Alfano: non ci sarà un passo indietro

ROMA — Va nella tana dei falchi, al convegno del «Giornale» a Sanremo, per dire che tutto il Pdl «sarà un monolite» a difesa di Berlusconi. Per avvertire il Pd, che «ci considera avversari, e la cosa è reciproca», che liberarsi del Cavaliere non sarà così facile come invece facile potrebbe essere bocciarlo in Giunta «alzando, come se fosse un campionato del mondo, una macabra coppa». No, secondo un agguerritissimo Angelino Alfano, Berlusconi «non si farà zittire», che in democrazia «non è possibile farlo», non scomparirà, e — soprattutto — non si dimetterà prima del voto della Giunta: «Non credo che voglia farlo, e comunque noi non glielo chiediamo, tutt’altro. Non c’è motivo perché debba farlo, ma al contrario è bene che affermi le sue ragioni nei luoghi istituzionali».
Se è un invito a parlare magari in Giunta, o in Aula, lo si capirà nelle prossime ore dalle decisioni di Berlusconi. Ma una cosa è certa. Il segretario del Pdl mette da parte il suo ruolo istituzionale da vice premier delle larghe intese, evita ogni cautela e promette al Pd che Berlusconi «comunque andranno a finire le cose», non verrà «abbattuto per via giudiziaria» e si farà sentire: «Se lo troveranno ancora davanti, ne stiano certi».
L’impressione è che si sia al bivio tra l’ultima minaccia e la preparazione della rottura — tanto che Alfano evoca anche sondaggi favorevolissimi per Berlusconi e annuncia per l’ennesima volta che a breve sarà lanciata la nuova Forza Italia — ma è chiaro che ogni decisione resta nelle mani del Cavaliere. E quella definitiva, a quanto pare, non è stata ancora presa.
E però, in un clima così teso, così drammatico, un dato emerge chiarissimo e scavalca ogni altro: nessuno ad oggi, nel Pdl, può nemmeno permettersi di immaginare come e quando e con chi costruire il centrodestra di domani, quello che prima o poi dovrà fare i conti con un Berlusconi fuori dalla politica attiva. «Fino a quando lui non avrà deciso cosa fare, l’argomento è tabù. Siamo tutti fermi in attesa di capire cosa succede, come deciderà di muoversi, cosa vorrà fare da fuori», dice un big del Pdl. E un suo collega ragiona sugli scenari possibili: «Fino a quando saranno aperte le finestre elettorali d’autunno e di primavera, per il Pdl unico leader resterà solo Berlusconi. Se si andasse al voto, sarebbe lui, anche solo la sua icona, a tenere assieme il partito. Se invece si arriva al 2015, si apriranno altri giochi, ma tutti ad oggi prematuri».
E in effetti la sensazione è che, al di là dei posizionamenti nel partito e nelle gerarchie del Pdl o della prossima Forza Italia — dove i falchi come Verdini, Santanchè, Capezzone scalano posizioni e cominciano a tenere strette le redini del partito — l’alternativa possibile al berlusconismo o comunque alla sua figura non sia stata non solo individuata, ma nemmeno immaginata. I bene informati assicurano che non sarà la figlia Marina a prendere il suo posto, che il punto di riferimento prossimo futuro resterà lui. E si capisce come ad oggi sia dunque un coro di consensi per l’ex premier, sulla scia di quanto sostiene Giuliano Ferrara: anche da fuori, il Pdl resterà in mano sua. «Berlusconi continuerà a guidarci in qualsiasi forma», assicura Renato Schifani. «Cosa c’è dopo Berlusconi? C’è Berlusconi», semplifica Maurizio Gasparri, perché «anche nell’ipotesi più nefasta, il suo ruolo politico di guida per le nostre battaglie, dalla giustizia all’economia, resterà intatto. Poi certo, la classe dirigente che si è formata in questi anni resterà, si metterà in gioco, e chi sarà il prossimo candidato premier lo si vedrà sul campo, a tempo debito».
Insomma, non c’è spazio per immaginare un futuro oltre Berlusconi. Non oggi, non ora. I confronti al centro — lo stesso Alfano ha parlato di grande vicinanza con Montezemolo — esistono ma allo stato più come intenzioni che come patti. E tutto resta sospeso, in un day by day che si trascina da mesi. Perché il centrodestra creato da Berlusconi ha ancora bisogno di Berlusconi per poterlo, prima o poi, superare.
Paola Di Caro


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