Fondazioni, una realtà in crescita: oggi sono 4.700

MILANO – Fino a 25 anni fa, erano qualche decina. Oggi sono più di 4.700, di cui 88 di origine bancaria. “I patrimoni filantropici diventati consistenti in Italia, seppur molto concentrati”, spiega Gian Paolo Barbetta, autore del volume Le Fondazioni, edito da Il mulino. Il libro sarà presentato stasera a Torino per la seconda giornata del Quarto workshop sulle fondazioni organizzato dall’università Cattolica. Per quanto destinate a chiudere la classifica degli enti non profit italiani, diventano sempre più influenti grazie ai loro patrimoni. E gli enti cambiano anche la loro identità: da semplici immagini “non profit” di imprese, banche o filantropi, si stanno avvicinando sempre più al profilo dei “grant making”, enti il cui scopo è amministrare un bene con cui finanziare altre attività in linea con i valori della fondazione.

Le nostre fondazioni di origine bancaria sono le più ricche. E non solo in Italia. “Il vero tema è capire in che modo posso spendere bene, quali modalità operative devono seguire per essere più efficaci e come possono incidere di più anche sui grandi decisori”, aggiunge Barbetta. Non è quindi un problema dell’essere utili o no, come recita il provocatorio titolo della presentazione del libro. Semmai il nodo da sciogliere è capire come lavorare meglio. “Le fondazioni da sole non possono certo risolvere tutti i problemi del nostro welfare, ma sono soggetti privati che possono sperimentare”, continua. Le risorse non mancano, serve però una strategia. Dall’estero arrivano indicazioni interessanti: in Danimarca, la metà della capitalizzazione in borsa viene da enti che hanno fondazioni. E le fondazioni, come attori della finanza, non investono peggio dei protagonisti tradizionali. Il dato, segnalato ieri durante la prima giornata del workshop in Cattolica, segna che forse anche la finanza potrebbe avere un atteggiamento più filantropico, seguendo l’esempio delle fondazioni.

Un passo indietro al panorama italiano. Se la concentrazione nel nord Italia, in particolare in Lombardia, terra di banche, industrie e volontariato, non stupisce, lascia invece perplessi il basso numero di donne nei board delle fondazioni. In Italia come nel resto del mondo. L’assenza dai consigli di amministrazione corrisponde a una scarsa propensione delle fondazioni “a occuparsi di problemi dell’universo femminile. Il dato italiano non è dei migliori”, commenta Barbetta.

Alla presentazione del libro di Barbetta, stasera alle ore 18 a Torino, intervengono Tito Boeri, Università Bocconi e Fondazione Rodolfo De Benedetti, Guido Giubergia, Fondazione Paideia Onlus, e Sergio Chiamparino, Compagnia di San Paolo. Al dibattito sarà presente l’autore. Aprirà i lavori Gilberto Turati, Università di Torino. (lb)

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