Riabilitato il partito di Mubarak

by Sergio Segio | 27 Agosto 2013 7:23

IL CAIRO. Non basta il rilascio di Mubarak. La riabilitazione del vecchio regime per essere completa deve passare per la riforma costituzionale. E così l’articolo che bandiva gli esponenti del Partito nazional democratico (Pnd) dalla scena politica è sparito dalla nuova bozza, ora sottoposta alla Commissione tecnica di 50 esponenti in rappresentanza di partiti, sindacati, Al-Azhar (con 3 membri), le chiese cristiane (3 seggi), polizia ed esercito, con 10 donne e altrettanti giovani.
«Secondo la Costituzione del 2012, voluta dai Fratelli musulmani, per dieci anni esponenti del Pnd non avrebbero potuto fare politica. Nella nuova bozza l’articolo non c’è, quindi gli uomini del vecchio regime, rilasciati o non condannati in via definitiva, possono di nuovo fare politica», ci spiega il costituzionalista Zaid Al-Ali, esperto dell’Istituto internazionale per la democrazia e l’assistenza elettorale (Idea). Potranno fare politica anche i corrotti Habib el-Adli, ex ministro dell’Interno, i temibili Safwat Sherif, ex presidente della Shura, e Fathi Sorour, ex presidente dell’Assemblea del popolo, il magnate dell’acciaio Ahmed Azz e centinaia di volti meno noti. «La de-baathizzazione in Iraq è costata molto al paese; i ritardi della legge contro gli uomini di Gheddafi in Libia hanno provocato la dura reazione delle milizie; l’unico esempio positivo di riconciliazione con il vecchio regime è avvenuto in Sud Africa», continua Zaid.
Sembra poi vicina l’esclusione di Libertà e giustizia, partito dei Fratelli musulmani, dalle prossime elezioni politiche. «Nel testo sospeso erano banditi i partiti che incoraggiavano alla discriminazione religiosa. Secondo la bozza in discussione si ritornerebbe al testo del 1971 per cui sono banditi i partiti basati sulla religione. Ma questo non implica l’immediata esclusione di Libertà e giustizia, che nel suo statuto non fa riferimento alla religione. Ma di sicuro dei partiti salafiti», prosegue. Sarebbe stralciato dalla nuova Costituzione invece l’articolo 219 sull’applicazione della legge islamica nell’ordinamento giuridico egiziano. «Se cancelleranno quest’articolo, come sembra, non sapremo mai che impatto la sharia avrebbe avuto sul sistema giuridico. Anche perché si trattava di un articolo estremamente vago», aggiunge Zaid. Invece, i principali interessi che saranno salvaguardati sono quelli delle toghe e dei militari. «I magistrati hanno una sorta di veto su ogni riforma del loro ordine. Se non dovessero condividere una legge sul sistema giudiziario, voluta dal Parlamento, il testo dovrebbe essere votato di nuovo con una maggioranza dei due terzi: neppure i militari hanno questa facoltà assoluta di bloccare riforme dei loro privilegi. In questo modo i magistrati non proteggono la loro indipendenza ma il sistema», denuncia il costituzinalista.
Mentre non si fanno passi avanti significativi sulle libertà di espressione. «Erano articoli vuoti nel testo precedente, per cui la legge può intervenire e stabilire cosa è lecito dire e cosa no. Nelle carte fondamentali di Kenya e Ecuador ogni eccezione è molto chiara e non arbitraria». Sembra invece che Al-Azhar potrebbe perdere alcuni dei suoi privilegi, nonostante abbia appoggiato il colpo di stato del 3 luglio scorso. «Al-Azhar non sarà più l’interprete della legge islamica né il parlamento è obbligato a consultare gli esperti di diritto islamico per legge. Questo era ambiguo anche nella passata Carta perché non era presente la terminologia canonica dell’obbligo di consultazione, stabilito per legge», spiega Zaid. Non cambia molto invece dal punto di vista della distribuzione dei poteri tra presidente e parlamento, ma nel nuovo testo si passa al mono-cameralismo, con la cancellazione della Camera alta (Shura). «Per evitare duplicazioni delle procedure legislative avrebbero potuto riformare la Shura per una maggiore rappresentatività, invece hanno deciso seplicemente di azzerarla», aggiunge.
Secondo Zaid Al-Ali, la Costituzione del 2012, come il nuovo testo, avrebbero dovuto garantire i diritti delle minoranze e degli analfabeti, continuamente messi in discussione anche da noti intellettuali. «La Costituzione deve proteggere le persone vulnerabili, uno scrittore come Aswany non ha bisogno di una Costituzione. Per questo fa male vedere come si procede alla riscrittura della nuova Carta, sembra quasi un dovere di burocrati più che un processo che coinvolga tutti. Forse l’unica eccezione da Marocco all’Egitto è la Tunisia. Speriamo di apprendere da quel modello quando il testo finale sarà sottoposto a referendum. Altrimenti le riforme costituzionali previste in Egitto hanno fin qui un carattere anti-moderno», conclude Zaid. Secondo la roadmap ora l’Assemblea dei 50 ha quattro mesi di tempo per riformare la Costituzione e sottoporla a referendum, prima delle prossime elezioni parlamentari e presidenziali.

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