Usa, lavoro e Pil battono le previsioni

NEW YORK — «La nave è uscita in mare e veleggia a buona velocità, certo alla prima tempesta rischia di dover rientrare in porto»: un’analista di Wall Street usa questa metafora con il Financial Times per raccontare gli ultimi dati sull’economia americana. Il Pil nel secondo trimestre cresce dell’1,7 ovvero molto al di sopra delle previsioni che gli accreditavano un segno più in bilico tra 0,5 e 0,9. Vanno bene le esportazioni, i consumi e l’edilizia, anche se ad incidere sulla variazione dei dati anche i diversi parametri usati con l’introduzione per la prima volta di fattori come i copyright e la ricerca.
Per Obama, impegnato proprio in questi giorni in un pressing per rinvigorire la sua agenda economica, arrivano buone notizie anche sul fronte dell’occupazione. A luglio, nel settore privato, sono stati creati 200mila posti di lavoro, anche qui una cifra migliore dei 183mila attesi. E pure giugno viene ritoccato al rialzo con 198mila contro 188mila della prima stima. Tanto che la Casa Bianca con il suo consigliere Alan Krueger commenta: «La nostra economia si sta riprendendo in maniera più veloce di quanto avessimo previsto».
Rimane però prudente la Fed, che conferma la sua politica monetaria con l’acquisto di bond a colpi di 85 miliardi al mese. Subito dopo la diffusione dei dati sul Pil e sul lavoro, molti analisti si aspettavano infatti qualche primo segnale di frenata da parte di Bernanke, che invece tiene il timone sulla rotta prevista: «L’attività economica è cresciuta in maniera modesta nel primo semestre, anche se ci sono segnali incoraggianti di ripresa nella seconda parte dell’anno». «Modesta », ovvero un leggero ribasso rispetto al “moderata” usato nel recente passato. E altra piccola, ma significativa, osservazione negativa sui mutui: «I tassi sono un po’ aumentati». L’equilibrismo della Banca centrale Usa segue quello tracciato dal suo presidente negli ultimi discorsi, tutti tesi a rassicurare le borse mondiali che non ci sarà una brusco stop nel sostegno: se e quando arriverà il momento sarà fatto in maniera graduale. Il lavoro rimane la prima preoccupazione con l’obiettivo di portare il tasso di disoccupazione sotto la soglia critica del 6% (ora è al 7,6): «La situazione mostra segnali di miglioramento ma c’è ancora molto da fare. L’occupazione ha resistito alle turbolenze fiscali, aumenti fiscali e tagli alla spesa pubblica. Ciò fa ben sperare per il prossimo anno, quando questi venti contrari sono impostati a svanire», recita il comunicato ufficiale. L’altra variabile da tenere presente è l’inflazione che sotto il 2% «presenta ancora molti rischi». Da qui la decisione della Fed di lasciare i tassi fermi tra lo 0 e lo 0,25%.
Le Borse sono caute, praticamente invariate quelle europee, Wall Street in leggero rialzo. A conferma di una reazione in perenne bilico tra ottimismo e paura: «A conti fatti sono segnali positivi che mostrano un’economia più sana di quanto credevamo», dice al Wall Street Journal un’analista di Bank of America Merrill Lynch, che poi subito aggiunge: «Ma la crescita ha subito un rallentamento negli ultimi trimestri, riflettendo la stretta fiscale a
Washington».


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