sostiene a tempo questo governo e boccia l’attuale classe dirigente, sostenuta fra gli altri da Francesco Boccia, considerato di solito lettiano, fa ancora discutere. Ma nel dibattito in corso Letta non vuole intervenire, per questi motivi: «La necessità di interpretare con massimo equilibrio la funzione di presidente del Consiglio di questa maggioranza mi ha spinto fin dall’inizio a non entrare in vicende interne alle forze politiche. E questo a maggior ragione vale per il mio partito e per il suo congresso». Lontano dal dibattito sulla condanna al Cavaliere, come dal Pd.
Marco Galluzzo


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