«Il Ppe è pronto ad accogliere chi lascia Forza Italia»

E qualche risposta dal Ppe arriva già. «Ho incontrato Alfano due settimane fa e mi è sembrato già allora molto preoccupato — dice Elmar Brok, presidente della commissione Affari esteri del Parlamento europeo, uno fra gli eurodeputati tedeschi più influenti, da anni consigliere di Angela Merkel — e sinceramente non vedo ragioni per non accogliere lui e i suoi colleghi nella nostra famiglia. Beninteso, ora parlo a nome mio personale, e non del partito: però tutti noi sappiamo bene quanto Alfano sia sempre stato vicino al Ppe…». La domanda porta con sé un’inevitabile controdomanda: ma allora si sta preparando l’espulsione dal Ppe del condannato Berlusconi, come qualcuno ha già chiesto alla cancelliera Merkel? Brok preferisce non commentare, ma aggiunge: «Ora conta l’interesse comune dell’Italia e della Ue, e cioè la stabilità italiana. Questo significa avere un governo stabile ed evitare nuove elezioni anticipate. La vostra è anche una questione di credibilità. Perché l’instabilità politica è la scusa migliore offerta ai mercati per favorire un loro attacco, e farne pagare poi il conto alla gente». Alle domande dei giornalisti su Berlusconi, la Cancelliera aveva risposto l’altro giorno qualcosa come «leggete lo statuto del Ppe», e in effetti il riesame di quelle pagine alla ricerca delle varie opzioni legali sarebbe già iniziato. Ognuno fa la sua partita ed entrano in gioco anche altri equilibri e interessi: non sarà comunque facile, dicono in molti, proporre un’espulsione di un Berlusconi colpito da una condanna definitiva, senza mandare all’aria la scacchiera di mezzo Europarlamento. Ma un’occasione possibile, ribattono altri, ovviamente c’è: le prossime elezioni europee, fissate per il maggio 2014, quando si rimescoleranno carte e seggi. Nell’attesa, gli ultimi sviluppi romani hanno acceso o riacceso molti fuochi. «Questo è il momento in cui i moderati e gli europeisti del centrodestra battano un colpo e facciano sentire la propria indignazione contro l’umiliante rottura imposta da Berlusconi», dice David Sassoli, presidente degli eurodeputati del Pd. Che chiede poi uno «scatto d’orgoglio» agli eurodeputati italiani nel Ppe.
La spaccatura nel Parlamento e nuove elezioni «porterebbero mesi di agitazione, indecisione e di guida incerta del Paese», afferma Hannes Svoboda, austriaco, presidente del gruppo Socialisti e democratici. «E tutto questo minaccerebbe la stabilità intermedia dell’Italia». Berlusconi, conclude il capo dei socialisti, «dovrebbe sapere che lui non può imbrogliare la gente e farle credere che tutto questo non sia una diversione dai suoi guai giudiziari personali». L’Italia e la sua stabilità sono ormai un «caso di democrazia», dice ancora Elmar Brok. E questo preoccupa perché nell’Europa che (forse) sta uscendo dalla crisi «non possiamo giocare l’uno con l’altro, ma ognuno deve adempiere al suo ruolo: cioè pagare i debiti, rispettare le regole, garantire la solidarietà».
Luigi Offeddu


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