E il premier «avverte» la maggioranza

ROMA — «Non ho fatto la rivoluzione», ma in questo Paese la rivoluzione «è la stabilità». L’unico modo nel quale «il nostro Paese si salva è attraverso la stabilità. Verifiche, correnti, rimpasti? Io direi che si perdono troppe energie dietro alle dispute, ci dobbiamo concentrare sulle cose da fare, non altro».
Lo critica Confindustria, Monti lo ritrae inginocchiato dinanzi al Pdl, i sindacati dichiarano sciopero contro la sua manovra. Enrico Letta risponde a tutti, difendendo la sua manovra economica, ma soprattutto convinto che non ci siano alternative: «In questi sei mesi al governo non ho mai pensato di gettare la spugna, le alternative non mi convincono. Avanti fino al 2015».
Il motivo non è solo politico, è anche tecnico e finanziario: «In 4 giorni di crisi di governo siamo passati da tassi al 4,8 a 4,2 e questo vale per il bilancio pubblico miliardi. Io voglio farmi garante della stabilità per evitare che ci siano terremoti come in passato e una volatilità che danneggia il paese».
A «Otto e mezzo», intervistato da Lilli Gruber, il capo del governo minimizza le fibrillazioni di maggioranza, «con Monti ci vedremo sicuramente, chiariremo, ma non credo che gli italiani siano interessati a queste polemiche». Se Scelta Civica sta deflagrando, visto forse il peso specifico, per il premier l’argomento è comunque secondario. Così come le quotidiane analisi mediatiche sugli umori del Cavaliere: ha già detto che il ventennio berlusconiano è finito, e «se l’ho detto lo penso davvero».
La verità del capo del governo è che una legge finanziaria che scontenta tutti è anche un caso classico: per qualcuno è troppo debole, per altri troppo ingiusta, polemiche differenti da fronti opposti fanno una verità meno gridata, almeno per Letta, ovvero quella delle cifre: «Abbiamo tolto due miliardi di euro di ticket sulla sanità, che erano già previsti, a differenza degli ultimi due anni riduciamo le tasse, l’anno prossimo caleranno debito e deficit e ci sarà una crescita dell’1%, grazie a questa legge e se riusciremo a lavorare».
Del resto la manovra «può migliorare, in Parlamento», di certo «non abbiamo fatto la rivoluzione, siamo stati prudenti, e lo rivendico, io sono prudente, dalla crisi si esce passo per passo, c’è quello che ci possiamo permettere oggi, tenendo il bilancio in ordine». Del resto «si chiama non per nulla legge di stabilità, è fatta per assicurarla».
Delle critiche ricevuta una brucia più delle altre, quell’ironia martellante sull’irrilevanza dello sgravio fiscale., per Letta è «una truffa mediatica, ma deciderà il Parlamento, io sarei per concentrare le risorse per chi è sotto i 40 mila euro di reddito e ha figli a carico».
Si parla tanto di nuovo centro, oggi lo stesso Letta potrebbe incontrare Monti, che si è appena dimesso dal suo partito, ma anche qui l’argomento non scalda il premier: «Un nuovo centro? Assolutamente no, io sono per il bipolarismo». Un messaggio che leggeranno anche nel Pd, anche Renzi, sul quale Letta ha qualcosa da dire: fare il segretario del Pd e il sindaco «mi sembra abbastanza impegnativo», ma conosco Renzi «come persona seria, avendo fatto il sindaco sa che cosa significa far quadrare i bilanci e che cosa è la stabilità».
Intanto in Scelta Civica continua lo scontro interno. Andrea Olivero, già coordinatore, rivela che Monti ha visto diverse volte Berlusconi in privato, negli ultimi mesi, anche per parlare di un eventuale appoggio del Pdl per succedere a Von Rompuy «e ora contesta al ministro Mauro di aver ricevuto il Cavaliere una volta al ministero». Insomma è l’ora dei veleni. Mentre il ministro Cancellieri risponde alle accuse dell’ex premier rivolte a Letta: «Questo governo non è piegato a nessuno. Solo agli interessi del Paese». Oggi si riunisce il direttivo di Sc, orfana del leader e in cerca di nuovi equilibri.
Marco Galluzzo


Related Articles

Canta a CasaPound, bufera sul console

Mario Vattani, fascio-rocker e diplomatico a Osaka. Consulente di Alemanno. Il ministro Terzi lo punisce. Nell’esibizione ha inneggiato alla Repubblica di Salò e alla bandiera nera 

Veti e tensioni tra i democratici E anche la minoranza si interroga sul governo

Orfini: si faccia qualcosa di serio su riforme e lavoro O è meglio che l’esecutivo tragga le conseguenze

La Caporetto dei democratici

Non pochi a sinistra pensano che la crisi stia avendo lo sbocco peggiore. Quel che esce dalla debolezza del Pd e dalla sorda indisponibilità  del M5s può solo destare amarezza in chi per un momento aveva intravisto uno scenario non privo di promesse. 
Il centrodestra vince nel dopo-partita quel che il popolo sovrano aveva negato nelle urne.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment