Il salto nel buio del Welfare autorganizzato

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Che magari consiste proprio nel non pagare le bollette, il condominio, le multe, i debiti in generale. La condizione di partenza dei nuovi «portoghesi» può essere anche molto differente, ci può essere una reale impossibilità a pagare e possono aver preso piede, in maniera larga e incontrollata come racconta l’articolo di Lorenzo Salvia, comportamenti più spregiudicati. Ed è ovvio che in queste condizioni l’idea di far parte di una comunità ne esce malconcia e non pagando i debiti l’uomo dimenticato pensa (illusoriamente) di farsi giustizia da sé. Il risultato che ottiene però va in direzione opposta, si ficca in un vicolo cieco. Quando l’etica della convivenza si slabbra alla fine quelli che ne sopportano le conseguenze sono proprio i più deboli. Il principio è sempre lo stesso e può essere sintetizzato da una metafora: se l’autobus non passa il ricco può permettersi di chiamare il taxi, il povero resta a piedi. In questa situazione diventa decisiva l’azione della società di mezzo, delle reti di associazioni e del non profit che devono riuscire a fare il miracolo di riconciliare gli individui con la loro comunità di appartenenza e con i codici di comportamento che si è data. È un compito difficile ma straordinariamente necessario. Anche perché qualche ulteriore segnale negativo viene persino dal mondo del lavoro, storicamente più aggregato e solidale. Di fronte a imprese che chiudono gli stabilimenti in regioni diverse la coesione territoriale vacilla. E prevale la vecchia idea secondo la quale mors tua, vita mea.


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