Il Governo Usa chiude i rubinetti (più di Obama rischia l’Ultradestra)

Così, nelle stesse ore in cui il governo tirerà giù la saracinesca di molte sue attività (quelle non indispensabili per la sicurezza nazionale, la tutela dei cittadini, il funzionamento dei servizi essenziali), verrà alzata quella dei cosiddetti «exchange»: i nuovi mercati delle polizze sanitarie calmierate (e sussidiate dallo Stato nel caso dei cittadini a basso reddito) che dovrebbero poter dare l’assistenza medica a 40 milioni di americani che oggi non ce l’hanno. E’ il cuore della riforma sanitaria di Obama che è stata approvata tre anni e mezzo fa ma solo ora, il primo ottobre, va pienamente in vigore.
Un paradosso di quest’America spaccata come mai prima per la radicalizzazione della destra conservatrice che a furia di spallate è riuscita a imporre la sua linea ai repubblicani moderati e per la scelta di Obama e dei democratici di non arrendersi a quello che considerano a tutti gli effetti un ricatto.
E questo paradosso non è nemmeno l’unico: l’altro, che dà meglio l’idea di quanto devastante e potenzialmente dannoso per l’economia sia diventato il «muro contro muro» tra Obama e la destra, viene dalle note riservate redatte dagli analisti di alcune grandi istituzioni finanziarie come Goldman Sachs che considerano lo «shutdown» del governo che potrebbe scattare tra qualche ora quasi una buona notizia.
Un evento fino a qualche ora fa considerato disastroso anche da Wall Street che aveva richiamato l’«establishment» repubblicano, la sua forza politica di riferimento, al suo senso di responsabilità, adesso comincia ad essere derubricato a fatto grave ma che, in fondo, potrebbe essere il minore dei mali. Nel senso che lo «shutdown» rende meno improbabili i guai assai peggiori che si potrebbero materializzare tra un paio di settimane se i repubblicani continuassero a rifiutarsi di votare l’aumento del tetto del debito pubblico quando, il 17 ottobre, il Tesoro avrà raggiunti i limiti di legge. Impossibilitato a indebitarsi, il governo dovrà bloccare i pagamenti: sarebbe il «default» degli Stati Uniti, una cosa mai avvenuta nella storia dalle conseguenze finanziarie imprevedibili per il dollaro e i mercati internazionali.
Un compromesso dell’ultima ora sul bilancio — ragionano gli analisti — spingerebbe i radicali a spostare la loro battaglia sul tetto del debito. Mentre dopo uno «shutdown» che avrà comunque conseguenze pesanti la reazione contro gli estremisti sarà fortissima: difficilmente i repubblicani si infileranno in una battaglia ancor più devastante.
Col fiato sospeso, l’America si chiede quali saranno le conseguenze di questa semiparalisi del governo. Non gravissime — minimizzano molti repubblicani, ricordando il precedente del 1995, durante la presidenza di Bill Clinton. Come allora, verranno bloccati servizi non essenziali: parchi nazionali chiusi, molte attività della Nasa e di altre agenzie federali sospese, bloccati gli uffici che rilasciano licenze ed effettuano controlli. Allora un milione e 300 mila dipendenti pubblici restò a casa senza stipendio.
«Stavolta le conseguenze saranno peggiori perché non è stata approvata nessuna delle leggi di “appropriation” che nel 1995 consentirono di mantenere aperti buona parte dei rubinetti di spesa», avverte Karl Rove, lo stratega delle vittorie elettorali di George Bush, terrorizzato dalla prospettiva di un partito repubblicano radicalizzato che perde presa su moderati e indipendenti.
È lo scenario sul quale punta ormai Obama, esasperato dai veti della destra: un altro anno d’inferno sperando di riconquistare il controllo del Congresso alle elezioni del novembre 2014 e di tornare a governare con efficacia nel suo ultimo biennio.


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