Fondo Veba, un buco di 3 miliardi può accelerare il negoziato con Fiat

TORINO — Il bilancio del trust Veba, il fondo pensioni che sta trattando con Marchionne la vendita del 41,5 per cento delle azioni Chrysler, presenta un buco di 3 miliardi di dollari per il 2012. Il calcolo è riportato dall’agenzia Bloomberg che ha visionato gli allegati al conto economico. Il deficit 2012 è migliorato rispetto ai 5 miliardi di dollari del 2011 ma almeno metà di quel miglioramento è dovuto alla scelta del fondo di far salire proprio il valore delle azioni Chrysler. Dunque il trust avrebbe bisogno di vendere le azioni al prezzo più alto per ridurre le perdite. E questo potrebbe accelerare i tempi della trattativa extragiudiziale che consentirebbe a Marchionne di entrare rapidamente in possesso del 100 per cento della casa di Detroit.
Gli assistiti dal trust sono scesi da 63 mila a 61 mila nell’ultimo anno. Il totale degli impegni verso di loro è di 13,4 miliardi mentre il valore degli attivi è di 10,3 miliardi. Ma in quest’ultimo valore è compreso l’aumento di peso del pacchetto di azioni Chrysler, che nel 2011 era stato messo a bilancio per 2,7 miliardi mentre nel 2012 è salito a 3,6 miliardi di dollari. L’incremento è dettato dal fatto che i buoni risultati del mercato americano hanno fatto salire il valore complessivo della società. Secondo Ubs, Chrysler varrebbe oggi 13,5 miliardi di dollari e dunque il 41,5 per cento in mano a Veba avrebbe un valore di 5,6 miliardi di dollari, poco più di 4 miliardi di euro. Ma a questi prezzi Marchionne ha detto di non avere intenzione di comperare: «Se quelli di Veba vogliono 5 miliardi, si comperino un biglietto della lotteria».
La trattativa sembra comunque avviata verso la conclusione. Non appena la Sec, la Consob americana, accetterà la richiesta di quotazione in Borsa, Jp Morgan, la banca incaricata da Chrysler di curare l’Ipo, potrebbe indicare nel prospetto una forchetta di valore delle azioni. E altrettanto farà a quel punto anche Deutsche Bank, l’istituto incaricato da Veba di curare i suoi interessi nella partita. All’interno di queste due forchette si aprirà probabilmente la trattativa vera e propria per trovare un valore alle azioni senza arrivare alla quotazione. Anche perché Marchionne sta facendo di tutto in queste settimane per sconsigliare agli investitori di acquistare le azioni di Veba nel caso, malaugurato per il Lingotto, in cui venissero effettivamente messe sul mercato a Wall Street. Così Veba rischierebbe di trovare in Borsa un valore dei titoli molto inferiore a quello suggerito oggi dagli analisti. E le circostanze non aiutano: l’infortunio al cambio che ha lasciato ferme sui piazzali 20 mila Jeep ritardando le consegne, rischia di avere ripercussioni economiche sui bilanci e dunque anche sul valore dei titoli.
Da questa complicata partita dipende ormai chiaramente lo stesso futuro degli ulteriori investimenti in Italia. In particolare del piano, che Marchionne continua a definire «top secret», sul futuro dell’Alfa Romeo. E difficilmente quel piano verrà svelato dalla Fiat il 24 ottobre quando gli sherpa del Lingotto parteciperanno al tavolo sull’automotive convocato dal ministro Zanonato.


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