Quei poster anti Merkel sciolti dalla pioggia

BERLINO — Ci mancava solo la pioggia. Doveva essere la grande campagna che lanciava l’opposizione socialdemocratica verso le elezioni di settembre: invece, gli 8.000 manifesti della Spd appena presentati — sui quali, attenzione, campeggiavano le foto dell’avversaria Merkel — e stampati su carta ultra-ecologica, si sono letteralmente sciolti sotto un po’ di pioggia caduta sulle regioni del Reno. E così l’ennesimo infortunio di Steinbrück, il «candidato cancelliere delle gaffe », è diventato quasi una metafora di un partito e di una campagna elettorale che sembra evaporare.
Quella dei manifesti doveva essere una grande mossa mediatica. Perché il soggetto, accanto a qualche icona in stile classico-Spd come studenti e operai, era appunto la Merkel. Si vede, per esempio, una cancelliera corrucciata che fruga nella borsetta. E sotto lo slogan: «La sfera privata. Territorio vergine (Neuland ) per la cancelliera?». Un gioco di parole che tira in ballo lo scandalo intercettazioni e un recente infortunio verbale di Merkel (vero e proprio tormentone nazionale) che definì Internet «Neuland», terra vergine. Oppure, c’è la cancelliera con due suoi ministri implicati negli scandali dei droni e dello spionaggio e la scritta: «Team competenza?».
Quest’uso massiccio e centrale della pubblicità negativa è una novità per la politica tedesca. «Non fa parte della nostra cultura politica, non siamo gli Usa — dice al Financial Times il politologo Karl-Rudolf Korte —. E quanto saranno efficaci queste tecniche contro una leader molto popolare?». Ma l’ossessione socialdemocratica è appunto una conferma: la cancelliera ha occupato buona parte dello spazio, e dell’immaginazione, politica tedesca. Non ha quasi più bisogno di esserci: a un mese e mezzo dal voto è in vacanza a Solda, in Val di Fassa, non senza aver fatto tappa come ogni anno — per l’occasione, un nuovo vestito celeste, dopo aver esibito un po’ di abiti rindossati — al festival wagneriano di Bayreuth.
La sua popolarità è ai massimi: il 67%, quasi doppiato Steinbrück (35%). Non solo. Ma per la prima volta dal 2009, la sua coalizione di governo con i liberali torna, secondo un sondaggio della tv Ard, ad avere la maggioranza. Aprendole così il campo, potenzialmente, a tutte le alleanze: il bis con i liberali; la riedizione della grande coalizione (che molti commentatori ritengono la più gradita a Merkel), un inedito governo con i Verdi. E la post-ideologica cancelliera, l’unica ad aver governato in Germania con partner diversi, ha speso dimostrato di non avere problemi a cambiare squadra.
C’è chi averte di non affrettare le conclusioni: sì, la Cdu di Merkel è al 40 per cento, la Spd al 25, i Verdi al 13. Ma, in Germania si governa con le coalizioni. «La gara non è affatto chiusa», ritiene sempre Korte. E se la Spd non può vincere, può almeno provare ad accorciare le distanze.
L’attacco frontale, offrendo agli elettori di sinistra un bersaglio così in vista, uno scopo quindi ce l’ha. Lo afferma apertamente la segretaria Spd, Andrea Nahles: chiamare a raccolta gli elettori, mobilitare quelli che in questi anni — come succede alla sinistra nel resto d’Europa — si sono disamorati. Una strategia che potrebbe funzionare, se lo scandalo spionaggio-Nsa, in una terra che ha avuto la Gestapo e la Stasi, dovesse intaccare la fiducia nella cancelliera.
Un’altra via per la Spd ci sarebbe. L’ha evocata ieri il leader della Linke, Gregor Gisy: allearsi oltreché con i Verdi anche con il partito dei post-comunisti della Ddr: «Devono capire — dice Gysi — che senza di noi non avranno mai la cancelleria». Però la Linke è anti-euro, anti-salvataggi, anti-Nato: ossia la sinistra da cui la Germania si è congedata a Bad Godesberg.
Meglio, pensano alla Willy-Brandt Haus, seguire la tradizione. E mentre la Merkel passeggia imperturbabile in camicia a scacchi in Val di Fassa, mentre segnali plurimi sembrano preannunciare per lei un terzo mandato e per gli altri il più noioso contesto elettorale di sempre, è bene ricordare due cose. Che la Cdu ha perso le ultime dodici elezioni regionali di fila, e che la Merkel alle urne fa sempre peggio di quanto si pensava alla vigilia. Insomma, per chi spera in un vento nuovo al Nord, meglio accantonare i sondaggi e sperare nelle statistiche, e un poco nella cabala.
Mara Gergolet


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