Iran, Rohani accelera sul dialogo “Accordo sul nucleare in tre mesi”

NEW YORK — Il presidente iraniano conferma la svolta moderata: un accordo sul nucleare è possibile in tre mesi, sei al massimo. Hassan Rohani torna sulla grande novità di quest’assemblea generale delle Nazioni Unite, cioè il disgelo tra Teheran e l’America. Dopo la Cnn (intervista nella quale ha ammesso l’Olocausto), usa un altro grande organo d’informazione Usa, The Washington Post, per un colloquio dai toni concilianti.
Nell’intervista al giornale Rohani afferma che la soluzione del dossier nucleare può essere «il punto di partenza» per una normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti, congelate dal lontano 1979 (crisi degli ostaggi) e ulteriormente peggiorate proprio per i timori occidentali sul programma di armamento nucleare iraniano. Sempre per rassicurare Barack Obama — che gli aveva concesso un’apertura di credito definendolo «moderato» all’assemblea Onu — Rohani torna a ribadire che la sua posizione ha il pieno sostegno del vero leader nazionale, l’ayatollah Ali Khamenei. Una sottolineatura importante, in una fase in cui da Teheran arrivano segnali discordanti sulle storiche aperture che Rohani sta facendo da New York. Lo stesso Rohani ha dovuto aggiungere ai suoi messaggi di apertura sul nucleare un appello a Israele, perché aderisca al trattato di non proliferazione nucleare, alla pari dell’Iran, con l’obiettivo di creare una vasta zona «libera da armi atomiche» in tutto il Medio Oriente.
Com’è noto, al momento Israele viene considerato come l’unica potenza nucleare dell’area mediorientale, anche se non ha mai ammesso ufficialmente di avere la bomba atomica. In un altro segnale di “bilanciamento” dei messaggi lanciati all’Onu, la delegazione iraniana ha rivolto dure critiche contro l’Agenzia internazionale dell’energia atomica accusandola di essere «ingiusta». In un documento presentato come allegato alla posizione iraniana, al primo incontro che si è tenuto ieri a New York sul dossier nucleare, gli esponenti di Teheran hanno sostenuto che l’Aiea (un’agenzia
Onu) ha rivolto «accuse infondate» all’Iran. Proprio ieri, è ripreso il dialogo tra l’Iran e il gruppo 5 + 1 che include i membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania. All’ordine del giorno proprio il dossier cruciale: il programma di arricchimento dell’uranio condotto da Teheran.
La riunione col gruppo 5 + 1 è stata anche l’occasione per il primo incontro fra il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, e il segretario di Stato Usa, John Kerry. Nel giorno di apertura di quest’assemblea generale Onu, Obama nel suo discorso aveva fatto un gesto importante annunciando l’incarico affidato a Kerry di avviare un dialogo bilaterale e diretto tra gli Stati Uniti e l’Iran. Dopo numerosi incontri del tutto inconcludenti che dal 2006 si sono tenuti a Ginevra, Mosca, Istanbul, l’ultima riunione dei 5 + 1 si era svolta nell’aprile 2013, anche quella senza alcun risultato. Stavolta la novità, oltre che nelle parole del presidente Rohani, sta anche nella composizione della delegazione iraniana. A guidarla c’è per la prima volta Zarif, personaggio formatosi negli Stati Uniti, che incarna la svolta moderata di Rohani. Lo stesso Rohani peraltro era stato a sua volta membro di una delegazione per i negoziati sul nucleare, e conosce bene il dossier. «Nessuna nazione — dichiara ancora Rohani — dovrebbe possedere armi nucleari, non esistono mani buone per detenere armi cattive».
Il presidente iraniano affronta il tema del suo incontro “saltato” con Obama. Sulla possibilità di una storica stretta di mano fra i due si erano create delle attese nella prima giornata dell’assemblea Onu. Poi, secondo la versione data dalla Casa Bianca, la delegazione iraniana aveva preferito non precipitare gli eventi, forse timorosa per i segnali di dissenso da parte delle correnti più radicali a Teheran. Ma Rohani indica senza esitazioni che è sua intenzione avere quell’incontro diretto. «Le lettere fra di noi — dice il leader iraniano — vanno in quella direzione, e continueremo». Dopo anni di ostilità bilaterali, Rohani auspica che lui e Obama possano incontrarsi «per guardare al futuro» anziché ai rancori del passato. «Una volta trovata la soluzione per il problema nucleare — aggiunge — non sarà impossibile avanzare su altri terreni. Ogni cosa sarà resa più facile da quell’accordo».


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