Mps, indagata Jp Morgan Nuove accuse per Mussari

SIENA — Alle 17, quando magistrati e finanzieri, raccontano quest’anno e mezzo di indagine, appare chiaro che l’inchiesta sulla gestione del Monte dei Paschi di Siena è tutt’altro che conclusa. Perché si chiude il capitolo sull’acquisizione di Antonveneta che ha svuotato le casse della banca e della fondazione, ma ora si devono trovare i soldi che i manager sono riusciti a guadagnare con le loro operazioni spericolate. Lo dicono chiaro i pm Antonio Nastasi e Aldo Natalini confortati dalla presenza del procuratore Tito Salerno. E lo conferma il comandante del Nucleo Valutario, il generale Giuseppe Bottillo, che con uno dei suoi investigatori migliori, il colonnello Pietro Bianchi, da mesi è sulle tracce del denaro in Italia e all’estero.
Sono undici i provvedimenti di fine inchiesta notificati ieri dagli specialisti della Guardia di Finanza. Nell’elenco oltre all’ex presidente Giuseppe Mussari e all’ex direttore generale Antonio Vigni, ci sono manager e funzionari. Ma c’è soprattutto Jp Morgan, banca d’affari accusata di «illecito amministrativo perché non comunicava a Banca d’Italia che JP Morgan aveva ricevuto da Banca Mps una indemnity con cui la banca senese la garantiva dalle eventuali perdite o passività debitamente documentate che potevano derivare da accadimenti correlati alla sottoscrizione delle obbligazioni Fresh collegate alla emissione delle azioni oggetto dell’aumento di capitale riservato a JP Morgan, delitto commesso nell’interesse e a vantaggio di JP Morgan Securities Ltd., da persona allo stato ignota — per la quale si procede separatamente — che rivestiva al momento del fatto funzioni di rappresentanza, di amministrazione e comunque direzione della società».
È la novità più clamorosa, anche se desta uguale scalpore l’accusa di insider trading contro Mussari accusato, come si legge nel capo di imputazione, di avere «in ragione della sua qualità di Presidente di Banca Mps, essendo in possesso di informazioni privilegiate e, in particolare, di informazioni relative all’avvenuta stipula dell’accordo con Santander per l’acquisizione di Antonveneta, comunicato, al di fuori del normale esercizio della professione, dette notizie al Sindaco di Siena Maurizio Cenni e al Presidente della Provincia di Siena Fabio Ceccherini l’8 novembre 2007». Non solo. Mussari avrebbe anche trasmesso le stesse informazioni, lo stesso giorno «a Enrico Bombieri, responsabile dell’investment banking di Jp Morgan per l’Europa, Africa e medio oriente».
Aggiotaggio, ostacolo agli organi di vigilanza, falso in prospetto, false comunicazioni sociali: sono questi i reati contestati per quell’acquisizione che nel 2007 costò oltre 10 miliardi di euro nonostante appena tre mesi prima Antonveneta fosse stata comprata dagli spagnoli del Santander a un prezzo inferiore di oltre 3 miliardi. E di questo dovranno rispondere i vertici di Mps, ma anche Daniele Pirondini, Marco Morelli, Giovanni Raffaele Rizzi, Tommaso Di Tanno, Pietro Fabretti, Leonardo Pizzichi, Fabrizio Rossi, oltre alla banca Mps per gli illeciti commessi dai propri amministratori.
Adesso ci sono venti giorni per presentare eventuali memorie e poi arriverà la decisione sulle richieste di rinvio a giudizio. Marco Morelli, attraverso il suo legale Riccardo Olivo, fa sapere che «si presenterà per essere interrogato e chiarire definitivamente la propria posizione, visto che le accuse sono già state attenuate». Dura è invece la reazione di Jp Morgan che in una nota ufficiale afferma: «L’indemnity a cui si fa riferimento, che è stata efficace solo pochi giorni, non è mai stata azionata e non ha determinato alcun vantaggio per Jp Morgan o per i suoi dipendenti. Riteniamo che la società e i suoi dipendenti abbiano agito in modo del tutto corretto e appropriato. Difenderemo con forza il nostro operato».


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